Gli insulti piovuti sul web contro Liliana Segre e possiamo assicurare che non è l’unica ad averli subiti, testimoniano che è davvero inutile cercare di far ricordare chi non ne ha nessuna voglia. Gli italiani ne hanno meno dei tedeschi e si comprende facilmente. Gli italiani si sono raccontati, escluso il presidente La Russa, di essere tutti antifascisti, tanto che Churchill aveva coniato la felice battuta del popolo di ottanta milioni di abitanti. Quaranta fascisti, quaranta, contro, gli stessi. Per la verità l’antifascismo fu un fenomeno elitario, per non dire di minoranza estrema sino al 1943, con antifascisti esiliati o fuori dalla vita pubblica che si tormentavano di non essere stati la disgrazia delle loro famiglie. Solo dopo il ’43, cioè dopo lo sbarco in Sicilia, inizia la crisi di coscienza, quando non il trasformismo. Persino il re diventa antifascista. Poi c’è un fenomeno collaterale da considerare, lo sbandamento, sempre sottovalutato. Kock, il giovane militare della banda criminale che imperversa a Roma, prima di passare con i tedeschi scriveva alla sorella di volersi unire ai partigiani. Kock non era un fascista, era uno che non sapeva chi era. A rigore, persino peggio.
Usare l’accusa di genocidio con leggerezza è tipico di chi ha la coscienza sporca, questo ha detto Liliana Segre in una intervista che ha sollevato tanta indignazione perché al genocidio urlano esponenti politici italiani di primo piano. E gli italiani, come sappiamo, non si sentono genocidi, scherziamo. Hanno solo consegnato ai tedeschi qualche migliaio di ebrei. Cosa volete che fosse, una goccia nel mare. La Francia gliene diede molti di più. I bambini, la Francia diede alla Germania anche i bambini che Heydrick aveva dimenticato. Sono i francesi i genocidi, non gli italiani. Il genocidio in effetti è una questione numerica, nel senso che se tu devi eliminare una popolazione che conta due milioni di persone, non ne puoi uccidere cento al giorno come avviene a Gaza, devi epurarne almeno mille, altrimenti ti sbarazzi di questa popolazione indesiderata in 40 anni. La Germania nazista che si assunse un compito immane come quello di eliminare tutta la popolazione ebraica dall’Europa, si mise a lavorare a pieno regime, non c’era tempo da perdere, se continuavi a fucilare gli ebrei, quando finivi il lavoro? Servivano le camere a gas, i forni.
Lo spettro del genocidio turba l’Europa sin dalla fine della seconda guerra mondiale. Possibile che fosse stato fatto solo sugli ebrei? Anche gli americani hanno perpetrato un genocidio, sulle tribù indiane che pure stranamente alla fine del Novecento avevano maggiore consistenza di popolazione e di reddito degli anni in cui venivano sciabolate. Non restava che Israele. Hamas e l’Olp dovevano distruggerla, eppure è Israele genocida, è storia. Che la Segre si indigni fa scalpore. Ringraziamo di cuore Antonio Polito che sul Corriere della sera, oggi mette un po’ d’ordine in questa vicenda. Dubitiamo che serva. Oramai c’è chi farà sul genocidio palestinese tutta la sua campagna elettorale e nessuno lo arresta.
Polito piuttosto sottolinea un aspetto politico importante, scrivendo che il fatto di vedere Francia ed Inghilterra pronte a riconoscere lo Stato palestinese è una sconfitta per Netanyahu. Ha ragione, anche se ancora il riconoscimento non c’è stato. E indipendentemente che tutti i paesi europei nel loro complesso e sin dalla guerra del Kippur, mollarono Israele, avendo più ragioni di non sostenerla, a cominciare dall’espansione delle comunità islamiche in tutte le città del vecchio continente. E queste sono ancora schermaglie. Dovremo aspettare necessariamente settembre per sapere cosa farà davvero l’Europa sulla Palestina, all’Assemblea delle nazioni unite. Nel frattempo, il Corriere della sera potrebbe provare a fare entrare qualche giornalista nella striscia di Gaza per conoscere un po’ meglio la situazione di quanto si riesca da Gerusalemme. Non per dire ma questa informazione sembra pilotata da chi ancora, forse per poco, controlla Gaza.
Foto Senato della Repubblica






