Il 10 febbraio 1986, la mano assassina delle Brigate Rosse colpiva al cuore le istituzioni repubblicane, uccidendo il sindaco repubblicano di Firenze, Lando Conti. Un uomo che aveva dedicato la propria vita alla democrazia, al bene comune e ai valori mazziniani, portando avanti con coerenza e passione il suo impegno politico e civile.
Nato a Firenze nel 1933, Conti fu segretario provinciale del PRI e primo cittadino del capoluogo toscano dal marzo 1984 al settembre 1985. La sua amministrazione si caratterizzò per l’impegno nella tutela del patrimonio storico e culturale, per la valorizzazione della città e per un forte senso di responsabilità istituzionale. Ma Conti non fu solo un amministratore capace e lungimirante: fu un uomo di profonda cultura politica, convinto che la Repubblica dovesse essere prima di tutto un progetto di libertà, progresso e giustizia sociale.
Accanto all’attività politica, Conti fu anche presidente nazionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane, portando avanti i principi della cooperazione come strumento di emancipazione economica e sociale. Massone del Grande Oriente d’Italia, visse i valori della fratellanza e dell’impegno etico con lo stesso spirito che lo aveva guidato nella militanza repubblicana.
Amico e collaboratore di Giovanni Spadolini, con il quale condivideva la visione di una Repubblica fondata sulla cultura, sul rigore morale e sulla difesa delle istituzioni, Conti si oppose con determinazione alla deriva eversiva degli anni di piombo. La sua voce era tra le più chiare nel denunciare la “perversione politica e morale” del terrorismo, come lo stesso Spadolini ebbe a sottolineare dopo il suo assassinio.
Il pomeriggio del 10 febbraio 1986, mentre si recava in Consiglio comunale, fu assassinato con una raffica di colpi da una mitraglietta Skorpion. L’Edera perdeva così uno dei suoi dirigenti più preparati e capaci mentre Firenze e l’Italia perdevano un uomo giusto, un amministratore onesto e un repubblicano integerrimo.
Oggi, a trentanove anni da quel tragico giorno, il suo sacrificio resta impresso nella memoria di chi crede nei valori della Repubblica. Lando Conti fu vittima di una stagione di odio e di intolleranza, nella quale la violenza si illudeva di poter abbattere le istituzioni democratiche. Ma il suo esempio non è solo un ricordo da onorare: è un dovere da rivendicare.
Ricordarlo a tutti i repubblicani, soprattutto ai giovani, dalle autorevoli colonne de La Voce Repubblicana, non è solo un modo per dedicargli un semplice tributo, ma per riaffermare l’attualità di quei valori per cui Conti visse e morì.
Dunque, un ricordo che non vuole essere solo memoria, ma monito e ispirazione per le nuove generazioni. Solo così il sacrificio di Lando Conti non sarà stato vano e i valori per cui ha vissuto e combattuto continueranno ad essere la guida di quanti credono in una Repubblica fondata sulla giustizia, sulla libertà e sul bene comune.
Il suo pensiero, la sua azione e il suo sacrificio resteranno in ogni caso un faro per quanti vivono il loro impegno nella società nel solco degli ideali mazziniani e dei valori di libertà, uguaglianza e fratellanza per il bene e il progresso dell’umanità.
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