Il PRI soffre ed è vittima di quel gioco di chiusure corporative, di clan, di cerchi magici, di privilegi degli insider sugli outsider che investe i diversi ambiti tipici della società politica e dell’informazione italiana. Una condizione che impedisce al Partito una più significativa determinazione nel dibattito pubblico e politico. Questa impostazione di fondo della nostra società si configura come il lascito più significativo e nocivo del fascismo, in quanto ha portato alla instaurazione di una sorta di “neocorporativismo”, che Guglielmo Negri, già da presidente del Partito negli anni 90, definiva come “feudalesimo di ritorno”. Per questa motivazione, anche perché sin qui ha comunicato ben poco, il PRI non viene ammesso alle citazioni delle rassegne stampa né viene preso in considerazione da parte della maggioranza degli organi mediatici, nei quali esistono e resistono solo i clan e quelle sorte di cerchi magici che da essi sono riconosciuti. In sostanza un modello che tutela degli insider protetti che non permettono l’ingresso di nuovi outsider.
Alcuni degli interventi dell’ultimo CN, compresa la replica del segretario, hanno evidenziato che il PRI tende a privilegiare i giovani e che nelle non troppe presenze che abbiamo al livello delle amministrazioni locali, sono stati favoriti l’insediamento e la valorizzazione dei giovani. Ebbene, non mi pare che però si siano tratte le necessarie conseguenze da questo giusto privilegio dei giovani negli organi locali. Il vero punto da considerare è, infatti, che le policies pubbliche del Partito dovrebbero essere tali da essere indirizzate ad un target giovanile, e in modo da essere attraenti per i giovani. Non mi sembra difficile declinare posizioni di questo genere. A cominciare dai troppi privilegi che detengono i vari “insider” presenti a vario titolo nella società italiana e che non permettono l’ingresso dei giovani. I quali purtroppo non vengono presi in considerazione sia dalla politica, che dall’informazione. Un tema su cui varrebbe la pena di ritornare…
Al momento della lettura del comunicato finale della direzione c’è stata qualche obiezione in relazione al punto che riguarda le pur presenti critiche alla riforma istituzionale. Non credo che questa parte del documento sia stata però stesa al meglio. Ciò che in esso non viene evidenziato è, infatti, che la riforma proposta dal governo sarebbe non solo “non adeguata”, ma tale da sfasciare l’equilibrio del sistema istituzionale e compromettere i check and balances su cui si regge la vita istituzionale del Paese. In primo luogo se ci trovassimo di fronte a un premier eletto direttamente dal popolo, e a un presidente della Repubblica eletto dal Parlamento, ci sarebbe come conseguenza che non solo il premier diventerebbe il vero numero 1 del nostro panorama istituzionale, ma soprattutto che si perderebbe quello che è il vero punto di forza della figura del Presidente della Repubblica, nella Costituzione formale e materiale italiana. Ovvero l’essere l’unica figura al di sopra delle parti specie come custode della Costituzione e garante imparziale ed unificante della Nazione. Ciò che è fondamentale per un Paese troppo diviso e troppo malato di divisività come l’Italia. Il venir meno di questa figura comporterebbe quindi un danno di non poco conto. Ci sarebbe poi il problema di uno squilibrio istituzionale dall’anomalia di un premier eletto dal popolo che si nomina peraltro i parlamentari della sua maggioranza, dato che sembra che si continui ad escludere anche in questo disegno il ritorno delle preferenze. Non si può fingere di restituire lo scettro al principe per insediare un premier con metodo plebiscitario, ma poi non rendergli davvero l’unico scettro che conta in democrazia quanto alle elezioni politiche: l’investitura diretta dei parlamentari.
Ho ritenuto di fare queste annotazioni a margine di un dibattito (e di un documento conclusivo che ho contribuito a votare) come quello del Consiglio Nazionale da cui sono emersi spunti significativi che andrebbero però per molti versi completati e declinati nella vita operativa del Partito. Anche per offrire agli iscritti degli orientamenti e degli spunti quali quelli della strana riforma istituzionale avviata e quello del come puntare a rivolgersi per non poca parte ad un target giovane per affermare ed allargare le posizioni del PRI.







