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Arcipelago gulag

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
19 Febbraio 2024
in L'editoriale
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I primi occidentali a rendersi conto di aver sbagliato politica con la Russia furono gli inglesi che avendola sostenuta e fomentata per combattere Napoleone, nemmeno 40 anni e furono costretti ad allearsi con la Francia per fermarne l’espansione nel Mediterraneo. Quanto agli Stati tedeschi dovettero unirsi fra loro per contenerne le mire territoriali, tutto il baltico praticamente sino alla Scandinavia per intera, e per quanto lo Zar fosse un cugino del Kaiser le fecero guerra nel 1914 e liberarono Lenin che giunse a Mosca su un treno tedesco. La particolarità della Russia fino a quel momento è che non conobbe nessun cambio di regime dai tempo di Ivan il terribile ai Romanov se non quello dovuto al veleno, o allo strangolamento. Caterina seconda davanti alla Rivoluzione francese si rimangiò ogni promessa di riforme, Paolo primo che ammirava Bonaparte, venne eliminato, Alessandro primo si rifugiò nel misticismo, si diceva che non fosse morto ma ritirato in convento, e Paolo secondo venne chiamato dall’Imperatore d’Austria per reprimere nel 1848 la rivoluzione ungherese. Serviva una lezione esemplare da infliggere alla popolazione ed i russi quelli che poi iil secolo successivo avrebbero lasciato bombe giocattolo per i bambini in Afghanistan, erano sicuramente più adatti delle sue truppe.

Uno potrebbe sperare e per la verità, si è creduto a lungo che con l’Ottobre, per lo meno si sarebbe conclusa la servitù della gleba che durava in Russia da quasi quattro secoli in perfetta continuità con il sistema feudale precedente. La prima corazzata sovietica prese il nome Robespierre. Illusioni. Venne fatta passare per una rivoluzione, un semplice colpo di Stato avvenuto sotto il controllo dell’esercito, tanto che Stalin, appena potette, fece fuori tutti i vertici militari. Mentre gli altri paesi avevano vissuto la rivoluzione industriale, l’Inghilterra già nel 1700, la Russia due secoli dopo faceva l’industrializzazione forzata e l’eliminazione dei kulaki. Un grande ammiratore della Russia fu Hitler, che le invidiava la Siberia. Avessi la Siberia, diceva ad Heydrich, non perderei tempo a costruire campi di concentramento e il maggior ammiratore di Hitler, fu Stalin entusiasta di come il Fuhrer si fosse liberato dai suoi rivali nella notte dei lunghi coltelli. Diciamo che Stalin da quel momento prese Hitler come modello e quando scoperse che quello lo aveva attaccato, non volle crederci fino a quando non sentì i rumori della cannonate. Quando Putin dice che gli ucraini sono nazisti dice qualcosa che comunque ha un senso. Vent’anni di stalinismo e gli ucraini guardarono ai nazisti come a dei liberatori.

Il meglio della Russia si ha nella sua forza di pensiero, quello bolscevico ha dominato il mondo, tanto che tutti si aspettavano la fine del capitalismo da un momento all’altro e ancora se l’aspettano. Nel frattempo è caduta l’Unione sovietica, perché appunto i russi sognano molto e realizzano poco. Davanti alle macerie lasciate dalla caduta dell’Urss non si sa esattamente per quale ragione l’occidente ha sperato in Putin che nonostante fosse un ex kgb era legato al gruppo riformatore che per la prima volta negli anni ’90 del secolo scorso aveva incredibilmente preso il potere tanto che si ritrovò contro i carri armati. In ogni caso, Putin godette gioco forza di questa credibilità. La sua parabola e iniziata aggredendo la Cecenia che si era proclamata indipendente. In Occidente nessuno si preoccupò di cosa avvenisse in Cecenia, nemmeno si sa dove fosse. La guerra per la riconquista della Cecenia durò 10 anni esatti, costò almeno 50 mila vittime civili e 15 mila dell’esercito indipendentista, che venne armato giusto da qualche paese islamico ed il risultato fu di trovarci un tipetto come Kadyrok al comando della Regione, il macellaio che va in guerra con gli stivaletti di Hermes davanti alle telecamere. Dopo la Cecenia, Putin si concentrò perché il suo amico Assad non venisse rovesciato dalle primavere arabe e salvato Assad, si prese la Crimea. Davanti a tutto questo il grande Barak Obama, il mito dell’America riscattata nel secondo millennio, non disse nulla, si bevve un te alla cosacca, ovvero acqua bollita servita nello stivale in una dacia. Toccherà al povero Biden l’incombenza di sgombrare l’Afghanistan dove i talebani, sotto le regole di ingaggio imposte all’esercito americano, avevano prosperato. La guerra ai civili la fanno i russi, non le democrazie occidentali e i talebani sono solo studenti.

In quel momento Putin deve essersi convinto che gli occidentali fossero davvero scemi, deboli ed impotenti da menare per il naso. Per la verità ancora lo sta pensando, a sentire chi dice discutiamo con la Russia, riprendiamo i rapporti con la Russia, crediamo nella Russia.

Tags: CeceniaInghilterra
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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