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Il principale pericolo per il governo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
24 Marzo 2024
in L'editoriale
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La tetra assemblea dei sovranisti che si è tenuta a Roma sabato scorso è un campanello di allarme per la tenuta del governo. Come si fa a prendere come bersaglio il presidente della Commissione europea con la quale l’onorevole Meloni ha costruito un’intesa per tutte le sue politiche mediterranee? Si capisce che Matteo Renzi possa attaccare il presidente von der Layer, è inconcepibile che lo faccia il Matteo vice presidente del Consiglio, ovvero Salvini. Ora può darsi che Ursula von der Layen consideri Salvini per quello che è essenzialmente un fenomeno folcloristico, che sarà ridimensionato dalle prossime elezioni europee in modo tale da non doverlo prendere nemmeno in considerazione. Resta l’impressione sgradevole del secondo, anche se a breve il terzo, partito della coalizione di governo che contraddice l’operato del presidente del Consiglio su un tema tanto delicato. In particolare il piamo Mattei di cui il presidente von der Layen è la testimonial. In pratica Salvini non ce l’ha con il presidente della Commissione, ma proprio con il capo del suo governo.

Ancora peggio l’attacco rivolto al presidente Macron e questo non per i buoni rapporti fra Francia e governo italiano, che appunto non ci sono e mai ci saranno con toni di questo genere. Qui Salvini è esplicito nel senso che appunto egli è un supporter di una presidenza Lepen, che pure non è proprio di prossimo conio. Per cui alimentando ragioni di polemiche con l’attuale governo della Francia, il governo italiano continua e restare scoperto sul fronte della collaborazione con i principali paesi continentali. Considerando che Scholz è un socialista, se quello tiene un vertice con il liberale Tusk e convoca Macron, non sarà certo il presidente francese in simile situazione a dire invitiamo anche l’Italia. Da lì tutti gli strali provenienti dal governo a cui Salvini da un contributo decisivo, chiamando Macron “guerrafondaio”, quando pure non bombarda nessuno. Quello è Putin e da due anni, un paese sovrano ed indipendente.

Che la realtà in cui vive il senatore Salvini sia distonica, non lo si scopre oggi. Nessuno potrà mai spiegare come un movimento politico nato federalista, con venature secessioniste, possa provare una qualche simpatia per il regime più centralista al mondo, dove il governo ha potere di nomina persino sul capostazione di Irkutsk, non solo su quello di Mosca. Se Umberto Bossi fosse nato in Cecenia sai dove lo metteva Putin il suo federalismo. Sai la carriera di Salvini. La cosa più divertente al mondo sarebbe inviare il ministro Calderoli al Cremlino per proporre loro di adottare un progetto di autonomia differenziata. Ovviamente ci preoccuperemmo di valutare se la Cia sarebbe in grado di evacuare poi Calderoli in sicurezza.

Fortuna che Salvini, quello che toglie al governo sul fronte europeo, lo compensa su quello atlantico. Di fatti mentre il presidente Meloni si fa baciare in testa da Biden, il suo vice spiega che l’America deve scegliere Trump e questa sarà una carta da giocare nel caso il Tycoon tornasse alla Casa Bianca. Nei restanti dieci mesi da quel momento tutti i passi avanti compiuti dal governo sul piano atlantico vengono compromessi dalla tifoseria di Salvini. Il governo italiano infatti non ha un candidato preferito alle presidenziali statunitensi, non vota in America. Il governo italiano invece ha il dovere istituzionale di trovare una forma di collaborazione con tutti i paesi alleati. Vallo a spiegare a Salvini. Povera onorevole Meloni. Se nemmeno può confidare sul suo vice, figurarsi quali sono le basi di solidità del governo. Nella sua proposta di riforma del premierato deve mettere subito per iscritto che la carica di vice premier viene abolita. Da lì il principale pericolo per il proseguire del suo mandato

galleria della presidenza del consiglio del ministri

Tags: MeloniSalvini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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