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L’altra metà del cielo del Risorgimento

Eugenio Fusignani di Eugenio Fusignani
17 Giugno 2025
in Cultura
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Il Risorgimento italiano è spesso raccontato come l’epopea di grandi uomini: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Mameli. Tuttavia, accanto a queste figure maschili, si muove un’Italia segreta e femminile, fatta di donne coraggiose, intelligenti e determinate che contribuirono in maniera decisiva alla lotta per la libertà e l’unità nazionale.

Tra queste troviamo le Giardiniere, donne coinvolte nelle società segrete che operavano nell’ombra per preparare insurrezioni e sostenere la causa dell’indipendenza; le combattenti della Repubblica Romana del 1849, in prima linea sulle barricate; figure simboliche come Eleonora Pimentel de Fonseca, che fu l’anima della Repubblica Partenopea del 1799 e pagò con la vita il proprio impegno; e donne instancabili come Jessie White Mario, medico e patriota, che con la sua azione civile e militare fu fondamentale nella fase finale del Risorgimento.

A queste si aggiunge una figura cardine della nobiltà milanese, Cristina Trivulzio di Belgioioso, che con il suo salotto politico e il suo impegno diretto incarnò il ruolo intellettuale e diplomatico delle donne nel Risorgimento.

Con queste poche e ordinarie riflessioni spero di restituire voce e visibilità a queste protagoniste dimenticate, sottolineando il loro ruolo storico, culturale e politico nella costruzione dell’Italia moderna.

LE GIARDINIERE: LA RIVOLUZIONE NEI GIARDINI

Nel primo Ottocento, quando ancora il sogno di un’Italia unita era represso dai regimi assolutisti e dal controllo delle monarchie, le società segrete costituivano uno dei pochi strumenti per organizzare la resistenza e diffondere ideali di libertà.

Una delle più note fu la Carboneria, che usava un linguaggio simbolico ispirato al mondo rurale: i suoi membri si chiamavano “buoni cugini”, i luoghi di riunione erano le “vendite”, e il lessico era tratto dalla vita dei carbonai. All’interno di questo mondo sotterraneo emerse anche una componente femminile: le Giardiniere. Il loro nome, apparentemente innocuo, celava un’organizzazione attiva e coraggiosa.

Queste donne si incontravano nei giardini, fingendo semplici riunioni di signore o eventi mondani. In realtà, utilizzavano questi spazi all’aperto come copertura per discutere di politica, organizzare azioni clandestine, trasmettere messaggi e raccogliere fondi per la causa patriottica. Molte di loro erano armate. Numerose testimonianze riferiscono che portavano con sé un pugnale nascosto nella giarrettiera, pronto a essere usato in caso di scoperta o autodifesa.

Le Giardiniere parteciparono attivamente alla diffusione di idee liberali e repubblicane e furono fondamentali per garantire la continuità logistica e informativa delle rivolte.

Sebbene spesso escluse dalle strutture formali del potere e della partecipazione politica, queste donne superarono i limiti imposti dal loro tempo, contribuendo in modo decisivo alla trasformazione del Paese.

LE DONNE DELLA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849: SULLE BARRICATE

Nel 1849, con la proclamazione della Repubblica Romana, ispirata ai principi di giustizia, uguaglianza e laicità, molte donne accorsero a difendere i valori repubblicani, anche con le armi. In un’epoca in cui la partecipazione femminile alla vita pubblica era ancora fortemente limitata, centinaia di donne presero parte attivamente alla breve ma intensa stagione politica e militare della Repubblica.

Alcune combatterono sulle barricate del Gianicolo accanto agli uomini. Celebre è il caso di Colomba Antonietti, che, travestita da uomo, combatté fino a essere colpita a morte. Altre, come Anita Garibaldi, moglie e compagna del generale Garibaldi, affiancarono i patrioti non solo come supporto morale, ma come vere e proprie combattenti, guidate dagli stessi ideali di giustizia e liberazione.

ANITA GARIBALDI: LA DONNA GUERRIERA

Anita Garibaldi rappresenta una delle figure femminili più emblematiche del Risorgimento. Nata in Brasile, Anita seguì Giuseppe Garibaldi nelle sue imprese militari in Sud America prima e in Italia poi. Partecipò a numerose battaglie con coraggio e determinazione, incinta del loro quinto figlio durante la difesa della Repubblica Romana.

Fu una guerriera e madre, instancabile e devota, che incarnò l’ideale di libertà e lotta. La sua figura, che rompeva con gli stereotipi femminili dell’epoca, divenne simbolo della partecipazione attiva delle donne al processo di unificazione e liberazione nazionale.

Molti resoconti la descrivono come una donna energica, capace di combattere e di prendersi cura dei feriti, una presenza costante e imprescindibile nelle campagne militari di Garibaldi. Dopo la caduta della Repubblica Romana, continuò a sostenere la causa fino alla sua morte prematura, lasciando un’eredità di coraggio e dedizione.

JESSIE WHITE MARIO: LA DOTTORESSA DEL RISORGIMENTO

Non meno importante fu la figura di Jessie White Mario, nata in Inghilterra ma attivamente impegnata nella causa italiana. Medico e patriota, Jessie partecipò alle guerre d’indipendenza come infermiera e organizzatrice. Combatté accanto a Garibaldi, curando i feriti e coordinando gli sforzi sanitari, in particolare durante la spedizione dei Mille e le campagne successive.

Jessie White Mario non fu solo un medico sul campo: scrisse anche molto per far conoscere in Europa la lotta degli italiani, sostenendo i valori repubblicani e democratici. La sua azione univa l’impegno civile alla dedizione militare, dimostrando che la liberazione nazionale e sociale richiedevano anche la partecipazione attiva delle donne in ruoli tradizionalmente maschili.

ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL: IL MARTIRIO DELLA PAROLA

Nel cuore del Settecento, molto prima del Risorgimento ottocentesco, Eleonora Pimentel de Fonseca fu una pioniera del pensiero democratico e repubblicano. Nata a Lisbona, ma cresciuta a Napoli, Eleonora fu poetessa, giornalista e patriota, figura di spicco della breve Repubblica Partenopea del 1799, ispirata agli ideali della Rivoluzione Francese.

Fu la prima donna in Italia a dirigere un giornale politico, il Monitore Napoletano, dove promosse la diffusione dell’istruzione, la giustizia sociale e l’autodeterminazione politica. Con le sue parole lucide e coraggiose, chiamava il popolo a riscattarsi dall’oppressione borbonica, affermando con determinazione: “La libertà non si chiede, si prende.”

Alla caduta della Repubblica, Eleonora fu arrestata, processata e condannata a morte per alto tradimento. La sua esecuzione, ordinata da Ferdinando IV di Borbone, avvenne tramite impiccagione il 20 agosto 1799.

Un aneddoto che è rimasto nella memoria racconta che, prima di salire sul patibolo per offrire il collo alla corda del boia, Eleonora chiese come ultimo desiderio un caffè, un gesto di compostezza e umanità che sottolinea il suo coraggio e la sua dignità fino all’ultimo istante.

Salì sul patibolo con fermezza, recitando versi di Virgilio, lasciando un segno indelebile nella storia della libertà italiana e anticipando di decenni la lotta delle donne per i propri diritti civili e politici.

CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOSO: NOBILTÀ, INTELLETTUALITÀ E AZIONE POLITICA

Cristina Trivulzio di Belgioioso è forse una delle figure più rappresentative dell’universo femminile che animò il Risorgimento italiano. Nata in una famiglia aristocratica milanese, la sua vita fu segnata dall’impegno politico, dall’ospitalità verso esuli e patrioti e dalla cultura.

Cristina gestiva un salotto politico e culturale che divenne uno dei centri nevralgici del Risorgimento lombardo e italiano. Attraverso questo spazio, diede voce a intellettuali, artisti, politici e rivoluzionari, favorendo la circolazione delle idee liberali e nazionali.

Ma non si limitò al ruolo di ospite e intellettuale: partecipò direttamente alla vita politica, sostenne le insurrezioni, finanziò azioni patriottiche e si spese come volontaria nelle guerre d’indipendenza, seguendo spesso i fronti di battaglia per curare i feriti. La sua figura univa l’aristocrazia illuminata con l’azione diretta e coraggiosa, rappresentando così il ponte tra i ceti più elevati e le masse popolari impegnate nella lotta.

Cristina Trivulzio di Belgioioso incarnò la nuova donna risorgimentale, che rompeva con le vecchie rigidità sociali per abbracciare un ruolo pubblico e politico, fatto di idee, azioni e sacrifici.

L’UNIVERSO FEMMINILE DEL RISORGIMENTO: UNA RETE DI DONNE CORAGGIOSE

Oltre alle singole figure emblematiche, il Risorgimento fu animato da un intero universo femminile che operò nei più svariati ambiti: dalla politica alla sanità, dalla stampa alla diplomazia, dalla lotta armata all’organizzazione segreta.

Le donne parteciparono come organizzatrici, messaggere, infermiere, combattenti e anche come propugnatrici di una nuova idea di cittadinanza che includeva il loro ruolo e la loro dignità. Molte di loro pagarono con l’esilio, l’arresto, la morte.

Questo universo femminile, fatto di donne come la contessa Confalonieri, la marchesa di Barolo, e tante altre, fu la spina dorsale di una rivoluzione culturale oltre che politica.

La loro azione dimostrò che la storia del Risorgimento non è completa se si esclude il contributo delle donne, che con la loro determinazione e il loro coraggio aiutarono a costruire le basi dell’Italia moderna.

ALTRE PROTAGONISTE DA RICORDARE

Oltre alle figure più note come Anita Garibaldi, Eleonora Pimentel de Fonseca, Cristina Trivulzio di Belgioioso e Jessie White Mario, molte altre donne si distinsero per il loro impegno appassionato e spesso eroico nel percorso che portò all’unità d’Italia.

Giuditta Tavani Arquati, ad esempio, partecipò con coraggio alla difesa della Repubblica Romana, combattendo in prima linea e sacrificando la propria vita per la libertà.

Anche Enrichetta Di Lorenzo fu protagonista di un momento storico cruciale: come compagna di Carlo Pisacane, prese parte attivamente alla preparazione della celebre spedizione di Sapri, un tentativo di sollevazione rivoluzionaria che, sebbene tragico, rappresentò un segnale forte di ribellione contro i regimi oppressivi.

Nella Milano dell’epoca, Clara Maffei si distinse come salottiera di grande influenza, ospitando riunioni e incontri di patrioti e intellettuali che alimentarono il fermento culturale e politico dell’epoca.

Un’altra donna dal coraggio eccezionale fu Giuseppa Bolognara Calcagno, conosciuta come “Peppa la cannoniera”, che partecipò attivamente alle battaglie con la stessa determinazione degli uomini, diventando un simbolo di resistenza.

Nel Sud, Antonietta De Pace fu una figura centrale nei moti rivoluzionari del Salento, mentre Sara Levi Nathan sostenne la causa italiana attraverso un contributo fondamentale dal punto di vista finanziario, dimostrando che anche il sostegno economico era decisivo per la riuscita delle imprese patriottiche.

Rosalie Montmasson, moglie di Francesco Crispi, fu protagonista della spedizione dei Mille, partecipando direttamente alla lotta per l’indipendenza, mentre Colomba Antonietti, come Giuditta Tavani Arquati, morì combattendo per difendere la Repubblica Romana, incarnando il sacrificio delle donne in armi.

Virginia Oldoini, la celebre Contessa di Castiglione, usò la sua bellezza e il suo fascino in un ruolo diplomatico, coinvolta in delicate missioni per conto di Cavour, dimostrando come la politica e la diplomazia potessero avere anche volti femminili carismatici.

Anche Costanza Alfieri D’Azeglio, scrittrice e moglie di Massimo D’Azeglio, contribuì culturalmente alla causa unitaria, mentre Olimpia Rossi Savio, madre di tre figli che combatterono nella spedizione dei Mille, si dedicò con dedizione all’assistenza dei feriti, mostrando il lato umano e solidale della guerra.

Non si può poi dimenticare Luisa Sanfelice, nobile napoletana che prese parte ai moti rivoluzionari del 1799, e Giulia Colbert Falletti di Barolo, una contessa impegnata nel sociale e nel sostegno alla lotta per l’unità d’Italia.

Tutte queste donne, con modalità e ruoli differenti, contribuirono a creare quel tessuto vivo e resistente che permise all’Italia di affrancarsi dal giogo straniero e di costruire uno Stato unitario.

CONCLUSIONE

Questa vasta galassia femminile, fatta di Giardiniere coraggiose, combattenti sulle barricate, intellettuali, mediche, salottiere, finanziatrici e diplomatiche, rappresenta una componente fondamentale e spesso trascurata della storia del Risorgimento italiano.

Senza il loro impegno, il sacrificio e la dedizione, il cammino verso l’unità e la libertà sarebbe stato molto più arduo e forse impossibile. Il loro contributo ci ricorda che la costruzione di una nazione è un’opera collettiva, che richiede il coraggio di tutti, uomini e donne.

Oggi, riscoprire e valorizzare queste figure significa restituire loro la giusta dignità storica e riconoscere il valore della partecipazione femminile nella nostra identità nazionale.

Il contributo femminile al Risorgimento è stato a lungo sottovalutato o ignorato. Eppure, senza le Giardiniere che cospiravano nei giardini, senza le combattenti della Repubblica Romana, senza martiri come Eleonora Pimentel, senza intellettuali e azioniste come Cristina Trivulzio di Belgioioso, e senza donne instancabili come Jessie White Mario, il percorso verso l’unità d’Italia sarebbe stato molto più difficile.

Queste donne agirono spesso in clandestinità, ma i loro gesti furono profondamente pubblici, politici e patriottici. Non rivendicarono solo l’indipendenza della nazione, ma anche la possibilità per le donne di partecipare alla vita civile, di essere cittadine attive, di decidere del proprio destino.

Per questo sarebbe importante ricordarle nelle scuole, nelle università e nei luoghi della cultura, non solo come un atto di giustizia storica, ma come una riflessione necessaria su cosa significhi davvero libertà, inclusione e partecipazione.

Le donne del Risorgimento ci mostrano che la libertà si conquista anche quando nessuno la riconosce, e che ogni progresso è frutto di coraggio, pensiero critico e azione condivisa.

Se, come scriveva Virginia Woolf, “Per ogni donna che ha scritto una grande opera, ci sono state diecimila donne che hanno scritto una grande vita, allora queste donne, con il loro coraggio e la loro dedizione, hanno scritto la grande vita del Risorgimento italiano.

E per questo non vanno dimenticate e a loro va la gratitudine e la riconoscenza della Repubblica e di quanti credono nei valori di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza che le animarono e che sono le fondamenta della nostra Costituzione.

Museo del Risorgimento mazziniano Genova

Tags: donneRisorgimento
Eugenio Fusignani

Eugenio Fusignani

Eugenio Fusignani è Cavaliere della Repubblica e membro del Tribunato di Romagna. Laureato in Economia aziendale e management, svolge l’attività di geometra come libero professionista. É Presidente della Fondazione Ravenna Risorgimento. Iscritto al Partito Repubblicano Italiano dal 1976, attualmente è Segretario regionale del Pri dell’Emilia-Romagna. Dal 2016 è Vice Sindaco del Comune di Ravenna.

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