Caro Direttore, Eugenio Fusignani ha perfettamente ragione, sino a quando ci sarà un sistema maggioritario, gli italiani, quei pochi che ancora votano proprio perché non siamo inglesi, non hanno voglia di sostenere un partito liberale che con il venti per cento dei voti ottiene nove, dieci seggi, nella speranza che un giorno il terzo polo diventi il primo. Il segretario Regionale dell’Emilia Romagna ha anche ragione nel dire che bisogna diventare adulti e come ravennate in cui il Pri da venticinque anni ininterrotti governa con ottimi risultati la sua città, nessuno più di lui è autorizzato a dirlo.
Sarei quindi d’accordo con Eugenio, se non ci fossero due aspetti che mi tormentano. Il primo. Egli stesso rimpiange il sistema proporzionale, quindi non è perfettamente convinto che questo sistema elettorale sia il migliore possibile, per cui perché sostenerlo piuttosto che rifiutarlo. Qualcuno che oggi è bambino potrebbe diventare adulto domani rappresentando un’alternativa a chi apparirà magari vecchio e decrepito. Il secondo su Spadolini. Spadolini non fece un governo di centrosinistra, fece un governo di pentapartito, il centrosinistra sembrava già una formula esaurita alla sua epoca, oramai incapace di offrire soluzioni politiche oltre a quelle offerte nei suoi anni ruggenti, cioè negli anni sessanta del secolo scorso. Quel centrosinistra, era guidato da una Dc forte dal 32 al 38 per cento dei consensi, da un Psi che oscillava tra il 9 ed il 13, da un partito partito socialdemocratico che aveva almeno il tre. Con il sostegno del Pri quella coalizione viaggiava sempre oltre il 45 per cento dei consensi.
Premesso che è difficile riconoscere le politiche democristiane o socialiste nel Pd e nei cinque stelle di oggi e che verdi e sinistra certo non assomigliano ai socialdemocratici di Saragat, il problema non è, come dice Prodi, che queste forze non sarebbero più di sinistra. Il problema è che riunite insieme non arrivano nemmeno al 40 per cento dei consensi nazionali. Servirebbe loro l’aggiunta di un’area liberal democratica repubblicana, capace di raccogliere almeno l’otto per cento per diventare competitiva. Solo che quest’area potenzialmente vasta si schianterebbe una volta alleata con cotali soggetti, ovvero il suo opposto nella politica economica, come nella politica estera. Tanto che ci sono già cervelloni al lavoro, quello di Bettini e di uno sconosciuto assessore di Roma, per proporre tende indiane, liste civiche, soluzioni prive di dignità, prima ancora che di serietà, per qualsiasi repubblicano che si consideri tale, o almeno credo.
Insomma, davvero non riesco a capire il senso di partecipare da una posizione disprezzata ad una lista minoritaria, in un sistema che non ci convince, non convince Fusignani, figurarsi me, e già perdente, escluso tre, quattro, Regioni d’Italia, il tutto senza nemmeno una leadership degna di questo nome, non nel Pri, ma nel Pd. Cordialmente Roberto Lacchini.






