giovedì, 10 Settembre 2026
  • Login
  • Register
LA VOCE REPUBBLICANA
Giornale di politica e attualità fondato nel 1921 | Editore: Partito Repubblicano Italiano
  • Home
  • Attualità
    • Guerra in Ucraina
  • Cultura
    • La Biblioteca Repubblicana
  • Economia
  • L’editoriale
  • La Nota Politica
    • Il Pri informa
No Result
View All Result
  • Home
  • Attualità
    • Guerra in Ucraina
  • Cultura
    • La Biblioteca Repubblicana
  • Economia
  • L’editoriale
  • La Nota Politica
    • Il Pri informa
No Result
View All Result
LA VOCE REPUBBLICANA
No Result
View All Result


Un patto fiscale per il lavoro e la produttività

di Redazione
28 Agosto 2026
in Economia
0
Condividi su FacebookTwittaCondividi su WhatsApp

Pierre Zanin della Direzione nazionale ci ha inviato il seguente articolo

Tra qualche giorno la discussione sulla prossima legge di bilancio dello Stato entrerà nel vivo del confronto tra le forze politiche e sociali. È l’occasione per avanzare proposte concrete e, al tempo stesso, stimolare il dibattito interno in vista del Congresso su temi importanti e di stretta attualità.

Cinque linee di intervento concrete formano la proposta di un patto tra lavoro, impresa e Stato:

  • ridurre l’IRPEF sul ceto medio produttivo;
  • collegare salario, produttività, territori, detassando gli incrementi salariali da contrattazione decentrata;
  • rendere strutturale la detassazione dei premi di produttività;
  • rafforzare il welfare aziendale;
  • fare della politica fiscale una politica della produttività.

L’Italia ha un problema fiscale che non può essere affrontato soltanto discutendo di aliquote. La questione è più profonda e riguarda il rapporto tra fisco, lavoro, produttività e crescita.

Una parte molto rilevante del finanziamento del nostro sistema di welfare grava su una quota relativamente ristretta di contribuenti. Secondo l’analisi di Itinerari Previdenziali sui redditi dichiarati nel 2024 (l’ultima pubblicata), il 27,41% dei contribuenti con redditi superiori a 29.000 euro versa il 76,87% dell’IRPEF, mentre il 17,17% con redditi superiori a 35.000 euro ne versa il 63,71%.

Questo dato non va utilizzato per sostenere semplicisticamente che chi ha redditi più bassi non contribuisce alla spesa pubblica. Indica piuttosto un problema politico reale: la sostenibilità dello Stato sociale dipende dalla capacità del Paese di avere una base produttiva ampia, dinamica e in crescita. Un welfare pubblico sostenibile ha bisogno di più occupazione, più produttività, più reddito prodotto e di un numero crescente di persone che lavorano e contribuiscono al suo finanziamento.

È da questo insieme di considerazioni che nasce la proposta di un patto fiscale per il lavoro e la produttività. Non si tratta semplicemente di chiedere meno tasse, ma di cambiare, almeno in parte, la direzione della nostra politica fiscale: ridurre il prelievo sul reddito prodotto attraverso il lavoro e la crescita della produttività, e favorire la distribuzione ai lavoratori di una parte dell’incremento di valore generato dall’attività d’impresa.

1. Meno IRPEF sul ceto medio produttivo

Dal 2026 la seconda aliquota è stata ridotta strutturalmente dal 35% al 33% per lo scaglione di reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro. Per il 2027 proponiamo di estendere il 33% ai redditi fino a 60.000 euro, come già facemmo un anno fa dalle colonne de La Voce Repubblicana in occasione della discussione parlamentare sulla legge di bilancio 2026.

È un intervento rivolto al ceto medio produttivo: lavoratori qualificati, tecnici, professionisti, quadri e imprenditori, che lavorano e investono nella propria formazione, e sostengono, attraverso il proprio reddito, una parte significativa della spesa pubblica. Non sarebbe soltanto una misura redistributiva, ma un segnale politico preciso: il sistema fiscale deve tornare a considerare il lavoro e la crescita del reddito prodotto come valori da incentivare.

L’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60.000 euro comporterebbe una minore entrata IRPEF stimata tra 2,7 e 3,0 miliardi di euro l’anno (fonte: Centro Studi Unimpresa con simulazione basata su dati UPB – Ufficio Parlamentare di Bilancio). È un costo significativo ma coerente con l’obiettivo di ridurre il prelievo sul lavoro qualificato e sulla crescita professionale.

2. Collegare salario, produttività e territori

La contrattazione nazionale svolge una funzione essenziale di tutela e garanzia, ma non può essere l’unico luogo nel quale si determina la dinamica delle retribuzioni. Produttività, costo della vita, condizioni economiche e organizzazione del lavoro differiscono considerevolmente tra territori, distretti e imprese.

L’analisi dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani di Carlo Cottarelli ed Enrico Franzetti, “Le vere gabbie salariali” (ottobre 2025), ha mostrato differenze molto significative nel costo della vita: tra Milano e Napoli il divario stimato arriva al 50%, mentre tra un’area metropolitana lombarda e un piccolo comune della Basilicata supera il 70%. Questo rafforza l’esigenza di valorizzare in modo più deciso la contrattazione aziendale e territoriale, lasciando alle parti sociali il compito di collegare salari, produttività, costo della vita e condizioni economiche locali.

La contrattazione decentrata è già una realtà significativa. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, al 15 luglio 2026 risultavano attivi 15.565 contratti di produttività, riguardanti oltre 4,2 milioni di lavoratori, con un premio medio annuo di 1.815 euro; il 47% dei contratti riguardava imprese con meno di 50 dipendenti. Essa va rafforzata, sia nelle aree più dinamiche, dove l’elevato costo della vita può erodere rapidamente gli aumenti salariali, sia nei distretti nei quali esistono le condizioni per condividere una quota maggiore della crescita della produttività.

Proponiamo quindi la detassazione integrale, oggi è soltanto parziale, degli incrementi retributivi derivanti dalla contrattazione aziendale e territoriale, entro limiti e condizioni che garantiscano un effettivo collegamento con incrementi misurabili di produttività, qualità, redditività, efficienza o innovazione.

Il costo per la finanza pubblica è stato stimato tra 1,5 e 2,0 miliardi di euro l’anno (fonte: UPB – Ufficio Parlamentare di Bilancio). Il fisco, in questo modo, non si limiterebbe a prelevare una parte del reddito prodotto, ma incentiverebbe i meccanismi che consentono di produrne in misura maggiore.

3. Rendere strutturale la detassazione dei premi di produttività

La legge di bilancio 2026 ha ridotto all’1% l’imposta sostitutiva sui premi di produttività e ha portato a 5.000 euro il limite agevolabile per il biennio 2026-2027. È una scelta che condividiamo, ma che non dovrebbe essere periodicamente rimessa in discussione dalle leggi di bilancio.

Proponiamo quindi di rendere strutturale dal 2028 il regime fiscale agevolato dei premi di produttività, mantenendo il principio per cui il trattamento favorevole è subordinato a risultati misurabili e verificabili. Quando un’impresa cresce perché aumenta la propria produttività e decide di condividere una parte del risultato con chi ha contribuito a conseguirlo, il sistema fiscale deve favorire, non penalizzare, quella decisione.

La stabilizzazione dell’imposta sostitutiva all’1% avrebbe un costo che è stato stimato tra 1,0 e 1,1 miliardi di euro l’anno (fonte: Relazione tecnica legge di bilancio 2026).

4. Rafforzare il welfare aziendale

Lo stesso principio dovrebbe guidare una politica più ambiziosa di welfare aziendale. Previdenza complementare, assistenza sanitaria integrativa, sostegno alla famiglia, formazione, mobilità e servizi di conciliazione tra lavoro e vita privata possono diventare strumenti attraverso i quali una parte della ricchezza prodotta dalle imprese viene restituita ai lavoratori sotto forma di maggiore benessere individuale e familiare.

Proponiamo di rafforzare e rendere più stabile il regime fiscale favorevole al welfare aziendale, incentivando soprattutto le soluzioni definite nell’ambito della contrattazione con i lavoratori. Anche in questo caso il principio è quello della partecipazione ai risultati: la crescita dell’impresa deve tradursi anche in benefici per chi vi lavora.

5. Fare della politica fiscale una politica della produttività

Questa è la proposta che dà senso alle altre. L’obiettivo di una politica economica progressista e riformatrice, ispirata alle parole di Giuseppe Mazzini su “capitale e lavoro nelle stesse mani”, non dovrebbe essere semplicemente quello di redistribuire meglio una quantità data di ricchezza, ma di creare le condizioni perché l’economia italiana produca più valore e perché una parte crescente di quel valore venga condivisa fra coloro che contribuiscono a produrlo.

Lo Stato non deve rinunciare alla propria funzione redistributiva. Deve però riconoscere che, senza crescita della produttività, anche la redistribuzione diventa progressivamente più difficile da sostenere. Per questo la politica fiscale deve premiare il reddito aggiuntivo generato dal lavoro, dall’innovazione e dall’impresa, condizionando le agevolazioni a risultati trasparenti, misurabili e verificabili.

Un impegno credibile per la finanza pubblica

Le tre misure fiscali direttamente quantificabili richiedono risorse rilevanti: tra 2,7 e 3,0 miliardi di euro l’anno per l’estensione del 33% fino a 60.000 euro; tra 1,5 e 2,0 miliardi per la detassazione integrale degli incrementi salariali da contrattazione decentrata; tra 1,0 e 1,1 miliardi per la stabilizzazione all’1% dei premi di produttività. Considerati in modo coordinato, questi interventi comporterebbero un costo complessivo compreso tra 5,2 e 6,1 miliardi di euro l’anno.

Non è una cifra marginale e non va nascosta. Richiede la definizione di priorità chiare, l’individuazione di coperture di bilancio strutturali e un piano di realizzazione graduale e condiviso con le Parti Sociali. Ma rappresenta al tempo stesso la misura concreta dell’investimento che lo Stato sceglierebbe di compiere sul lavoro, sulla produttività e sulla partecipazione dei lavoratori ai risultati delle imprese.

La credibilità del patto dipende proprio dall’unire ambizione riformatrice, rafforzamento della coesione sociale e responsabilità di bilancio.

Un patto tra lavoro, impresa e Stato

Questa non è, dunque, una proposta di riduzione delle tasse, ma di diverso indirizzo della politica fiscale.

A una parte importante del Paese, lavoratori qualificati, tecnici, professionisti, autonomi, quadri e imprenditori, non servono, infatti, soltanto bonus o misure temporanee. Serve la certezza che l’aumento del reddito, della produttività e della responsabilità non si traduca automaticamente in un aumento del prelievo.

Per noi Repubblicani, lavoro, impresa, merito, responsabilità e crescita non sono (mai stati) valori contrapposti alla solidarietà sociale: sono le condizioni che rendono possibile una solidarietà sociale sostenibile. Il patto deve attivare un circuito virtuoso: maggiore produttività genera maggiore valore; il valore alimenta la partecipazione dei lavoratori ai risultati; un minore prelievo sul reddito aggiuntivo sostiene consumi, risparmio e investimenti; questi, a loro volta, rafforzano crescita e coesione sociale.

È questo il patto fiscale tra lavoro, impresa e Stato di cui l’Italia ha bisogno.

licenza pixabay

Tags: meritoproduttività

Redazione

Altri Articoli

La Thatcher de noi altri

Da una proroga all’altra

Pierre Zanin della Direzione nazionale ci ha inviato il seguente articolo La decisione del Governo di prorogare fino al 26...

Scelte tardive ed inutili del governo

Scelte tardive ed inutili del governo

Pierre Zanin ci ha inviato il seguente articolo a cui si replica in fondo L'approvazione alla Camera del disegno di...

Crisi energetica, responsabilità fiscale

Servono strategie non scorciatoie

Pierre Zanin della direzione nazionale ci ha inviato il seguente articolo La crisi dello Stretto di Hormuz riporta al centro...

L’importanza di essere biodiversi

L’importanza di essere biodiversi

La transizione ecologica e il recupero della biodiversità agraria non possono più essere considerati una riserva indiana per piccoli produttori...

Prossimo articolo
35 anni fa l’agguato a Libero Grassi

35 anni fa l'agguato a Libero Grassi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Consigliati

L’anno dell’Europa

L’anno dell’Europa

Gli dei non cadono

Gli dei non cadono

Articoli Popolari

  • Foto Sailko, Baron Antoine-Jean Gros | CC BY 3.0

    Il giovane Hegel e lo Spirito del mondo a cavallo

    1099 Condivisioni
    Condividi 440 Tweet 275
  • Il documento della Direzione Nazionale del Pri dell’8 agosto

    1090 Condivisioni
    Condividi 436 Tweet 273
  • Barbero, l’inutilità della filosofia e il segreto dei Templari

    1061 Condivisioni
    Condividi 424 Tweet 265
  • Il bipolarismo fasullo, intervista a Luigi Marattin

    959 Condivisioni
    Condividi 384 Tweet 240
  • Piero Angela, i complottisti e le bandiere

    885 Condivisioni
    Condividi 354 Tweet 221

LA VOCE REPUBBLICANA

Giornale di politica e attualità fondato nel 1921

Edizione online iscrizione n.136 del 02/12/2020
del Tribunale Ordinario di Roma
Direttore Responsabile: Paolo Morelli
Direttore Politico: Riccardo Bruno
Coordinamento direzione: Mauro Cascio

  • Privacy e Cookie Policy

© 2022 La Voce Repubblicana - Giornale di politica e attualità fondato nel 1921 | Partito Repubblicano Italiano

No Result
View All Result
  • Home
  • Attualità / Politica
    • Guerra in Ucraina
  • Economia
  • L’Editoriale
  • La Nota Politica
    • Il Pri informa
  • Cultura
    • La Biblioteca Repubblicana
  • Privacy e Cookie Policy

© 2022 La Voce Repubblicana - Giornale di politica e attualità fondato nel 1921 | Partito Repubblicano Italiano

Welcome Back!

Login to your account below

Forgotten Password? Sign Up

Create New Account!

Fill the forms below to register

All fields are required. Log In

Retrieve your password

Please enter your username or email address to reset your password.

Log In
Cookie Policy
Sul nostro sito web utilizziamo i cookie per offrirti l'esperienza più pertinente possibile ricordando le tue preferenze nelle successive visite. Cliccando su "Accetta tutti", acconsenti all'uso di TUTTI i cookie. Tuttavia, puoi visitare "Configurazione Cookie" per fornire un consenso controllato.
Configurazione CookieAccetta Tutto
Revisione consensi

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
CookieDurataDescrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytics
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
Others
Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
ACCETTA E SALVA