La segreteria nazionale del Pri ha espresso il sentimento di cordoglio della Direzione per la scomparsa di Antonio del Pennino. Corrado De Rinaldis Saponaro ha voluto ricordare con affetto l’amico e il militante politico. “Ci mancheranno entrambi e molto”, ha detto. Antonio ha segnato un’intera epopea della vita del partito, che lo vide entrare in consiglio comunale a Milano sin dal 1970. Alla carica di consigliere comunale, sarebbe stato anche vice sindaco, tenne sempre moltissimo, venendo rieletto ininterrottamente fino al 1992. Entrò alla Camera dei Deputati per la prima volta nel 1972 dove sarebbe stato confermato per vent’anni. Sarebbe poi tornato in Senato nel 2001 rieletto sino al duemila e quattordici dove dal gruppo misto formò la componente del partito repubblicano italiano.
Capo della segreteria politica di Giovanni Spadolini, fu reggente della segreteria nazionale durante la presidenza del consiglio repubblicana e successivamente guidò il gruppo della Camera con straordinaria abnegazione. Si dimostrò sempre un servitore eccezionale del partito collaborando positivamente con le personalità più diverse anche a costo di rinunciare alle sue idee. Pagò un prezzo molto alto sotto il profilo giudiziario nell’inchiesta di Mani Pulite che coinvolse il Pri milanese, assumendosi stoicamente responsabilità non sue.
Antonio anche per le sue origini liberali fu sempre convinto della necessità della costruzione di un’area democratica più ampia, sfruttando in particolare i suoi eccellenti rapporti con Marco Pannella che derivavano dai tempi dell’Ugi. Durante un convegno a Venezia lui Pannella e Jannuzzi cercarono di buttare De Michelis in un canale. Ovviamente era amicissimo dell’esponente del Psi.
Del Pennino fu uno degli ideatori delle europee del 1989, la cosiddetta “mela laica”, che indignò tanti iscritti al Pri per l’alleanza con i liberali e a momenti costò la presenza nel governo del partito repubblicano, alleato dei radicali. Il risultato del voto allora fu considerato deludente, il 4,4 per cento. Oggi magari ci strapperemmo i capelli. Antonio aveva una passione autentica per la compilazione delle liste, In quella occasione fu tutto orgoglioso di aver portato la candidatura di Michele Placido, allora ai primi successi televisivi di massa. Riteneva dirimente la popolarizzazione del partito repubblicano, un partito che nato storicamente fra la povera gente, non poteva restare rinchiuso nelle élite.
Appassionato di sistemi elettorali, Del Pennino era dichiaratamente e a volte provocatoriamente per il sistema maggioritario all’inglese. Aveva l’ambizione non di fare un qualsiasi “terzo polo”, ma il Primo, superando la divaricazione fra destra e sinistra di cui non gli importava un bel niente. Mostrava quel tanto di spirito mazziniano per cui, appunto, sinistra e destra, sono categorie della monarchia. La Repubblica unisce il popolo, non lo divide, celiava.
Antonio era meticoloso, preciso e serissimo al limite della pedanteria calvinista, fin dal vestire con il suo gilet sotto il completo scuro. In cuor suo amava profondamente la vita e appena poteva si lasciava scappare un sorriso e volentieri, sul tardi del giorno, un bicchiere. Ne beviamo volentieri un ultimo alla sua salute.
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