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L’antioccidentalismo un tanto al chilo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
30 Ottobre 2025
in L'editoriale
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Giuseppe Mazzini fu un testimone d’eccellenza dell’epopea coloniale, non solo perché da esule godette direttamente del punto di vista britannico, ma anche per le sue relazioni con i principali teorici del fenomeno, amico com’era di Thomas Carlyle. Le conquiste coloniali rappresentavano un passaggio epocale così importante da indurre Mazzini a giustificarne gli aspetti violenti. L’espansione coloniale inglese dopo la sconfitta subita in America ebbe comunque un’evoluzione principalmente commerciale che avvenne attraverso trattati con Stati e tribù. Per Mazzini era la “leva del mondo”, indispensabile ad un processo di civilizzazione e proprio il colonialismo inglese era a suo avviso uno degli strumenti di espansione della civiltà. Mazzini lo scrive con chiarezza ancora nel 1871. L’Inghilterra impediva che le adultere venissero bruciate vive come avveniva comunemente in India, dove le principali rivolte tribali erano causate dall’opposizione a questa usanza indigena che venne sradicata a colpi di baionetta.

Per Mazzini le conquiste coloniali erano il prodotto dello stesso spirito rivoluzionario che attraversava l’intera Europa e destinato a provocare rivolgimenti politici, sociali, nazionali, inevitabili. Dal suo punto di vista anche l’Italia unitaria avrebbe dovuto piantare “la bandiera dell’incivilimento europeo sulle spiagge africane”. L’affratellamento fra tutti i popoli della terra sarebbe dipeso dalla capacità coloniale di civilizzare tutte quelle regioni. Nelle lettere alla madre del 1845, aveva condannato le infamie commesse dai francesi in Algeria, uomini, donne e bambini furono soffocati dalle fiamme e bruciati vivi nelle grotte dei monti Dahra. Comunque non riteneva che simili tragici episodi fossero sufficienti a fargli cambiare principi. “Io credo che l’Europa sia provvidenzialmente chiamata a conquistare il resto del mondo all’incivilimento progressivo”. Considerate le intemperanze francesi, ben diverse dal costume inglese, invitava l’Italia ad affrettarsi nel precederli in Tunisia. Mazzini contava che l’Italia potesse porsi all’altezza dell’Inghilterra, vista l’esperienza coloniale che ne scaturì, si sbagliava. Quella inglese non sarebbe stata riproducibile per i Savoia.

Le due guerre dell’oppio dell’Impero britannico si svolsero sotto gli occhi di Mazzini e non attirarono particolarmente la sua attenzione perché la Compagnia delle Indie aveva stipulato dei trattati commerciali con l’impero cinese, che non era una colonia, era una potenza indipendente. All’inizio della prima guerra dell’oppio avvenuta nel 1836 tremila cinesi si arricchivano con questa attività e chiesero aiuto agli inglesi loro soci per le disposizioni imperiali che gliela bloccavano. Vai a sapere se davvero l’impero cinese volesse salvaguardare la sua popolazione dalla droga o assumere il monopolio del traffico. In ogni caso, le due guerre che ne seguirono non comportarono un’invasione inglese della Cina a meno che non si intenda la battaglia di Canton, che coinvolse mille fanti della marina di sua Maestà, un’invasione. Per la verità quelle truppe non bastarono nemmeno ad occupare la città. La guerra si combatté principalmente a cannonate navali e si concluse con l’annessione temporale di Hong Kong. Neanche a dirlo Hong Kong è stata la parte più evoluta della Cina per un intero secolo e ancora fatica ad accettare il cambio di regime. Trascuriamo il fatto che quando l’impero cinese entrò in crisi con la guerra civile del Nanchino, 1864, l’impero britannico corse in suo soccorso per tenerlo in sella.

Ora che Trump è in viaggio in Asia. non si possono derubricare le relazioni e i fenomeni complessi della Cina con l’Inghilterra e quindi con il mondo occidentale, come una semplice aggressione. La Cina in quanto tale è stata aggredita due volte, dalla Russia in Manciuria e dal Giappone. I civili cinesi assaliti dalle truppe giapponesi nella battaglia per Shangai nel 1939, si ripararono nell’ambasciata tedesca, e questo se lo ricordano eccome dal momento che l’episodio viene riprodotto nel film di maggior successo in quel paese, girato ancora due anni fa.

Fenomeni tanto complessi come l’epopea coloniale e la diversità delle sue fasi di sviluppo, meriterebbero storici intenti negli studi e nelle ricerche a tempo pieno. Un conto è una spedizione come quella di Kickner in Sudan, dove Gordon combatteva gli schiavisti ed il fondamentalismo islamico che lo supportava, uno completamente diverso, l’invasione predatoria di Zululandia del generale Chelmsford. Non servono a niente dunque gli anti occidentali un tanto al chilo, che infarciscono sciocchezze nei salotti televisivi o alle kermesse di partito per strappare qualche applauso e vendere qualche libro. A furia di simili performance, non si capisce nemmeno più se sanno di cosa stanno parlando. Eppure dovrebbero essere docenti universitari.

pubblico dominio

Tags: colonieMazziini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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