Il mondo della musica classica è dilaniato da feroci polemiche sulla nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. A fare deflagrare la questione, che ora si interseca con la politica, sono stati i musicisti (professori d’orchestra) del teatro veneziano che hanno contestato la nomina con una lettera pubblica e poi con uno sciopero che ha fatto saltare la prima dell’opera Wozzek e una manifestazione di protesta in contemporanea, arrivando addirittura a chiedere le dimissioni del sovrintendente Nicola Colabianchi che l’ha nominata.
Beatrice Venezi ha diverse ‘colpe’: è giovane (35 anni), è bella e se ne compiace, ha idee politiche di destra e non le nasconde, è ambiziosa, ma se non lo fosse avrebbe fatto un altro mestiere. Chi se ne intende più di noi dice che è brava, ma come tanti altri giovani direttori in circolazione, non un fenomeno. Probabilmente se avesse avuto un po’ di pazienza affrontando un percorso d’avvicinamento con qualche tappa intermedia non si sarebbe scatenato questo pandemonio, ma ha voluto assecondare il suo carattere impetuoso e bruciare le tappe della sua già notevole carriera approfittando del vento che spira da destra, soprattutto da quando è diventato ministro della Cultura Alessandro Giuli. Ma la fretta potrebbe giocarle un brutto scherzo: da Buenos Aires rimbalza la notizia che la nomina a direttore ospite dello storico Teatro Colon non andrà oltre la fine del 2025.
A gettare benzina sul fuoco che già divampava è stato Enrico Stinchelli, mitico conduttore dell’altrettanto mitica trasmissione radiofonica ‘La Barcaccia’ su Radio 3: senza mezzi termini ha spiegato che il direttore non lo scelgono i musicisti, ma il sovrintendente che rappresenta la proprietà del teatro (in questo caso il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, centrodestra). Qualcuno ha lasciato il gruppo, ma Stinchelli continua a incassare migliaia di ‘mi piace’. La protesta, però, non si placa: i sindacati l’hanno allargata ai musicisti e istituzioni di altri teatri.
Giuli, Brugnaro, Colabianchi e la Venezi tirano dritto, ma forse non hanno tenuto conto che si potrebbe verificare un parallelismo col ben più popolare mondo del calcio: l’allenatore viene nominato dalla società, ma se i giocatori gli si rivoltano contro son dolori, bisogna trovare in fretta un altro allenatore e pagare l’allenatore defenestrato (la Venezi ha un contratto di quattro anni).







