A seguire la trasmissione di Aldo Cazzullo per La Sette, “Una giornata particolare” ieri sera, gli spettatori avranno avuto difficoltà a capire di quale giornata effettivamente si trattasse. Di quella in cui fugge il papa, piuttosto che dell’insurrezione, di quella dell’Assemblea costituente, o dell’arrivo di Mazzini a Roma, o, infine, della battaglia al Gianicolo? Probabilmente servirebbe una puntata per ciascuna di tutte queste date se si vuole offrire una ricostruzione storiografica per lo meno più accurata. Pio nono non era poi un uomo tanto vanitoso come viene descritto, ce ne sono ben altri, soprattutto, non era un vaso di coccio fra vasi di ferro, tutt’altro. Mastai-Ferretti, con tutto il rispetto, era un cardinale dalla fede incrollabile e di notevole intelligenza. Comprese che occorresse una qualche riforma dello Stato, ma non tale da poterlo condurre al conflitto con sua maestà cattolicissima, l’imperatore d’Austria. Sostanzialmente, dell’unità d’Italia a Mastai-Ferretti non gli importava assolutamente nulla. Se questa si fosse dovuta raggiungere con una guerra, dio ce ne scampi. Peggio di Pio nono è stato trattato da Cazzullo Angelo Brunetti, Ciceruacchio, secondo la trasmissione un papista convertito alla Repubblica, non si sa perché. In verità Brunetti era il capo del partito mazziniano a Roma, incaricato di tastare le intenzioni del nuovo papa e pronto all’azione. Brunetti fu l’artefice della morte di Pellegrino Rossi e della rivolta, perché questo era il lavoro dei capi mazziniani, accendere le polveri. A Roma bisognava sbarazzarsi di Rossi, l’anima patriottica riformatrice al servizio della Chiesa, per far capire che non ci sarebbe stata altra strada che quella rivoluzionaria. L’omicidio di Rossi dividerà repubblicani e liberali per un secolo abbondante.
Nessun idillio a Roma fra Mazzini e Garibaldi, il rapporto iniziò ad incrinarsi allora con la revoca del comando della piazza al generale per un militare incompetente e cattolico, ma obbediente al governo rivoluzionario. Mazzini è furioso con Garibaldi che attacca l’Oudinot senza ordini e quello che è peggio, è che nemmeno l’Oudinot ne aveva. Mazzini ed il governo francese stavano trattando. Per questo ci fu la tregua. Solo l’orgoglio ferito dell’Oudinot, spinto dal partito cattolico nella persona del ministro degli esteri Alexis de Tocqueville, la può rompere. Luigi Bonaparte, nipote dell’imperatore che un papa lo aveva imprigionato, non aveva nessuna intenzione di restaurarne uno scappato da palazzo. Caduta la Repubblica, Oudinot e Tocqueville saranno congedati sbrigativamente e con disprezzo da Luigi Napoleone per quei reazionari bigotti che erano. Di tutto il programma televisivo la ricostruzione dei rapporti con la Francia risulta molto deludente. Considerata la complessità della situazione internazionale, l’Austria ci avrebbe messo un anno o forse più, per marciare su Roma e Mazzini offriva alla Francia tutte le piattaforme militari che voleva, a cominciare da Civitavecchia. Luigi Bonaparte poi era amico intimo della Belgioioso, vecchio affiliato di Mazzini, uno galeotto, l’altro esule, nella Giovine Europa. Infine aveva un cugino, il principe di Canino che sedeva nell’Assemblea romana. Di preti, papi e cardinali non sapeva niente e mai nei avrebbe voluto sapere. Cazzullo invece non sa quasi niente dell’Oudinot, che come paggio dell’Imperatore lo seguì in Russia. Di certo Oudinot aveva visto gli italiani battersi eccome, perché in Russia la cavalleria di Murat era per gran parte italiana. Ussari italiani espugnarono le ridotte di Borodino, gridando “Viva l’Italia!”. Non si potevano confondere insomma, lo sapeva tutto l’esercito.
Questione storiografica a parte, le intenzioni della trasmissione erano nobilissime e meritano un apprezzamento. Cazzulo è convinto comunque che la Repubblica alla fine abbia vinto e ovviamente ha ragione. Non la Repubblica di Mazzini, però. Ha vinto la Repubblica di Tocqueville, per cui la Chiesa è libera nel libero Stato, concetto che per gli amici di Mazzini in Francia, Edgar Quinet, Ledru-Rollin, era privo di senso, quando qui da noi gode di grande successo ancora oggi. La Repubblica mazziniana promuove la democrazia pura, non articola il potere, lo concentra. Soprattutto non da libertà alla Chiesa, concede giusto le “guarantigie” al papa, ovvero sequestra i beni della Chiesa, con cui sana il debito dello Stato. Dopo si provvede al papa. Dato che il papa era fuggito, Mazzini aveva pure risparmiato. Per questo il suo ebbe la nomea di essere stato il miglior governo di Roma. Visto in prospettiva, potrebbe esserlo stato anche dell’intera storia d’Italia. Di buono resta che la costituzione mazziniana hanno avuto la bella idea di inciderla al Gianicolo. A cominciare da Cazzullo, magari leggetela.
Museo del Risorgimento mazziniano Genova






