Al dunque l’unico presidente del Consiglio italiano di cui gli americani si sono potuti pienamente fidare è stato Massimo D’Alema, che al governo nel 1999 ha sbattuto i tacchi e regole Nato o meno, ha messo a disposizioni aerei e bombardieri per colpire Belgrado. Vero che anche Berlusconi per la Libia fece più o meno lo stesso, ma in quel caso, quando si decise di bombardare Gheddafi, capofila era la Francia, non gli Stati Uniti. Fu Sarkozy a voler intervenire in uno scenario libico che per Obama era secondario.
Con il governo Meloni siamo tornati ai tempi di Andreotti e Craxi. Andreotti salvò la pelle a Gheddafi facendolo avvisare che Reagan stava per mandargli un missile in testa e Craxi fu l’intrepido difensore della sovranità italiana a Sigonella, precedendo Crosetto. Se oggi uno ripercorre la vicenda di Sigonella, potrebbe pensare che Craxi l’avesse fatta grossa. Rischiando uno scontro a fuoco con la Us Navy Seals, poteva finire in un bagno di sangue. Sul piano della legge, in compenso, Craxi aveva tutte le ragioni. Peccato che la legge italiana non fosse calibrata su un evento di terrorismo internazionale come quello appena consumato. Il capo del commando terrorista palestinese, Abu Abbas, rimasto in mani italiane, scappò allegramente. Gli americani lo catturarono dopo l’invasione dell’Iraq e con il cavolo che lo riconsegnarono alla giustizia italiana. Tuttavia quest’incidente drammatico per le relazioni internazionali fra Italia e Stati Uniti è nulla in confronto a quanto fatto dal governo Meloni, che ha lasciato la responsabilità di azione al ministro Crosetto. Questa volta non si tratta di un ebreo paralitico americano gettato da un parapetto dagli amici palestinesi. Si tratta di una guerra contro un intero regime omicida dove gli americani sono impegnati in solitaria con gli israeliani, mentre l’Europa si preoccupa del prezzo del petrolio.
Se il governo italiano pensa di poter recuperare i rapporti con Washington in un secondo momento, dopo quanto accaduto, tanto varrebbe darsi interamente alla ristorazione, una felice idea dell’onorevole Delmastro. Ovviamente si può confidare che abbia ragione Calenda, secondo cui Trump è sostanzialmente un pazzo. Magari gli americani, guidati da Robert De Niro, affossano Donald già a metà mandato e lo spingono nel tritacarne dallo scandalo Epstein. Cosa che potrebbe anche succedere. Resterebbe negli archivi del Pentagono il rifiuto italiano ad aiutare l’America in guerra. Al Pentagono sono abituati ai sudcoreani, che in Vietnam volevano mandare le loro truppe pur di combattere nuovamente accanto ai marines. L’amministrazione Johnson disse loro di no. Dieci anni dopo stavano ancora a richiederlo e Nixon li imbarcò eccome. Questi sono alleati. Gli italiani se lo sognano.
Chiaramente la decisione italiana nasce nel vuoto europeo. Con un Alto commissario per la difesa baltico, l’Europa si preoccupa principalmente dell’Ucraina. Solo qualche giorno fa Kaja Kallas ha litigato con il segretario di Stato Usa Rubio e ribadito che la guerra all’Iran è fuori dal diritto internazionale. L’Europa quindi non ne vuole prendere parte. Non fosse che la stessa Kallas ha pure detto che la guerra della Russia è interconnessa a quella all’Iran, dal momento che Putin sostiene quello che resta degli ayatollah. Senza contare che la Kallas, Crosetto, Sanchez sono dovuti correre a Cipro, Europa, dove sono piovuti i missili iraniani. Cipro non è nella Nato, ma lo è la Turchia che si vede sorvolare dai droni regolarmente.
Se Trump è un pazzo, gli europei sono per lo meno degli incoscienti. Quanto del governo italiano, manco vale la pena parlarne. Per una volta è riuscito ad avere l’apprezzamento dell’opposizione. Crosetto compisse qualche atto di sabotaggio e la Salis entra in maggioranza.
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