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Pubblichiamo l’intervento del segretario regionale del Pri dell’Emilia Romagna, l’amico Renato Lelli
Il Ministro Calderoli, in coerenza ai principi fondativi del suo partito, ripropone l’Autonomia differenziata su cui da tempo si discute ma sino ad oggi di fatto rimasta al palo. La proposta di legge di attuazione delle intese ha subito una forte accelerazione con il rischio che in tempi brevi si giunga ad una approvazione ed alla conseguente stipula di accordi con le Regioni interessate. Questo porterebbe a frantumare l’unità del Paese accentuando le differenze che già oggi esistono tra aree diverse del Paese, in primis in settori – come scuola e sanità – sui quali assicurare l’uguaglianza di condizioni è basilare e fondamento per i diritti di ogni cittadino.
Emeriti costituzionalisti hanno sollevato punti essenziali su cui è basato il loro totale dissenso:
– La maggiore autonomia concessa alle regioni è potenzialmente irreversibile. Modificare quanto sottoscritto nel accordo Stato – Regione richiede una nuova legge approvata a maggioranza assoluta, che la regione potrebbe rifiutare, impedendo modifica.
– Il fatto che i livelli essenziali delle prestazioni siano definiti da legge statale non garantisce diritti eguali per tutti, poiché il concetto di ”essenziale” riguarda solo una parte delle prestazioni, rimanendo dunque possibile una diversità a favore di chi ha più risorse. Né i Lep tutelano unità e coesione territoriale, come dimostra la sanità, in cui i Lea non hanno evitato il sostanziale dissolvimento del SSN.
– Manca nel Titolo V una clausola generale di supremazia della legge statale, quale invece esiste in genere negli stati federali come gli Stati Uniti o la Repubblica Federale Tedesca. È solo previsto un potere sostitutivo dello Stato nei confronti delle Regioni in caso di inadempienze gravi e quindi esercitabile a danno già fatto, e con scarsa efficacia. La prova si è avuta durante il Covid, quando è il governo ha preferito l’impugnativa davanti al giudice amministrativo per provvedimenti delle regioni non in linea con gli indirizzi adottati in sede nazionale.







