“Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo Stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia”. Manifesto di Ventotene
Nella giornata di ieri alla Camera si è toccato con mano come la maggioranza di governo non esista più. Dopo ii voto di Bruxelles sul RiArm Europe, di cui il ministro della Difesa contesta financo il titolo e l’astensione di Fratelli d’Italia sul sostegno all’Ucraina, il governo non ha più nemmeno una qualche linea politica. Non bastasse questa catastrofe, il presidente del consiglio ha aggiunto il sostegno al tentativo di pace di Trump, che è già fallito. Tutti motivi per cui l’onorevole Meloni, avrebbe dovuto presentare le dimissioni. Dovendo difendere un mero e squallido patto di potere, ha preferito buttarla in cagnara.
Il fatto che le opposizioni invece di denunciare questa crisi verticale del governo, abbiano abboccato alle provocazioni gettate loro, avrebbe dovuto consentire la solita manfrina di Palazzo Chigi, quella per cui i suoi avversari stanno ancora al secolo scorso. Tanto è vero che Carlo Calenda, aveva ritenuto il dibattito surreale ed infatti lo era. Per lo meno fino a quando il presidente del Consiglio è andato molto oltre al suo consueto disprezzo verso le opposizioni, volendole irridere. L’onorevole Meloni ha detto di non capire tanto scalpore per aver solo letto un libro. Allora le opposizioni, tutte, acquisiscono ragione, il governo della Repubblica si ritrova nelle mani di un individuo che non capisce cosa sta leggendo e non lo capisce perché l’Europa di cui l’onorevole Meloni si sente parte è quella che il Manifesto di Ventotene combatteva, quella nazifascista da cui deriva il suo partito. Il Movimento sociale italiano non è un derivato di quello fascista. È un reduce del partito fascista sotto l’occupazione nazional socialista.
L’onorevole Meloni davvero non comprende che i redattori del Manifesto di Ventotene si trovavano in galera, perché perseguitati in tutta Europa. Dalla Spagna, alla Finlandia nel 1941, l’Europa era in mano ad Adolf Hitler che godeva come Mussolini in Italia di un consenso di massa. Le ragioni delle aperture al socialismo lette in aula dall’onorevole Meloni sono dettate dal fatto che nel 1941 Hitler ha attaccato l’Unione sovietica da sua alleata che era. Il Manifesto di Ventotene si rivolgeva ai militanti dei partiti che guardavano all’ideologia russa, fino a quel momento collaborazionisti, soprattutto in Francia, del nazional socialismo. Mentre il modello giacobino che si richiama alla dittatura esplicito nel manifesto è il tratto distintivo dei rivoluzionari europei dopo il congresso di Vienna, sino alla Giovine Europa mazziniana, lo stesso descritto nel memoriale di Sant’Elena, la “bibbia” idei patrioti italiani francesi, polacchi, tedeschi, negli anni venti dell’800, il libro che i protagonisti dei romanzi di Stendhal leggono la notte di nascosto sotto la Restaurazione.
Tutti gli europeisti sono legati al manifesto di Ventotene, indipendentemente dai contenuti specifici e dalle loro simpatie politiche per gli autori. Rappresenta un esempio di appello alla libertà nell’ora più buia della storia continentale. Nel 1941 gli Stati Uniti d’America sarebbero entrati in guerra solo dopo la prima settimana di dicembre e senza le armi americane, il Manifesto di Ventotene restava chiuso in un carcere su un’isola misconosciuta del Mediterraneo. Con tutta questa vicenda l’onorevole Meloni non c’entra assolutamente niente. Lei e la sua cultura provengono direttamente dall’altra parte, quella dei secondini di Ventotene.
Galleria della presidenza del consiglio dei ministri






