La guerra in Ucraina prosegue nel suo drammatico logoramento, mentre sul fronte diplomatico si rincorrono aperture e chiusure che sembrano più strumenti di propaganda che veri passi verso la pace.
Come osserva lucidamente Davide Giacalone, “lo schema non è mutato: le democrazie spingono al negoziato e Putin rimanda e sgancia bombe”.
È uno schema perverso e tragicamente noto nella storia europea: l’autocrate che finge disponibilità per prendere tempo e guadagnare vantaggi, mentre sul terreno militare prosegue imperterrito nella distruzione.
Ma proprio perché vogliamo la pace – una pace giusta, duratura, non umiliante per chi è stato aggredito – dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina.
Anche con le armi, anche con la solidarietà concreta che non si limiti a parole di circostanza. È un paradosso solo apparente: armare chi si difende è l’unico modo per rendere il negoziato possibile e per evitare che esso si trasformi in una resa imposta dal terrore.
Le democrazie devono rimanere lucide. La pace non è un generico buon sentimento da brandire nei salotti. È una costruzione difficile, che parte dal riconoscimento della realtà e dal coraggio di difendere i valori fondamentali. Cedere all’aggressore nella speranza di “normalizzare” l’ordine internazionale è stato già fatto in passato. E ci è costato decenni di sangue.
Putin non vuole la pace. Vuole la vittoria. E per questo, ogni trattativa è uno strumento per ottenere con l’inganno ciò che non riesce a conquistare con la forza.
A peggiorare il quadro, c’è il ritorno sulla scena internazionale di Donald Trump: un leader che preme per una finta pace, spingendo per soluzioni che puniscono l’Ucraina pur di ingraziarsi Putin e parlare alla pancia isolazionista del suo elettorato.
Altro che equilibrio globale. Qui si rischia di chiudere gli occhi davanti a un’aggressione brutale, per meri interessi elettorali interni.
E in questo scenario, l’Europa deve trovare la forza di contare. E l’italia? Purtroppo, è assente! Altro che “rispetto internazionale”, come racconta Giorgia Meloni e la sua propaganda: dove si conta davvero, non ci sono inginocchiamenti da avanspettacolo né pacche sulle spalle a pagamento ma solo l’irrilevanza.
Come repubblicani, europeisti e difensori della libertà, non possiamo permetterci ambiguità: il negoziato è lo strumento, ma la giustizia è il fine.
E senza giustizia, non esiste pace!
Museo del Risorgimento mazziniano Genova







