L’effetto delle riforme di Schroeder, che hanno rimesso in moto l’economia tedesca nei primi anni duemila, sta scemando e la popolazione di quel paese invecchia. Per cui non è affatto detto che si porterà a termine il piano del cancelliere Merkel, ovvero integrare in Germania gli immigrati sufficienti in modo da colmare il gap generazionale e ricreare un mercato del lavoro simile a quello del primo boom economico tedesco, ovvero quello alimentato dai turchi nella seconda metà del secolo scorso. Intanto Angela Merkel non è più cancelliere e poi comunque riuscire a selezionare, da un’immigrazione eterogenea, la nuova classe lavoratrice della Germania è un impresa che potrebbe rivelarsi impossibile. Poi bisogna considerare che l’ideatore delle riforme è caduto in disgrazia nel suo stesso partito. Gerhard Schroeder è stato il principale continuatore dell’ostpolitik di Brandt che ha fatto dei russi un partner privilegiato. L’aver consegnato l’intero mercato del gas tedesco alla Russia è interamente opera sua, e Schroeder ha pure convinto il cancelliere Merkel a continuare su quella strada. Mai immaginava che qualcuno in Germania potesse rinunciarvi per difendere le prerogative dell’Ucraina. Per Schroeder l’Ucraina è semplicemente una regione della Russia, e questa sua convinzione rischia seriamente di farlo buttar fuori dalla vecchia Spd.
Negli anni in cui Schroeder riformava il welfare ed il mercato del lavoro nel suo paese, la Russia con i soldi della Germania si riarmava. Putin era rimasto basito dal disastro del Kursk e ha investito sulla nuova sommergibilistica, che per la verità non è questo prodigio, ma dovrebbe per lo meno riuscire a stare a galla. E poi missili di ogni genere per un arsenale andato in malora e di cui l’efficienza è tutta da comprovare. I generali russi sono famosi per essersi venduti i pezzi che dovevano riammodernare o si sono tenuti i soldi vantando di aver le armi più letali al mondo. La Russia resta un mistero, ma per lo meno si capisce perché si prese la Crimea nel 2014. Ha bisogno di espandersi per non restare soffocata dalle sue stagnanti condizioni e la Crimea in fondo era Russia, per lo meno dalla seconda metà del seicento, anche se originariamente tatara. Non un casus belli, in fondo. Obama chiuse volentieri un occhio e disse ai suoi amici ucraini di fare altrettanto.
Mettiamo conto che disgraziatamente il motore della Germania si inceppi e che le cose non vadano nel verso giusto. Perché mai il nuovo governo tedesco dovrebbe rinunziare a riprendersi Kaliningrad, la prussiana Koenigsberg, costruita dai progenitori germanici nella seconda metà del mille e duecento? Berlino potrebbe incrementare gli armamenti ed in meno di dieci anni sbarcare sul Baltico, occupare il porto, rilevare le piattaforme di gas e quelle petrolifere, cacciare i russi che occupano l’enclave con una manovra a tenaglia. Sicuramente troverebbe una residua popolazione tedesca pronta a sostenerla. Occorre davvero poco perché la storia si ripeta una seconda volta. Un solo passo falso ed ecco offrirne il presupposto. E per la verità è questa la cosa più incredibile dell’Iliade ucraina. Putin non ha nemmeno pensato per un solo momento, preso com’era da una miserabile brama di potenza, alle conseguenze.
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