Nel 58esimo anniversario della strage di Piazza Fontana ci si aspettava una riflessione serena, per quanto ancora possa essere grave, su un periodo tanto tormentato della vita repubblicana. Serena, perché comunque la Repubblica democratica ha retto, grave perché vi sono difetti nell’accertamento delle responsabilità ancora evidenti. Il principale dei quali dipende dalle sentenze. Franco Freda ancora se la ride, ultima intervista rilasciata alla stampa nel 2000, di sapersi giudicato colpevole e pure non perseguibile per legge. Questa situazione sarebbe un’autentica Caporetto della giustizia repubblicana, tale che un governo avrebbe dovuto intervenire di emergenza, non fosse che nessuno è davvero convinto della responsabilità di Freda e questo proprio in base ad una sentenza tanto insensata.
Per il resto le speculazioni sono state infinite e ne abbiamo avuto la peggiore dimostrazione da Rai 3, Passato e presente della puntata di ieri e ancora peggio da La 7 che ha rimandato in onda un pappone gratuito ed obsoleto, già quando lo vedemmo la prima volta. Passato e presente ha pensato bene di rilanciare la tesi della “strage di Stato”, tanto che lo storico presente alla trasmissione è rimasto interdetto correggendo che al limite si era visto uno scontro fra poteri dello Stato, solo che la definizione di questi poteri resta per lo meno lacunosa. Un conto è la responsabilità dello Stato nella morte di Pinelli, che sarebbe tragica, ma non una strage, una cosa diversa un’implicazione nelle bombe. I servizi segreti hanno depistato e questo è sicuro, ma non è dimostrato perché coinvolti, piuttosto che perché incapaci. Si parte sempre dal presupposto che i servizi siano organizzazioni luciferine disposte a qualsiasi nefandezza. Questa sarà la Cia, che ha ottenuto risultati in ogni angolo del mondo, mentre i servizi italiani sono più pasticcioni che altro, tanto che la Cia non si è affidata mai ai servizi italiani, per lo meno fino alla seconda guerra del golfo e poi se ne è pentita.
Anche qui ci sarebbero delle sentenze da considerare, ad esempio quella del tribunale di Milano, presidente l’accreditato dottor D’Ambrosio, secondo la quale il Pinelli si sarebbe buttato da solo. Poi le lacune nelle indagini non riguardano mica solo i fascisti o gli anarchici. Su Feltrinelli, morto fulminato sotto un traliccio tre anni dopo, non è che ci siano più certezze che sulla morte di Pinelli. In quattro ore di trasmissione su due reti diverse dove si è tirato fuori di tutto, ci si è dimenticati di Feltrinelli.
Parlare di strategia della tensione, va da sé. L’Italia era ed è uno snodo cruciale del conflitto fra i blocchi. Se però poi i sospetti delle trame oscure si riconducono principalmente a Gelli e al comandante Borghese, questi due personaggi con lo Stato non c’entrano un bel niente, al limite sono degli eversori. Borghese in particolare nemmeno voleva essere integrato nello Stato fascista, figurarsi se aveva contatti con forze dello Stato democratico. Forse poteva essere condizionato o infiltrato. Intervistino il giovane Merlino che lavora al ministero della Cultura. Quanto a Gelli, ritenere questo ometto semi analfabeta capace di qualche impresa superiore agli affari più volgari, è un torto all’intelligenza media.
Alla Rai non si rendono conto, essendo azienda di Stato, che avvenuta “la strage di Stato” si dovrebbero costituire, non fosse per il direttore Mieli, all’epoca in Potere Operaio. Mieli potrebbe sostenere di essere oggi un prigioniero politico. Per lo meno Passato e Presente, ha ancora avuto il buon gusto di restringere le sue elucubrazioni a Piazza Fontana e di questo bisogna essere riconoscenti. La Sette invece ha scritto la storia del terrorismo che essa stessa giudica paradossale in quanto iniziata con le bombe fasciste si è conclusa con gli omicidi delle Brigate rosse. Qualcosa quindi, si deve essere perso per strada, non torna. Infatti c’è un vuoto nel fantasioso affresco secondo il quale l’America voleva impedire con qualunque mezzo l’avanzata comunista, e cioè che il centrosinistra storico svolse proprio questa funzione. Appena il Psi divenne alleato della Democrazia cristiana, non si vede come il partito comunista avrebbe più potuto prendere la maggioranza del paese. Anche la citazione, non documentabile, secondo la quale Kissinger avrebbe detto a Moro di dover pagato un prezzo se avesse persistito nell’apertura ai comunisti, tralascia che Kissinger era sottosegretario di Stato sino al 1974. Moro viene rapito nel 1977 sotto una presidenza Carter, Nixon che è protagonista del filmato de La 7, si è ritirato a vita privata da tre anni. Nel gennaio del 1977 inizia la presidenza Carter, democratica, non repubblicana. Perché non si parla dell’interventismo di Carter?
Le questioni storiografiche hanno qualche rilevanza sul piano internazionale, per cui se è vero che gli Stati Uniti d’America non si fidavano pienamente della Dc, figurarsi se si fidavano dei vecchi fascisti che avrebbero voluto tornare in auge. In ogni caso, l’America può anche contribuire alla destabilizzazione di un paese avversario. Lo ha fatto e si sa perfettamente. Non si capisce il senso di voler destabilizzarne uno con un governo alleato.
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Voglio solo aggiungere che, questa destabilizzazione iniziata con Piazza Fontana finita con le Brigate Rosse è la dimostrazione che i nostri servizi non funzionavano bene, non per mancanza di intelligenze ma per ordini. In Rai Bruno Vespa intervistò Sofri già condannato credo all’ergastolo, ma c’è di più, Sofri fu chiamato nello stesso periodo a fare una lezione in una UNIVERSITA’. Forse io sono fuori come un terrazzino ma, non credo che in uno Stato Democratico queste cose possono accadere. Un cittadino condannato per essere Brigatista Rosso intervistato a Porta aPorta, credo, ed essere chiamato da una Universita per fare lezione puo succedere solo in Italia, come sono successe e stanno succedendo anche adesso.