Le piazze e le vie italiane mobilitate per il Vietnam farebbero ancora impallidire quelle per Gaza di oggi. Il Partito comunista era convinto che sull’onda di quella protesta iniziata nei campus americani e arrivata in tutte le capitali europee, avrebbe vinto tranquillamente le elezioni.
Le proteste dei giovani americani contro la guerra del Vietnam erano perfettamente logiche. Tranne i volontari, nessuno aveva voglia di andare a combattere in un località dall’altra parte dell’oceano Pacifico dove partirono mezzo milione di uomini. In Europa invece nessuno partiva per il Vietnam, eppure a vedere le proteste uno avrebbe creduto il contrario. Disgraziatamente, per quanto la causa vietnamita entusiasmasse, al modello di società che proponeva Hanoi, l’Europa preferiva ancora quello americano e magari anche quello di Saigon. Per cui le delusione elettorali iniziarono prestissimo, tanto che a breve il partito comunista si trovò a dover prospettare il compromesso storico per andare al governo. Non perchè non si governa una società complessa come l’Italia nemmeno con il 51 per cento, o si temeva la reazione americana, ma perché il Pci non ci sarebbe mai arrivato al 51 per cento se manco sfruttava la guerra del Vietnam.
I candidati presidenti alle regionali di questo mese, che hanno sostenuto Gaza, tanto da proporre persino il riconoscimento dello Stato palestinese in caso di vittoria, sono stati surclassati dai loro avversari. Era già difficile immaginare che chi apprezzasse il generale Giap votasse Berlinguer, figurarsi se chi apprezza Hamas vota per Tridico. Se vuoi la piazza piena, non puoi pretendere anche una posizione ragionata, altrimenti organizzi un convegno. La piazza per esserci deve essere scatenata, infatti dalle piazze per il Vietnam uscirono le brigate rosse, da queste per Gaza, meglio non pensare a cosa potrà venir fuori. Di sicuro non elettori per il campo largo.
Il governo italiano si barcamena senza grandi idee, per essere generosi. Confindustria accusa la prossima manovra economica di essere anemica e chiede di abbassare i prezzi dell’energia. Sarebbe l’occasione per un grande sindacato di proporre investimenti, aumenti salariali.. La Cisl ha proposto un patto sociale. Cosa fa la Cgil di Landini? Lo sciopero per Gaza. Di sicuro la sensibilità di Landini è grandissima, il suo senso civico commovente, l’occasione invece è persa. La Cgil non è un’organizzazione umanitaria e nemmeno un’associazione di studi di geopolitica. Dovrebbe scendere in piazza sulla base dei problemi del mondo del lavoro. Di Gaza si possono occupare le forze politiche, al limite la Cgil aderisce. E una volta visti i risultati elettorali, sarebbe il caso di tirare in freno a mano, perché a furia di sventolare bandiere palestinesi, si rischia il crollo anche in Campania e Toscana.
La sottovalutazione dei problemi d’ordine e pubblico, si sono ancora visti ieri sera tumulti a Bologna è incredibile ed inaccettabile. Landini aveva promesso la rivolta sociale, ma questa non aiuta nemmeno la causa palestinese facendoti odiare da chi viene costretto, suo malgrado, ad interrompere attività quotidiane e magari persino si sente minacciato. La contro indicazione alle manifestazioni di massa, è inversamente proporzionale al successo ottenuto. Più ci sono partecipanti più gli scontenti aumentano. Chi va in piazza è tutto soddisfatto della sua performance, chi si lamenta chiuso in casa, poi va a votare.
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