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I giacobini del secondo millennio

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Dicembre 2025
in Cultura
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Il principale errore commesso nei confronti del giacobinismo è di contrapporlo al movimento della Gironda, giacobini contro girondini, non ha nessun senso storico. Alla Gironda si contrappone la Montagna, a rigori la Gironda con il suo capofila Brissot è più giacobina della Montagna a cui pure aderiscono club affiliati, come i cordiglieri. Se anche i cordiglieri seggono alla Convenzione, dopo la morte di Marat hanno la loro testa politica nella Comune con gli Hebert, Chaumette, Pache. Anche Danton era un cordigliere ma essendo al governo con la gironda dal 1792. si trova in bilico fra le parti. La situazione di Danton è subito molto complessa. Egli ha più simpatia per i girondini, cioè per i giacobini legati a Brissot e ai Roland, che per il suo club di provenienza. Probabilmente perché i giacobini sono molto più agiati economicamente rispetto ai cordiglieri e Danton ama il lusso e la ricchezza.

La divisione fra girondini e montagnardi è dunque parlamentare, fra chi si ritrova al governo della Francia e chi non ha incarichi direttivi ed è anche di origine geografica, in quanto nella Gironda ci sono principalmente eletti dei dipartimenti, magari marsigliesi, non è invece una differenza partitica. La Francia rivoluzionaria, caduto il re, ha solo più due partiti, quello repubblicano e quello nostalgico alla macchia. Eppure vi sono ancora storici, anche brillanti, come Andrew Roberts, convinti che esistessero dei “club” girondini. Madame Roland che pure si pose la questione di formare un partito in senso proprio, la rifiutò assolutamente. La girondina Roland è infatti una giacobina convinta che pretende di rappresentare la nazione, mai si abbasserebbe ad in una fazione. Tutti gli storici che per anni cercavano le differenze sociali e persino generazionali, fra girondini e montagnardi, non sono mai riusciti a trovarle. Infatti giacobini e girondini sono lo stesso partito con capi diversi. A limite si può tracciare la differenza scritta da Victor Hugo nel suo romanzo Novantatre. I girondini sarebbero coloro che giunti ai piani alti di un palazzo tolgono la scala per evitare che altri la salgano. Da notare solo che, nella Francia settecentesca, nei piani alti dei palazzi, viveva la servitù. E la servitù, non aveva diritti politici.

Nemmeno si può dire che i girondini detestassero gli eccessi della rivoluzione. I primi massacri compiuti in Francia sono quelli dei foglianti, i giacobini fuoriusciti come Bailly e Lafayette al Campo di Marte a Parigi e poi quello molto più feroce del governo girondino alla Glaciere di Avignone. Era Roland, il cornuto, responsabile del ministero degli Interni durante il massacro delle carceri di settembre. Quando i girondini attaccano alla Convenzione Robespierre, quello cascò dalle nuvole. Danton ministro della Giustizia con la Gironda, decise per il massacro e poi fu lui ad istituire il tribunale rivoluzionario proprio per sottrarre preti e aristocratici alla furia popolare. Ovvio che Condorcet, legato alla Gironda, fin dall’Assemblea costituente, esprime punti di vista molto diversi dall’ortodossia giacobina, ma Condorcet stava alla Gironda come l’abate Gregoire, stava alla Montagna, uno è un marchese, l’altro un sacerdote. Hanno sempre espresso posizioni originali rispetto al loro stesso ed unico club.

I girondini mostrano più immaginazione politica dei montagnardi. Vergniaud per primo in Francia intravede la possibilità di rovesciare la monarchia, quando Robespierre, Marat e Danton tremavano al solo pensiero. ll 10 agosto, l’assalto alle Tuileries, di cui Danton si vantava di essere protagonista, è impresa della Gironda. In compenso i girondini non posseggono la determinazione dei montagnardi. Fosse stato per la loro capacità di mobilitazione sarebbe fallita anche quella giornata, quando il re si mostrò più inetto di loro. Bonaparte che ne fu testimone, lo dice nelle memorie. Con una sola batteria sul Carrousel ed un re con gli stivali invece che in pantofole, la Gironda sarebbe stata spazzata via e la monarchia restaurata. La vera spaccatura del club giacobino avviene sul voto per la condanna al re, i principali girondini vogliono sospendere la pena, ma resiste ancora sul deferimento al tribunale di Marat. Tutti i giacobini vorrebbero sbarazzarsene, non fosse che il popolo di Parigi ama il vecchio cordigliere. L’insurrezione popolare che ne segue spacca il club definitivamente. Ci sono poi storici, lo stesso Israel, che sostiene che giacobini e girondini si dividevano sul culto di Rousseau. In verità Rousseau riteneva che una nazione di grandi dimensioni come era la Francia, dovesse essere monarchica per venire ben governata. Il fogliante Barnave, cioè uno scissionista autentico, era più rousseauiano di Robespierre ed i foglianti sono quelli infatti che volevano salvare il potere del re anche quando questo era fuggito. Madame Rolande aveva comunque un culto di Rousseau superiore a quello di chiunque in Francia e detestava lo stesso la monarchia.

Alfphonse de Lamartine nella sua Histoire de Girondines, scrive che non sono i girondini realisti, ma i realisti che entrano nella Gironda, perché dopo la caduta dei foglianti il governo andò a loro. Tutte le personalità che li componevano erano più prestigiose politicamente di quelle della Montagna, e tali sarebbero rimaste non avessero fallito miseramente sul piano militare. La Gironda mise la Francia nelle mani di Dumouriez, come i foglianti in quelle di Lafayette, al dunque dei traditori. I cordiglieri che subentrano ala guida delle armate, con Vincent e Rossignol, si mostrarono degli incapaci. I montagnardi trovano tutti i generali che portano la Francia al successo, da Hoche a Moreau, lo stesso Bonaparte a Tolone. Come vi riescono? Se il generale veniva sconfitto saliva alla ghigliottina. Il Terrore salvò la Francia rivoluzionaria, una nazione in guerra. Appena la Repubblica venne salvata, gli stessi giacobini si sbarazzarono rapidamente di loro stessi e diventarono tutti termidoriani. Robespierre venne eliminato. Temevano li avrebbe denunciati per quello che erano veramente, non degli estremisti sanguinari, lo furono tutti necessariamente, ma dei personaggi superati dai tempi. I giacobini del secondo millennio.

Domaine de Vizille, Museè de la Rèvolution française, Dept de l’Isere

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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