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I giorni di crisi del governo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
22 Giugno 2023
in L'editoriale
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Di tutta l’attività internazionale svolta dal presidente del Consiglio, signora onorevole Meloni, l’incontro con il presidente francese era un punto a favore suo e dell’Italia, perché una crisi dei rapporti italo francesi non si registra se non risalendo ai tempi del governo Mussolini. Quali che siano poi state le distanze e le incomprensioni da allora, Italia e Francia si sono comunque preoccupate di mantenere un protocollo di intesa massima, anche quando era davvero minima, ad esempio con il recente governo Conte uno. I benefici della distensione all’Eliseo, si sono visti immediatamente, perché per la prima volta l’onorevole Meloni ha menzionato la Libia, oltre che alla sola e quindi irrilevante Tunisia, per il contrasto o il controllo che sia, dell’immigrazione clandestina. Senza un impegno della Francia in quell’area, anche per i mezzi di cui dispone la Francia, ad esempio la Legione straniera stanziata da Gibuti ad Abidjan, l’Italia non sarà in grado di combinare un bel niente.

Nemmeno a farlo apposta davanti a quello che appariva come un chiaro punto a favore del presidente del Consiglio, quale la ripresa delle relazioni o l’inizio delle stesse con Macron, al posto di quelle che c’erano state con la signora Le Pen, ricordiamo che Almirante, Le Pen padre, il greco Dimitriadis, avevano lanciato l’Eurodestra, ecco che si è subito scatenata una bufera in Italia. Intanto all’interno della maggioranza, il voto mancato in commissione Lavoro, poi la nota sul Mes firmata da Giorgetti. Questo mentre le opposizioni accusavano il governo di difendere l’evasione con la riforma del ministro Nordio. Aspetto particolarmente delicato perché lo stesso presidente del Consiglio aveva espresso concetti che rendono evidente una certa comprensione dell’ evasione, per lo meno la stessa che mostrava il viceministro Fassina nel governo Letta, quando diceva che alcuni piccoli imprenditori dovevano evadere per non essere schiacciati dalle tasse. Ovviamente un presidente del Consiglio, o un ministro devono stare molto attenti alle parole che usano, soprattutto quando hanno sostenuto a lungo battaglie dai banchi dell’opposizione contro determinati settori dello Stato. Resta il fatto che il presidente del Consiglio ha sollecitato anche la necessità di un fisco amico delle imprese e di uno Stato che non sia vessatore. Non è che gli si può rispondere che si vuole un governo nemico delle imprese e uno Stato che le vessi eccome. C’è il rischio che si passi da un eccesso all’altro o che semplicemente si giustifichi ulteriormente l’evasione, ma non si può dare per accertato che questa sia l’intenzione nascosta del governo. Invitiamo il governo a semplificare le procedure burocratiche della macchina amministrative a costo di far cadere qualche testa, magari, come ad abbassare conseguentemente le tasse e ad incrociare i controlli per soggetti i cui standard di vita non concordano con la denuncia dei redditi. Altrimenti si possono sempre migliorare i servizi resi ai cittadini in cambio dei loro esborsi, visto che solo nella capitale si nuota nell’immondizia quotidianamente e ancora si discute dell’inceneritore. Poi il presidente del Consiglio ha sostenuto una sua candidatura a capo della Guardia di Finanza, contro una della Lega. Sarà dunque facile dimostrare la volontà di azione di Palazzo Chigi. Dal momento che la Finanza ha avuto sinora esiti brillanti, ci aspettiamo che migliori ancora con i nuovi vertici.

La questione che concerne la maggioranza è molto delicata perché i partner di coalizione sembrano soffrire l’eccesso di slancio del capo del governo e si preparino a mettergli i bastoni fra le ruote. Non è questo il caso della risoluzione sul Mes. Al contrario, se il presidente del Consiglio si convincesse della bontà della posizione di Giorgetti con un rapido testa coda, eviterà di andare a schiantarsi contro l’Unione europea, perché un conto è non utilizzare il Mes, un altro non ratificarlo. Come si dice, serve calma e gesso. Anche vedendo lo spettacolo offerto dall’opposizione in piazza. Tra salario minimo, che c’è già e patrimoniale, che pure c’è già, le idee della sinistra sono tali da far precipitare il paese ancora più rapidamente di come potrebbe riuscire la destra al governo.

galleria della presidenza del Consiglio dei ministro

Tags: MacronMeloni
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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