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Il fascismo nella sua epoca

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
15 Settembre 2024
in L'editoriale
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Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha ricordato il fascismo complice del nazismo, un intervento più che opportuno nel momento in cui un magistrato di Palermo sostiene che l’alleanza politica non comporterebbe corresponsabilità. Se prevalesse tale tesi, l’alleato Mussolini potrebbe essere giudicato innocente dei crimini commessi da Hitler e poiché si ritiene che persino all’interno di un governo, possa esserci un ministro che fa una cosa, un altro che la pensa diversa ed un presidente del Consiglio che sta a guardare come se l’attività dei suoi ministri gli fosse indifferente, ecco che ci ritroveremmo nel pieno del dibattito storico giuridico avvenuto in Germania dopo la seconda guerra.

Poiché non è mai stato ritrovato un ordine scritto della soluzione finale, e vi sono testimonianze che addirittura Hitler privatamente la negasse, nacque il negazionismo storico, per il quale l’olocausto non sarebbe esistito, o che Hitler non ne sarebbe stato al corrente. Poteva esserne al corrente Mussolini, che mai si era interessato a questi problemi e che addirittura fino al 1936 il suo regime non disponeva di una legislazione attiva sulla razza, come pure era avvenuto tempo due anni dalla nascita del governo nazista in Germania? Il mito del fascismo buono, per cui il fascismo era semplicemente un’ideologia, una politica, non un sistema criminale come il nazionalsocialismo. Mancava solo che il duce in verità cercasse di contenere i deliri omicidi del Fuhrer.

A tutti gli effetti, potrebbe perfettamente anche essere che Mussolini ignorasse lo sterminio. Dopo le leggi sull’eutanasia che Hitler fece pubblicare sollevando proteste di ogni genere, il nazismo si guardò bene dal diffondere i contenuti della conferenza di Wansee di cui lo stesso Hitler non fu messo a conoscenza. Ciò non toglie, che come riferì Eichmann al processo, fosse stato Hitler in persona a chiedere ai suoi luogotenenti di procedere. Ma Mussolini cosa centrava? Il duce non veniva informato delle decisioni tedesche sui fronti di battaglia, figurarsi della logistica concernente gli ebrei. Fosse davvero così, Mussolini tenuto al buio su tutti i principali capitoli della politica tedesca, la sua responsabilità sarebbe più grave della semplice complicità. Mussolini era un capo politico, mica l’uscere di piazza Venezia, e un capo politico è tale perché chiamato a guidare la nazione deve sapere dove la sta portando. Il non sapere cosa ordisca segretamente il suo principale alleato, è un crimine pari a quello procurato dalla consapevolezza. Gli ignavi sono rappresentati da Dante nell’anti Inferno e disprezzati dal poeta più degli omicidi. Se davvero Mussolini non fosse stato a conoscenza dei crimini nazisti, andrebbe disprezzato più di quanto possa esserlo Hitler.

“Il fascismo nella sua epoca”, di Ernst Nolte, fu un’opera rilevante per la seconda metà del ‘900 perché Nolte, a contrario dei negazionisti volgari, mise tutte le responsabilità del secondo conflitto in capo al Fuhrer, tanto da essere pronto ad assolvere l’intero popolo tedesco e persino i suoi gerarchi. Hitler era il male assoluto che aveva corrotto persino un timido allevatori di polli qual era il povero Himmler, un impavido asso dell’aviazione Goering, un brillante giornalista, Goebbels. Solo che Hitler non era stato l’unico campione di questa sua opera demoniaca, aveva avuto due precursori, Maurras, e Mussolini, senza i quali anch’egli non sarebbe uscito dallo stato di oratore di birreria. L’intento di Nolte era quello di mettere da parte ogni accusa di complicità residua della Germania e assolverla come nazione. Questa tesi radicale sollevò perplessità come quella di chi riteneva Hitler incolpevole. Tuttavia Nolte ebbe il merito di collocare sullo stesso piano coloro che predicarono e praticarono a loro modo, Maurras è una forzatura dovuta all’odio di Nolte verso la Francia, il fenomeno fascista, di cui appunto Mussolini fu principale protagonista. Gli italiani non lo dimentichino, soprattutto quando si torna a distinguere fra alleato e correo come avviene al tribunale di Palermo.

licenza pixabay

Tags: Mattarella
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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