Il dibattito sullo sviluppo infrastrutturale della Romagna ha registrato un passaggio di portata storica, che non può lasciarci indifferenti e che entra di diritto al centro della nostra prossima assise congressuale regionale. Per la prima volta, l’intero blocco sociale del territorio si è stretto attorno a un documento comune sul tema dell’Alta Velocità ferroviaria. Una firma congiunta che vede unite tutte le principali sigle della rappresentanza economica e del lavoro: Confindustria, Legacoop, Confcooperative, AGCI, CNA, unitamente ai vertici di CGIL, CISL e UIL.
Di fronte alle incertezze di una fase internazionale complessa, segnata da tensioni macroeconomiche e dal rischio di paralisi per l’Europa, vedere le forze produttive superare le storiche frammentazioni per esprimersi con un’unica, potente voce è il segno evidente che i tempi sono maturi per un cambio di passo radicale.
Come Repubblicani, abbiamo il dovere politico e culturale di raccogliere questo stimolo. In quella firma unitaria c’è la plastica dimostrazione di ciò che il PRI sostiene da decenni: la società civile e le forze vive dell’economia reale sono già molto più avanti della burocrazia, delle timidezze della politica e dei rigidi confini amministrativi ereditati dal passato. Questo documento non è una semplice rivendicazione logistica, ma un manifesto politico che noi dobbiamo tradurre in progetto istituzionale, ponendolo come asse portante del dibattito congressuale per il futuro dell’Emilia-Romagna.
La Romagna non può più prescindere dall’Alta Velocità, pena un progressivo e inaccettabile isolamento rispetto alle grandi direttrici dello sviluppo europeo. Il cuore del problema risiede nel potenziamento della direttrice adriatica, a partire da quel fondamentale quadruplicamento della tratta Bologna-Castel Bolognese che le sigle firmatarie hanno individuato come il primo, drammatico “collo di bottiglia” da eliminare. Non siamo di fronte a una rivendicazione locale o a un intervento a beneficio di singoli campanili, bensì all’architrave su cui poggia la tenuta e la competitività internazionale dell’intera economia regionale.
Per la nostra visione, l’infrastruttura è l’ossigeno indispensabile per connettere e valorizzare le grandi eccellenze industriali e logistiche della nostra terra, secondo una logica di intermodalità che non può ammettere esclusioni. Penso al Porto di Ravenna, unico scalo marittimo della regione e snodo strategico nazionale ed europeo, le cui merci necessitano di connessioni ferroviarie rapide ed efficienti; penso al nostro sistema aeroportuale, di cui va valorizzata la stretta complementarietà degli scali di Forlì e Rimini, essenziali sia per l’economia manifatturiera che per un turismo che deve sapersi aprire a flussi globali e intercontinentali; e penso, infine, alla grande vocazione produttiva, agroalimentare e di ricerca del polo cesenate. Isolare un solo pezzo di questo ingranaggio significa compromettere il futuro di tutti.
È qui che l’analisi economica si fa proposta politica strettamente repubblicana, investendo direttamente l’assetto istituzionale della nostra Regione. Questo comune sentire delle forze economiche e sociali deve diventare il nucleo fondante per edificare, finalmente, la Città Metropolitana Romagnola.
Al Congresso dovremo riaffermare la nostra posizione con la massima chiarezza, per sgomberare il campo da qualsiasi equivoco o strumentalizzazione neo-separatista: per i Repubblicani l’istituzione regionale deve rimanere unica, coesa e solidale. Al contrario, dare vita a una realtà istituzionale che unisce oltre un milione di abitanti e un Prodotto Interno Lordo di straordinario rilievo nazionale significa completare e qualificare l’architettura policentrica dell’Emilia-Romagna.
È la via più alta per dare solida dignità e pieno vigore a quel “trattino” che tiene storicamente e idealmente insieme l’Emilia e la Romagna. Lungi dal dividere, la Città Metropolitana della Romagna consentirà alle nostre comunità di concorrere, con il proprio patrimonio economico, culturale e sociale, a rendere ancora più forte, unita e competitiva l’intera istituzione regionale, allontanando il rischio di una pericolosa centralizzazione e valorizzando il policentrismo che è la vera anima e la vera ricchezza di questa terra.
Sosteniamo l’immediata istituzione di un tavolo di confronto tecnico con la Regione Emilia-Romagna, perché le scelte strategiche si fanno su basi tecniche oggettive, attraverso studi rigorosi su flussi, esigenze, distanze e collegamenti, e non sulle suggestioni della propaganda estemporanea. Tuttavia, alla solidità dei dati deve accompagnarsi il coraggio della visione politica. Il quadruplicamento della Bologna-Castel Bolognese deve essere considerato l’avamposto di una progettazione di lungo respiro che prosegua con determinazione lungo l’intera dorsale adriatica.
Nel percorso verso il nostro Congresso Regionale, il PRI deve farsi promotore di questa battaglia di civiltà, di lavoro e di progresso istituzionale. Chiameremo a raccolta le energie migliori della Romagna e dell’Emilia per dimostrare che il riformismo repubblicano è l’unico capace di unire ciò che la storia, la cultura e l’economia concepiscono da sempre come un corpo unico. Questa è la nostra tesi, questo è il nostro impegno per la Regione che vogliamo costruire.
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