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Henry goodbye

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
30 Novembre 2023
in L'editoriale
1
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Cento anni sono stati troppi anche per Henry Kissinger che forse ha avuto qualche difficoltà a riconoscere il mondo in cui ha vissuto per così tanto tempo. I più sofferenti in questo momento sono i cinesi che di fatto hanno perso l’unico autentico riferimento avuto in occidente fin dal secolo scorso. Il capolavoro politico di Kissinger, per quanto si deva al presidente Nixon, fu l’apertura alla Cina di Mao, incredibile a dirsi per un paese capitalista. Eppure la dirigenza cinese, se non tutta, in parte, comprese meglio di chiunque altra al mondo, inclusa quella del partito comunista in Italia, la necessità dello sviluppo economico e commerciale. E’ plausibile che la mancanza di sincronia fra marxismo leninismo e pragmatismo cinese, avrebbe consentito loro di divaricarsi fino ad un punto di rottura. E’ vero che Kissinger comprese immediatamente la difficoltà e si mosse anche con una certa disinvoltura, considerando i rischi che comportava. Di fatto si disfece il blocco del socialismo reale e questo diventò una grande occasione per l’occidente. Se la Cina, in verità, preferisce correlarsi con gli Stati Uniti che con la Russia, a parte la conflittualità storica che affonda nell’800 fra Mosca e Pechino, e la rottura post staliniana, c’è anche lo zampino di Kissinger.

L’idea di ordine mondiale di Kissinger, quale dimostrò per lo meno nelle sue funzioni di segretario di Stato, dipendeva comunque ancora dal mondo di Yalta. Per questa ragione così come l’America doveva impegnarsi per la stabilità della sua area nel modo in cui ritenesse opportuno, lo stesso valeva per l’Unione sovietica. Sotto questo profilo si capisce come egli sia propenso a ritenere l’Ucraina nell’appannaggio della Russia e spingesse per la soluzione diplomatica. Per il resto del mondo, Asia, medio oriente ed Africa, gli interessi americani dovevano essere difesi con il colpo in canna. Nixon e Kissinger ribaltarono completamente il disastro Kennedy, Lindon Johnson, McNamara, il principale artefice, in Vietnam portando Hanoi agli accordi di pace, praticamente alla capitolazione, Kissinger salvava le forme. Solo il Watergate ed un Congresso intorpidito, rovinarono la più grande vittoria ottenuta dall’amministrazione statunitense, che pure non fu vana. Il comunismo non riuscì ad espandersi oltre la vecchia Saigon quando puntava all’Oceano indiano e il Vietnam unificato oggi è un partner affidabile dell’occidente. Anche questo è un risultato che si deve in parte a Kissinger e alle sue relazioni con Le Duc Tho.

In Europa le cose non andarono proprio benissimo, perché i rapporti con la Francia erano pessimi ed il Watergate fermò il tentativo americano di migliorarli. Quando si trattò di difendere Israele dall’aggressione del 1973, gli aiuti americani non ottennero sostegno dai paesi europei della Nato e ripiegarono sull’Iran. Paradossalmente la vittoria israeliana si dovette a Teheran fedele alleata di Washington, Il resto lo fece poi Kissinger separando l’Egitto dal resto del mondo arabo e questo più che un risultato diplomatico fu dovuto al rischio di annientamento dell’intero esercito egiziano. Fu comunque Kissinger a tenere i rapporti con Sadat e i militari egiziani sono rimasti da allora i migliori amici degli americani, cosa che stava per essere dimenticata dalla presidenza Obama.

Questo aspetto particolare va tenuto a mente di Kissinger, egli non era un repubblicano, nonostante avesse trovato ospitalità in due governi di quel partito dove esercitare la sua influenza. Era invece un classico intellettuale liberal di Harvard. Questa sua ubiquità fu il suo punto di forza ed anche il punto di forza dell’America che permise soluzioni se non condivise, capaci comunque di forzare la rigida contrapposizione fra schieramenti. Il partito repubblicano italiano ha avuto invece l’onore, unico partito in Italia, di ospitare Kissinger al congresso di Rimini nel 1989 e all’epoca Kissinger non era così popolare come lo si dipinge adesso. Sui muri delle città si leggeva il suo nome scritto con la sigla delle ss, moda tutta europea Il che la dice lunga, non solo sulla incapacità di individuare le vittime del nazismo, Kissinger era un profugo ebreo tedesco, ma anche sulla comprensione dei valori democratici correnti nel nostro continente.

foto stock adobe cco

Tags: KissingerMao
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Marco Gherardi says:
    2 anni ago

    Ottima relazione che senza tanti fronzoli traccia un percorso di circa 60 anni di storia moderna.

    Rispondi

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