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Il successo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
10 Gennaio 2025
in L'editoriale
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C’è qualcuno al mondo che ha ragione di temere le minacce di Donald Trump, il mullah iraniano. Da presidente Trump non aveva detto una sola parola e il generale Soleimani, “il macellaio”, come era squisitamente rinomato, fece la fine di Carrero Blanco, un bel salto per aria. Ragione per la quale appena hanno sentito tuonare Trump che avrebbe scatenato l’inferno, non fossero stati liberati tutti gli ostaggi prima del 20 gennaio, i mullah hanno preso Cecilia Sala di peso e l’hanno messa su un aereo per Roma dimenticandosi persino di imporle il velo.

Quando l’onorevole Meloni è partita per Mar a Lago, questo editoriale, che pure non è particolarmente compiacente nei confronti del presidente del Consiglio, semmai il contrario, ha scritto subito che aveva fatto la mossa giusta. Con tutto il dovuto rispetto per l’amministrazione Biden, quale che fosse la trattativa italiana con l’Iran per la liberazione della collega Cecilia Sala, serviva la totale copertura della futura presidenza statunitense, non di quella in scadenza. Solo un’intesa con gli Stati Uniti del prossimo mandato poteva consentire di affrontare una crisi come quella che si era aperta con l’arresto della giornalista italiana e soprattutto gli sviluppi che vi saranno di sicuro. Posto il fatto che il governo italiano ha sbagliato a non sconsigliare le partenze dei suoi concittadini per l’Iran dopo l’arresto dell’ingegnere dei droni, l’onorevole Meloni ha rimediato con il suo viaggio in Florida e si merita di godersi il successo ottenuto in tempi straordinariamente rapidi. C’era solo il bravo ministro Tajani e ancora stavamo a misurare il confort dei carceri iraniani.

Della conferenza stampa di ieri, si può dire che l’onorevole Meloni abbia ragione su un altro aspetto rilevante e collegato a questa vicenda. Il problema che l’opposizione italiana e i paesi europei devono porsi, non è relativo a quali siano le idee e la potenziale o reale influenza di Elon Musk. Un personaggio come Musk avrà idee e sarà influente indipendentemente dalle sue relazioni con l’Italia e l’Europa. Il problema che bisogna porsi è invece se le comunicazioni ed il sistema di sicurezza italiano ed europeo sono adeguati alle sfide di domani. Nel caso disgraziato che non lo fossero, bisognerà pur valutare se la tecnologia di Musk, già necessaria all’Ucraina, possa essere utile a noi, indipendentemente dai piani e dai programmi redatti in sede comunitaria. Ci mancherebbe solo che si investisse tempo e denaro in un sistema, che quando realizzato, si rivelasse obsoleto, altro che cosa combina Musk.

A proposito di Ucraina, Zelensky è arrivato a Roma dopo che il presidente del consiglio italiano ha rilanciato il sostegno alla sua causa in termini molto convincenti. Ultimamente, sembrava quasi che l’Italia fosse scivolata nella stanchezza di quei paesi a cui del destino dell’Ucraina non importa più niente. Anche qui deve aver fatto bene la missione americana, tanto che l’onorevole Meloni è tornata a dire, era tempo che non lo si sentiva, che l’Ucraina deve essere sostenuta con la forza. La pace, per essere tale, per essere giusta, deve essere quella ottenuta alle condizioni dell’Ucraina, non a quelle di Putin. Per inciso, Putin non deve essere in grado di dettare proprio nessuna condizione, soprattutto dopo lo smacco in Siria, dopo tre anni che bombarda l’Ucraina giorno e notte, tutto per guadagnare qualche chilometro quadrato di fango in cui far sguazzare i nord coreani che manco i russi ne possono più di questa guerra.

La ribadita presa di posizione italiana assume particolare rilevanza perché la questione ucraina non è affare statunitense, è affare europeo. È l’Europa che deve chiedersi se la Russia possa minacciare uno Stato indipendente al suo confine, o se occorra piegare la Russia e farla retrocedere. Ed è l’Europa che deve attrezzarsi per la salvaguardia del suo ordine politico e territoriale. Senza la sufficiente determinazione, senza le armi, senza le truppe, senza la politica, senza lo sviluppo economico, inutile chiedersi cosa farà l’America, cosa voglia Musk, cosa caspita succederà a Panama. Perché tanto non ci sarà più un’Europa a cui dare una qualche risposta.

galleria della presidenza del Consiglio dei ministri

Tags: SoleimaniTrump
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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