A tre mesi di guerra ci stiamo tutti adattando all’idea di uno scenario per cui i belligeranti siano costretti a trincerarsi nelle rispettive posizioni in cui si trovano. I russi sono rintanati nel Donbass, gli ucraini non sono in grado di riprenderselo. In questi giorni sembra evidente, nonostante le nobili e baldanzose promesse, il disimpegno militare americano e l’accondiscendenza dell’Unione europea. La soluzione presentata da Kissinger è quella su cui si vuole condurre l’Ucraina, finora contraria ad ogni cessione di territorio sotto dominio russo. Da parte sua il Cremlino potrebbe mostrarsi molto più diplomatico e fare buon viso a cattivo gioco. In cambio di un allentamento delle sanzioni, e di un riconoscimento delle repubbliche separatiste, ne varrebbe la pena. Mosca potrebbe anche istituire un prossimo referendum. Dopo la meticolosa pulizia etnica avvenuta in questi tre mesi voterebbero solo i coloni russi spediti a spazzare via le macerie. Può darsi che società occidentali si siano già aggiudicate gli appalti per la ricostruzione di Mariupol, magari qualcuno ha già pronto un progetto persino per il teatro della città, con una bella targa dedicata alle vittime della follia di Zelensky.
Tutto questo rassicurerebbe l’opinione pubblica internazionale, consentirebbe di far calare la tensione in un paese come il nostro dove si è iniziato persino ad agitare il fantasma del maccartismo perché qualcuno si è preoccupato di denunciare i tanti putiniani in servizio attivo permanente. Il maccartismo fu un fenomeno deletereo, ma la minaccia sovietica, spionaggio incluso, era reale. I russi in America rubarono il programma nucleare.
Ancora più reale è la minaccia che rappresenta per il mondo Putin e di cui ancora non ci si rende pienamente conto. Eppure il presidente russo parla dei suoi programmi con sempre più estrema sincerità, attraverso i suoi media, che si chiedono non si debbano sventrare i prigionieri inglesi invece che impiccarli, e di quando sbarcare a Londra o semplicemente distruggerla missilisticamente. Hitler era un moderato in confronto. Visto che la misura non è mai colma, Putin ha pensato bene di metterci del suo, attraverso le performance televisive. Solo ieri ha ricordato i 21 anni di guerra del nord condotti da Pietro il Grande. Lo Zar non avrebbe aggredito nessuno, semplicemente si riprendeva quello che era suo, la Svezia come ad est la città di Narva, oggi appartenente all’Estonia. Tallin ha convocato l’ambasciatore russo. In generale tutti i paesi dell’est europeo hanno poco di che tranquillizzarsi.
Se Putin rivendica le conquiste tentate e compiute di Pietro, figuratevi se potrà mai rinunciare a Kiyv. Può solo riorganizzare le sue forze decimate in tre mesi di invasione e mostratesi incapaci persino di conquistare una cittadina misconosciuta come Severonodovest, ancora i russi non l’hanno presa. Quando la prenderanno sarà ridotta nelle stesse condizioni di Mariupol. Attila è l’esempio storico militare di Putin, non Pietro il Grande che sovrasta Putin per ingegno e civiltà. Il regno di Pietro si è compiuto comunque nella seconda metà del ‘600, questo va ricordato. La seconda metà del seicento, sarà più o meno l’epoca in cui Putin riporterà l’orologio della terra, se non viene schiacciato immediatamente. Vale la profezia de L’idiota di Dostoevskij, il ricorso storico prevede “un’evoluzione dalla scimmia all’uomo e poi dall’uomo alla scimmia”. Esattamente quello che Putin sta compiendo.








Pienamente d’accordo. Putin va eliminato.
(Ps. Per aver fatto lo stesso commento su Facebook, in calce a questo articolo condiviso da Riccardo Bruno sul forum Repubblicano mi sono trovato sospeso in automatico dall’intelligenza – si fa per dire – artificiale di Facebook, per 6 giorni perché il mio commento incitava all’odio…la libertà di espressione ai tempi dei social).