Giuseppe Mazzini nasce a Genova il 22 giugno del 1805, diciassette giorni dopo l’incoronazione di Napoleone Bonaparte re d’Italia, e l’annessione della repubblica ligure all’Impero di Francia. Cinque anni prima la repubblicana Genova è difesa dal generale Massena, già con il bastone di maresciallo, dall’assedio austro russo. Ogni giorno di disperata resistenza sarà un contributo decisivo per la vittoria a Marengo. Mazzini è il primo femminista della storia e si capisce per le donne genovesi che sostengono le truppe francesi. Antonietta Costa, Felicina Tealdi, Teresa Parodi, Collinetta Durazzo, avevano provvisto gli ospedali militari di faldelle, bende e filacce per i feriti. Anna Brignole Sale fa curare, a casa sua, Palazzo Rosso, il colonnello Mouton, salvandogli la vita. La famiglia di Mazzini era impiegata del Comune giacobino, il padre insegnante, la madre giansenista. Il bambino appare molto delicato tanto da non venir mandato alla scuola pubblica. Provvede alla sua istruzione un cugino materno, colonnello dell’armata d’Italia. Nel 1815 Mazzini decenne inizierà ad indossare il nero a segno di lutto per la patria. La Francia Imperiale è caduta, a Genova arriva la Restaurazione.
I biografi si sono esercitati nel cercare di ricostruire le letture di Mazzini dai dieci ei diciotto anni. Convergono spesso sulla presenza di Saint Simon, come se questo pensatore controverso e contraddittorio offra qualche garanzia. Si sa che obbligato alla messa dall’ordine sabaudo, tutta la famiglia è sorvegliata dalla polizia, il diciassettenne Mazzini si sprofonda durante il concione del prete in un testo rilegato preziosamente. Una sacra Bibbia? No, sono gli Esquisse di Condorcet. Grazie principalmente a Salvo Mastellone e Alessandro Galante Garrone, abbiamo una ricostruzione meticolosa del giudizio di Mazzini sulla Rivoluzione. Già esule in Francia nel 1830 egli è risucchiato dalla coda robespierrista ed in correlazione con quella dantoniana. A Mazzini non importa assolutamente niente di esprimersi sull’epopea. Quando parla di Robespierre e Saint Just ne parla come del passato, per cui nemmeno il vinto e suicida, Condorcet potrà essere molto più attuale dei suoi persecutori. Questo lo porterà quasi immediatamente alla rottura con Buonarroti che invece vorrebbe ripercorrere la Rivoluzione al contrario. Mazzini non condivide l’odio per i nobili. Dice al Buonarroti che in Italia quelli non hanno nessuna ragione di difendere il regime esistente dal momento che ne sono oppressi esattamente quanto lo è la borghesia. Mazzini non si appassiona nemmeno all”idea della dittatura molto in voga negli ambienti repubblicani francesi del 1830. “Dipende dal dittatore”, liquida la questione, scandalizzando definitivamente il povero Buonarroti che si sentiva pronto. Mazzini si distaccherà completamente dai vetero giacobini. Sarebbe allora un errore tornare su Condorcet, che comunque ne rappresenta una variante. A Mazzini, già a 25 anni, interessa una idea politica completamente nuova, anche se si l’associazionismo, il culto del progresso sono retaggio tipicamente giacobino.
Lo scritto del 1831, Fede e avvenire è emblematico a riguardo. Senza voler polemizzare con il suo mondo di provenienza e urtare la suscettibilità di nessuno, Mazzini dà una risposta netta al lascito fallimentare della rivoluzione. Si potrebbe credere che egli la pensi come il suo amico Edgar Quinet che rimprovera alla rivoluzione e a Napoleone di non aver rotto con la chiesa cattolica. Solo che Quinet voleva sostituirla con la protestante. Quale religione voglia abbracciare Mazzini è un mistero. Jessy Mario annota come Mazzini si appassionasse alla disfida tra Hegel e Schelling, parteggiando interamente con Hegel nonostante che le obiezioni di Schelling alla filosofia hegeliana fossero molto più attuali e avessero inevitabilmente una maggiore presa sull’epoca. Marx era allievo diretto di Schelling a Berlino. Hegel non l’aveva mai conosciuto. Il dio di Hegel, non ha nulla di messianico, è puramente razionale. La Chiesa un’istituzione inutile. Gesù, un manipolato. Potrebbe quindi essere che al dunque, la religione di Mazzini fosse interamente figlia dell’illuminismo e impersonale. Il protagonista del Risorgimento apparirebbe nella luce puramente pre risorgimentale. Verrebbe da crederlo anche per i successivi Doveri dell’uomo. Opera questa molto più matura che pure riecheggia una frase di Rousseau nell‘Emile, “i doveri dell’uomo sono l’educazione del fanciullo alla libertà”. Poi c’è il decreto scritto di suo pungo da Robespierre e votato alla Convenzione, quello sull’Essere supremo. “I doveri dell’uomo sono il culto dell’Essere Supremo”. Magari coincidenze, del tutto casuali.







