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Dio e Popolo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
16 Giugno 2024
in L'editoriale
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“Dio e Popolo” non è un semplice motto mazziniano ad effetto di chi potrebbe pure essere considerato come il primo populista della storia moderna italiana. “Dio e popolo” è l’alfa e l’omega di una proposta religiosa. Marx, che detestava Mazzini, lo aveva compreso a fondo quando lo chiamava con sprezzo “Teopompo”. La rivoluzione religiosa in Mazzini precede la rivoluzione sociale e soprattutto deve accompagnare quella politica. Marx invece credeva di trovarsi davanti al delirio di un mistico. Al contrario, era la risposta razionale alla tara della rivoluzione francese, l’incapacità di impostare una nuova religione per le masse. Mazzini delinea una nuova religione con un fulcro cardinale, quello di non prevedere l’esistenza della Chiesa, in nessuna forma.

Mazzini nel suo esilio tra Marsiglia e Londra diverrà un punto di riferimento politico per tutta l’intelligenza democratica europea. In Francia in particolare gode dell’amicizia di personalità come George Sand e Ledru Rollin, ma i suoi principali amici con cui resta legato per tutta la vita sono Michelet e Quinet, due storici della Rivoluzione francese, entrambi delusi per quel fallimento. Michelet accusava i suoi protagonisti di non esserne sostanzialmente all’altezza. Quinet, invece, denunzia la mancata rottura con la Chiesa cattolica. Il partito rivoluzionario non ne riesce a valutare la portata. Marat considerava la Chiesa come un limite al potere assoluto del re. Ne diffondeva, dunque, un’idea liberale. Quando la Convenzione chiede si tolgano i mezzi di sussistenza dello Stato ai preti, insorge Robespierre, accusandola di intolleranza. Pensare, di costituzionalizzare il clero è un errore fatale. Un prete anche costituzionalizzato, resta un nemico della Repubblica. Quinet era ossessionato, tanto da ignorare il processo di scristianizzazione in Francia che pure usò metodi radicali. Inutile affogare i cattolici nella Loira, se la Rivoluzione non propone una riforma religiosa, un moto protestante che la separi dall’eredità bizantina dei papisti. Quando Robespierre si ravvede e propone di instaurare il culto dell’Essere supremo, è lodevole ma tardivo. Nessuno comprende più di cosa parli. Quinet odierà Napoleone per il concordato. Anche Napoleone si trova di fronte alla proposta di fare della Francia uno Stato protestante e lui risponde di non volere la guerra religiosa. Quinet riteneva inutile la guerra alle potenze centrali senza prima la guerra di religione. Come risponde Mazzini alle istanze del suo amico? Cancellando il papa. La Roma di Mazzini è senza papa, è fuggito, non c’è più.

Alla caduta della Repubblica romana si è tenuto a lungo il processo Rossi, il ministro del pontefice assassinato sulle scale della Cancelleria. Non c’è una verità giudiziaria, anche se i procuratori dell’accusa si concentrano sulla figura di Angelo Brunetti e dei suoi famigliari, ovvero il partito mazziniano, mentre il principe di Canino, anche sospettato, non viene ritenuto un attentatore credibile. Può essere benissimo che la morte di Rossi fosse il gesto di un esaltato qualunque. Nonostante l’altro profilo della sua persona, Rossi, il soldato di Murat, il liberale, il massone, l’ambasciatore di Luigi Filippo, era odiato in tutta Roma per la sua spocchia. Mettiamo invece che davvero sia stato ucciso su ordine di Brunetti. Possibile che Mazzini non ne sapesse niente? Che Brunetti abbia commesso un simile atto senza avere il via libera di Mazzini? E con tutti i preti reazionari legati al papa vecchio, colpevoli di qualunque nefandezza, perché colpire proprio il laico riformatore Rossi? Se non proprio per far sapere che non interessava nessuna riforma, che la Chiesa doveva scomparire in quanto retaggio del Medio evo.

Peggio che scoprirsi dei vetero risorgimentali nel secondo millennio c’è sapere di essere proprio dei pre risorgimentali, dei polverosi testimoni dell’illuminismo, per cui etica e scienza, non sono conciliabili, è un crimine il solo pensarlo. Ci provò Hegel con la Logica. Un’Etica della scienza gli parve aberrante, come aberrante giudicava la chiesa cattolica. Disgraziatamente questo illuminismo che puzza di sepolcro, rischia di restare vivo ancora a lungo, con tutti i guai che si porta dietro. Purtroppo c’è n’è bisogno. Circola ancora un retaggio feudale capace persino di maggior successo. Tanto che fa in certo effetto a veder il papa con i suoi paramenti sacri circondato dai grandi del pianeta per sviluppo, diritti e civiltà. Fosse stato per la morale della Chiesa cattolica romana, ancora c’era il servaggio.

ᶠᵒᵗᵒ ᵈⁱ ᶠⁱˡⁱᵖᵖᵒ ᴬᵗᵗⁱˡⁱ © ᴾʳᵉˢⁱᵈᵉⁿᶻᵃ ᵈᵉˡ ᶜᵒⁿˢⁱᵍˡⁱᵒ ᵈᵉⁱ ᵐⁱⁿⁱˢᵗʳⁱ ᵉ ᵈⁱ ᴱᵐᵃⁿᵘᵉˡᵉ ᴬⁿᵗᵒⁿⁱᵒ ᴹⁱⁿᵉʳᵛᵃ © ᴹⁱⁿⁱˢᵗᵉʳᵒ ᵈᵉˡˡᵃ ᶜᵘˡᵗᵘʳᵃ

Tags: Diopopolo
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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