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Il patriota

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
1 Gennaio 2025
in L'editoriale
1
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Il presidente della Repubblica ha ricordato i valori del patriottismo nell’anniversario degli ottanta anni della Liberazione. Il partito repubblicano ha un esempio per entrambi proprio nella giornata del primo gennaio data di nascita di Randolfo Pacciardi, classe 1899. Pacciardi commise l’errore di non comprendere l’importanza dell’apertura al partito socialista, probabilmente proprio per la sua impostazione culturale, era pur sempre un figlio dell’800. “La scuola politica dalla quale provengo è una scuola – come tutti sanno – nettamente avversaria del marxismo”. Questo rivolto a Nenni nel discorso alla Camera del 12 dicembre del 1963. Ed era quella stessa scuola che gli fece subito afferrare il lato scabroso della questione, il patto mefistofelico. “Questo vostro incedere con passo felpato, onorevole Moro, fra Cristo e Satana, avrà ripercussioni che forse voi non immaginate, anche più gravi di quelle che io vi dico, ma intanto nuoce all’autorità dello Stato”. Questa frase proferita da Pacciardi nello stesso discorso fa ancora rabbrividire. Egli solo comprese in anticipo la stagione del terrorismo che si sarebbe aperta. complementarmente a quella del centrosinistra, sino all’omicidio di Moro. Subito dopo la morte di Moro, Pacciardi vorrebbe rientrare nel partito che lo aveva espulso e rende omaggio alla salma di Ugo La Malfa. Nel 1979 Pacciardi ha compreso che quel sacrificio aveva comunque collimato con l’ingresso del partito comunista a pieno titolo nell’area democratica, un risultato che Pacciardi dava per escluso fino alla solidarietà nazionale, che cambia tutto. Tempo due anni, la fine del 1981, Pacciardi riprese posto dove gli spettava, nel partito repubblicano, ed era perfettamente allineato.

I quasi vent’anni passati fuori dal partito hanno effettivamente creato un certo scompiglio. All’ANPI Pacciardi viene derubricato come un sospetto golpista e come si sa non è solo l’ANPI ad aver imbastito simili stupidaggini. Pacciardi ha pagato il prezzo carissimo, quello di essersi opposto all’antifascismo di maniera brevettato durante la guerra di Spagna. Secondo questo antifascismo. l’Unione sovietica, la Russia, era la grande alleata del sistema democratico, anzi la campione continentale di un mondo democratico che sarebbe stato travolto causa la pusillanimità della classe borghese. Pacciardi, da solo in Italia e con solo Orwell in Europa, sostenne che l’Unione sovietica era la complice del nazismo, sin dal tempo della guerra di Spagna. In Spagna gli obiettivi di Franco e di Stalin sono gli stessi, prolungare la guerra all’infinito e schiacciare i rivoluzionari. Entrambi vogliono impressionare Hitler per proporsi come interlocutori. Pacciardi vive la tragedia della Spagna sulla sua pelle, quando si accorge che comunismo e nazismo sono lo stesso. Il Pacciardi che ritorna in Italia nel 1944, la prima cosa che fa è riaprire la Voce Repubblicana ,ha solo vinto la prima fase dell’antifascismo. La seconda va combattuta contro la Russia. Sulla base della sua esperienza, non riesce a credere che Nenni possa rientrare nel regno della democrazia occidentale, figurarsi Togliatti. Avrebbe invece poi maturato un giudizio diverso su Craxi, mentre su Berlinguer non lo ebbe mai particolarmente lusinghiero. La distanza fra il Pri di La Malfa e la resilienza di Randolfo si era quasi annullata. Era stato Ugo a vedere i limiti, per non dire le carenze del centrosinistra e sarà il figlio di Ugo, Giorgio, con Pacciardi nel partito, a dire addio non solo ai socialisti, ma persino alla democrazia cristiana. Pacciardi muore con un’ultima dichiarazione dal letto contro il governo Andreotti.

Pacciardi era il campione autentico di un’altra Italia, quella che sfida il vecchio sodale Italo Balbo a duello e visto che Balbo, per sicurezza, gli manda la polizia ad arrestarlo, Pacciardi fugge sui tetti. Lo ritroviamo a Madrid ad organizzare la difesa del governo legittimo e persino gli anarchici gli saranno riconoscenti perché li difende dai miliziani comunisti pronti a fucilarli. Pacciardi sarà il primo al mondo ad infliggere una sconfitta al fascismo che si chiama Guadalajara. Pacciardi era un po’ troppo grande per gli ometti italiani rimasti nascosti in sacrestia e li intimidiva. Soprattutto non aveva nessuna remora di fronte all’arroganza dei comunisti che si atteggiavano a liberatori. Per Pacciardi i liberatori erano solo gli americani, mentre i comunisti, al più, erano dei carnefici. Spacciavano il socialismo come una redenzione, quando era solo l’imperialismo e lo schiavismo russo sotto un’altra casacca. Tornato nel partito, Randolfo si accorse di quanto poco Mazzini fosse rimasto negli anni della sua assenza. Allora regalò ad alcuni amici Le lettere slave, dove Mazzini chiedeva ai polacchi di “rigenerare la razza slava” inquinata dai russi. Ancora va ringraziato.

Archivio storico camera dei deputati

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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Comments 1

  1. Gabriele gerboni says:
    2 anni ago

    Di fronte alla realtà ci inchiniamo i comunisti stessi a distanza di anni hanno riconosciuto l’errore madornale dell’imperialismo comunista sovietico.

    Rispondi

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