Il congedo di Umberto Eco è coinciso con la percezione dell’irrilevanza della cultura. I social hanno dato voce a milioni di imbecilli. Ieri erano lo scemo del villaggio, oggi sdottoreggiano su Instagram e collezionano e capitalizzano follower. Uno vale uno. E Rita De Crescenzo vale Riccardo Muti. Anzi, di più. L’arte, oggi, si conta, non si pesa.
Il vero male del mondo è l’ignoranza, ci aveva detto Eco. Ma la sana e completa ignoranza, vissuta nella sua radicalità, è di per sé innocua. «Quando vivevo nella mia casa di Milano, non ne sapevo nulla di impianti elettrici ed ero completamente privo di nozioni sull’argomento. Perciò, consapevole della cosa, mi affidavo completamente al mio elettricista». Perché l’ignoranza, quella bella, quella vera, è sempre accompagnata dal timoroso rispetto dell’argomento ignorato. L’ignorante è umile.
Se Eco avesse letto due o tre manuali su come si fa un impianto elettrico, se avesse smanettato su Google, e, convinto di avere assimilato tutto il sapere si fosse messo in testa di farsi l’impianto elettrico da solo, probabilmente avrebbe dato fuoco alla sua biblioteca. La conoscenza approssimativa, cioè, è più dannosa rispetto alla totale ignoranza.
La cultura, per i semicolti più che per gli ignoranti, è un esercizio di sterile arroganza fuori dal tempo. L’epoca della post-verità non tollera ci sia un sapere che è sguardo critico sulla realtà, perché ogni sguardo è quello giusto, come ogni opinione nei social. Il luogo deputato della conoscenza sono le discussioni su Facebook, non i convegni degli specialisti. Non occorre aver studiato per dire la propria sul mondo. E gli intellettuali sono solo dei narcisisti brontoloni non al passo con la tecnologia.
Come creare valore in un deserto? Come resistere al crollo di ogni sistema e sperare di ridar forma e dignità alle macerie? Il bello degli intellettuali è che sanno far bene le domande. Ma non conoscono le risposte. La disarmonia dei significati nel rumore che la società produce lo sentono tutti, anche in assenza di orecchie allenate. Le sinfonie diventano rumore, la poesia un post. Anche chi sa suonare uno strumento non può più fare musica, perché manca l’orchestra. Diceva Heidegger che soltanto un Dio ci potrà salvare. Intanto ci si accontenta anche solo del silenzio.
Foto Auditorium Rai – Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai | MITO | CC BY 2.0







