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La soluzione americana

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
5 Marzo 2025
in L'editoriale
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“Siamo pronti a lavorare sotto la forte leadership del presidente Trump per arrivare ad una pace duratura, diamo enorme valore a quanto l’America ha fatto per consentire all’Ucraina di mantenere la propria sovranità e indipendenza. L’Ucraina è pronta a firmare l’accordo sulle terre rare e sulla sicurezza quando vuole”.. Questo un passaggio della lettera scritta dal presidente Zelensky già in circolazione nelle ore che precedevano l’intervento di Trump al Congresso e che poi lo stesso Trump ha letto in Campidoglio.

Tutti coloro che in queste settimane hanno paragonato Trump ad Hitler, o a Breznev, o a Stalin dovrebbero adesso definire Zelensky un Quisling, o al massimo, un Honeker. Ma Zelensky è stato minacciato! Si, dai russi, non da Trump. “Milioni di ucraini e russi sono stati uccisi o feriti inutilmente in questo conflitto orribile e brutale, che non ha fine”, ha detto Trump nel suo discorso. “Gli Stati Uniti hanno inviato centinaia di miliardi di dollari per sostenere la difesa dell’Ucraina. Ora basta. È tempo di fermare questo. È tempo di fermare le uccisioni. È tempo di porre fine a questa guerra senza senso”. Questa è la posizione con cui Trump ha vinto le elezioni e che intende portare avanti. Sarebbero state divertenti le reazioni, nel caso avesse detto, voglio continuare a combattere fino alla distruzione della Russia, o dell’ America.

Il limite politico di questa posizione di Trump è stata evidenziato da Zelensky e dai suoi alleati europei in precedenza. Trump prevede una trattativa con Putin, cioè con l’aggressore, e questo indigna, perché bisogna pur denunziare chi aggredisce e continua a farlo. L’obiezione è stata rincarata dallo stesso Zelensky nello studio ovale, quando ha voluto spiegare a Trump che non ci si può fidare di Putin. Eppure l’America ha fatto un accordo con Kim il Yong, e persino con Ho ci min per fermare la guerra, per non parlare di quello con Stalin, a guerra finita, a cui si regalò mezza Europa. Ci si poteva fidare di tutta questa bella gente? Ovviamente no, solo che se glielo si fosse detto in faccia, non sarebbero mai iniziati i colloqui di pace. Allora si è subito scritto, quasi dappertutto, che questa era una seconda Monaco, per cui si cedeva all’arroganza di un dittatore alimentandone l’appetito. In verità c’è una differenza storica piuttosto rilevante con Monaco, quale quella che l’America è più forte della Russia, per non dire che l’America può distruggere completamente la Russia in venti minuti, e che è in grado di fare rispettare il negoziato. Se non lo sappiamo noi europei di questa sproporzione di forze, lo sanno Trump e Putin. Questo è il punto di demarcazione che deve essere stato spiegato in queste ore a Zelensky. Se gli americani sono impegnati formalmente in un accordo, sono anche in grado di tutelarlo. Chamberlain e Deladier, no.

La Russia ha vinto la guerra. Altra clamorosa sciocchezza inascoltabile, altrimenti Putin sarebbe a Kyiv a dettare le condizioni della pace, non a discuterle con gli americani, i quali si presume, ovviamente, dal momento che i colloqui nemmeno sono iniziati, manterranno lo schema che hanno dal 2014, ovvero dalla presidenza Obama, lo stesso esposto da Kissinger prima di morire. La Crimea e le repubbliche del Donbass, restino ai russi, meno del venti per cento del paese, cosa che dimostrerebbe la vanità della guerra di Putin. L’Ucraina non accetterà mai questa impostazione? Nessuno gli chiede tanto, basta che rispetti gli accordi. La Russia tenne Berlino est per 45 anni, poi quella tornò alla Germania, c’è da sperare che il regime di Putin non duri ancora così a lungo, anche se non c’è una sola alternativa rimasta in vita per superarlo una volta per tutte.

In Italia bisognerebbe che tanti si facessero una bella doccia fredda. Pensate se Trump dicesse domani di voler riprendere il Donbass occupato, perchè le terre rare in realtà al momento sono sotto il controllo russo. Nemmeno Biden aiutò gli ucraini nella controffensiva del luglio di due anni fa, per la ragione che sarebbero servite il triplo delle forze sul campo. Lo stesso vale per gli europei. Se si vuole restituire Donbass e la Crimea, magari, al legittimo proprietario, bisogna anche sostenere uno sforzo in uomini e mezzi che oggi la signora von der Layen non sarebbe nemmeno in grado di quantificare. Non basta incrementare la spesa militare, serve prima un comando unico per indirizzarla.

La proposta di Trump, potrà essere discussa e non piacere. Questo è un paese che accusa l’America di tutto, dalla strage di piazza Fontana, a quella di Ustica, sino alla morte di Moro e lo fa ogni anno da allora, costantemente. Resta il fatto che Zelensky si è convinto di accettarle la soluzione americana, dal momento che l’unica alternativa era di continuare una guerra dove gli ucraini sono sostenuti bellamente a chiacchiere.

licenza pixabay

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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