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La Grande Siria in spiaggia

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
26 Maggio 2025
in L'editoriale
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Se l’impero ottomano avesse resistito alla prima guerra mondiale per disfarsi solo dopo la seconda, oggi gli abitanti di Gaza si chiamerebbero grandi siriani. Giaffa e San Giovanni d’Acri ai tempi di Napoleone in Egitto erano considerate città della Grande Siria. La riprova, che appena nacque un movimento di liberazione della Palestina, Assad padre chiamò il suo generale Ahmed Jibril per fargli fondare un fronte popolare nella città di Damasco. Lo FPLP- comando generale, più che combattere gli israeliani, combatteva l’Olp di Arafat.

Arafat fu un oscuro teppista che a furia di entrare ed uscire dalle galere egiziane ebbe un colpo di genio. Una volta che gli Stati arabi persero la guerra con Israele, un mitico Stato Palestinese l’avrebbe potuta vincere. Bettino Craxi lo paragonò a Mazzini, che aveva giusto i soldi per comprarsi i sigari. Arafat divenne milionario con appartamenti a Londra e Parigi. Questo amore per l’agiatezza lo portò alla rovina. Arafat buttò cinturone e pistole per fare un trattato con Israele. Il popolo di Gaza gli voltò le spalle. Voleva continuare la guerra.

Al posto della marxista ed imborghesita Fatah, prese piede la creatura dello sceicco cieco e storpio Yassin. Fanatica e sanguinaria come lui, Hamas azzerò tutte le proposte di pace che pure Israele aveva offerto, anche unilateralmente. Netanyahu venne giubilato già negli anni ’90 del secolo scorso. Il labour israeliano prima e persino Sharon ritenevano di potere firmare un ‘intesa con le autorità di Gaza. L’irriducibilità di Hamas ha riportato in auge Netanyahu e con lui i partiti più radicali.

Il governo inglese ha il pieno diritto di esprimersi come preferisce sul governo Netanyahu. Senza la resistenza inglese, non ci sarebbero stati ebrei in grado di fondare Israele. Quello francese già ne ha meno. La Francia si arrese ad Hitler dopo soli sessanta giorni ed istituì un governo collaborazionista tale da rastrellare più ebrei da consegnargli di qualunque altro in Europa. Heydrick non chiese i bambini, la Francia di Vichy gli diede pure quelli. e Macron ha espresso parole di ammirazione per il generale Pétain durante una qualche recente ricorrenza. Il governo italiano, ovvero un paese che fece le leggi razziali, deve tacere. La Francia poteva considerarsi obbligata, l’Italia era libera di perseguitare gli ebrei, tanto più che non essendo razzista, lo divenne con quelle leggi e probabilmente per gran parte, ancora razzista lo è rimasta. La Germania ha perso otto milioni di persone per quelle sue scelte, città come Dresda vennero interamente annientate, donne, vecchi e bambini, non per ragioni strategiche, ma solo per farla pagare. Che si ricordassero per sempre le conseguenze dell’aver seguito il nazismo fino alla fine con tanto entusiasmo. L’Italia fu risparmiata, grazie alla sfiducia a Mussolini, il cambio della guardia e soprattutto la Resistenza. Altrimenti le nostre città avrebbero fatto la fine di quelle tedesche.

Per cui il governo italiano fa benissimo a non esprimersi su quello israeliano e soprattutto a non seguire gli sconsiderati che gli chiedono di bollarlo come criminale. Intanto al governo ci sono quelli che manco si considerano antifascisti. Poi il capo di Fatah, Abu Mazen, non sta a gridare contro il genocidio di Israele. Insulta Hamas invitandola a consegnare gli ostaggi e a lasciare lil territorio. Fino a ieri si poteva ancora pensare che Abu Mazen era solo un vecchio al sicuro a Ramallah, le sue parole frutto della paura. Ieri tutto il mondo ha potuto vedere le immagini della spiaggia a Gaza. Mentre si denunciavano decine di morti nella Striscia, migliaia di abitanti di Gaza erano sotto gli ombrelloni. Sonnecchiavano, mangiavano o facevano il bagno. Curioso genocidio. Forse quelli in spiaggia erano grandi siriani.

licenza pixabay

Tags: ArafatOlp
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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