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Il genocidio

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
9 Settembre 2025
in L'editoriale
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II primo attacco contro un bus in Israele avviene con un’autobomba ad Afula, 8 morti, il 5 marzo del 1994. Il 13 dello stesso mese attentato in una stazione dei bus di Adera, 5 morti. Il 18 ottobre un arabo sale sul bus numero 5 a Tel Aviv, si fa esplodere e con lui muoiono 22 persone. 1996, 25 febbraio, autobus numero 18, stazione centrale di Gerusalemme. 26 morti. Bomba lasciata sulla Jaffa road di Gerusalemme, 19 morti.

Israele riesce a prendere in mano la situazione e gli attentati si fermano fino al 2001, quando ricominciano. Due dicembre, bus numero 16, Haifa, 15 morti. 10 aprile 2002 bus 960 di linea da Haifa a Gerusalemme, otto morti. Il 12, esplosione alla stazione dei bus a Gerusalemme, sei morti. 5 giugno, un’auto imbottita di tritolo si schianta contro l’autobus 830 a Tel Aviv 10 morti. 18 giugno, la strage degli studenti, 19 restano uccisi sul bus 32A, Gilo. 19 giugno,7 morti, Gerusalemme. 21 ottobre, bus 841, 14 morti. 2003, bus 37, 17 morti ad Haifa. 19 agosto l’autobus 2 a Gerusalemme. 23 morti. Anno 2004, aprile, bus 19 a Gerusalemme. 11 morti.. 31 agosto,16 morti alla stazione centrale di Beersheba. Israele riesce di nuovo ad adottare nuove contromisure con successo per quello che è possibile fino a ieri. Ha due milioni e mezzo di arabi in casa, i permessi di lavoro per quelli della Cisgiordania, la preghiera nei luoghi sacri per tutti e gli arabi non indossano mezze lune rosse per riconoscerli sui vestiti.

Non c’è apartheid in Israele. Gli arabi viaggiano sugli autobus accanto agli ebrei, forse così ci si è convinti. La struttura militare di Israele è tale che se concentra il suo impegno in un settore determinato, non dispone di un organico per tenerne completamente coperto un altro. Lo dimostra la guerra del Kippur e in una maniera ben più clamorosa dell’attacco del sette ottobre. All’epoca si diceva che era stata negligente Golda Meir, quasi avesse favorito l’aggressione di sorpresa per scatenare la sua furia e Golda era una laburista laica, non una estremista religiosa. Il suo principale sostenitore nel governo, Mosè Dayan, altro laburista, veniva accusato di essere un brutale assassino. Ancora nel 1982, in Italia, Berlinguer tuonava, fermate i crimini di Israele! e Berlinguer che pure era un diportista, non si imbarcò per Gaza. Basta un po’di cervello e si evitano sciocchezze simili.

Dovrebbe essere facile da capire persino per Toni Servillo. Se tu conti meno di dieci milioni di individui dentro 25 mila chilometri quadrati, circondati da una popolazione di centinaia di milioni ostile in tutta la superficie del mondo arabo, non conviene adottare una politica aggressiva. La prudenza avrebbe dovuto consigliare sempre una reazione limitata, tale da spiegare alle famiglie degli ostaggi di rassegnarsi, di dire addio ai loro cari. Fate conto che siano saltati tutti per aria mentre prendevano un bus venti o trent’anni fa e tirate avanti. Gli arabi già si offendevano ai tempi di Polibio, quando gli ebrei montavano un cavallo. Figurarsi vederli girare in bus. Meglio andare a piedi, sguardo basso.

Disgraziatamente quando il tuo nemico vive per distruggerti, la tua reazione non conta più niente. Per questo i radicali in Israele stanno prendendo il sopravvento, si è perso il senso delle proporzioni. Ad Israele converrebbe trasferirsi tutta in Madagascar, come pure qualcuno, notoriamente dotato di clemenza, aveva suggerito agli ebrei del suo paese negli anni venti del secolo scorso. Altrimenti, Israele, ricordatelo bene, continuerà a combattere come meglio crede e come meglio può. Questo indipendentemente da quello che pensano, diranno e faranno i paesi europei. Fosse stato per i paesi europei, non è che Israele non sarebbe mai nata. Non ci sarebbero nemmeno più gli ebrei.

licenza pixabay

Tags: autubussIsraele
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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