Riproduciamo la lettera di Gianantonio Mingozzi, della direzione nazionale del Pri, al Ravennanotizie
L’altalena dei prezzi e dei rincari di energia e gasolio si riversano quotidianamente su centinaia di imprese (del trasporto in particolare con il diesel alle stelle) mettendo in crisi il mondo del lavoro e la stessa economia familiare di tanti nuclei italiani; una situazione ormai insostenibile, nonostante qualche aiuto pubblico, e se continua così a soffrirne saranno presto anche l’economia turistica ed il mondo del lavoro in generale, con difficoltà più pesanti della crisi di due anni fa a seguito dell’invasione dell’Ucraina e della riduzione della dipendenza dal gas russo.
Al presidente dell’Emilia-Romagna De Pascale il centro studi Nomisma ha chiesto di ridisegnare una nuova mappa dei giacimenti da riattivare in Adriatico, in accordo con Eni, o da autorizzare ex-novo per calmierare le bollette con gas nostrano a chilometro zero, una iniziativa del tutto condivisibile ed opportuna, sottolinea Mingozzi, nel tentativo di riprendere ricerca ed estrazioni in Adriatico e di portarci a casa il nostro gas per rendere l’Italia meno dipendente dai Paesi produttori.
Il ministro dell’Ambiente, dopo un primo momento di particolare interesse culminato con il rilascio di trenta nuove autorizzazioni per la ricerca di nuove opportunità in Adriatico a nove miglia dalla costa, oggi fa orecchie da mercante; si finisce così per sottovalutare l’importanza che potrebbe assumere un potenziale da un miliardo e mezzo di metri cubi di gas all’anno estraibili con il contributo di nuove tecnologie di rispetto ambientale che le imprese ravennati, leader del settore, hanno messo a punto in questi anni.
Di fronte alle turbolenze ed alle incertezze di questi tempi che rendono più vulnerabile il nostro Paese cerchiamo di non perdere questa opportunità per nuove risorse che l’Emilia -Romagna può offrire agli italiani ed alla nostra tenuta economica.







