Il cancelliere tedesco Scholz si è presentato a sorpresa a Kyiv, ha promesso altre centinaia di milioni di aiuti, che la Germania non lascerà mai sola l’Ucraina, che ricostruirà le centrali elettriche distrutte dai russi, che non la lascerà al freddo e alla fame dell’inverno. Tutto questo mentre i russi avanzavano di dieci chilometri al giorno, quando la settimana scorsa, ne facevano a stento uno soltanto. Se sei mesi fa la Germania avesse mandato a Zelensky i missili Tauros , Scholz non avrebbe avuto bisogno di strapazzarsi in un simile viaggio e dire tante sciocchezze. I russi continuano così e Scholz aiuterà la Russia che ha occupato l’Ucraina, non l’Ucraina che ha cessato di esistere.
I leader europei sono tutti bravissimi nel fare promesse. Il governo italiano ha persino detto che fornirà missili Himars, appena ne entrerà in possesso però, cioé fra due anni. Intanto ll’onorevole Meloni riceve Orban convinto di poter ottenere una pace giusta con Putin il cui presupposto è lo smembramento dell’Ucraina. Il bolscevismo bruno di Putin non può puntare a riannettere tutti i territori perduti della federazione sovietica, in compenso conta di recuperarne il più possibile. In Georgia è riuscito a far vincere le elezioni ad un suo protetto un capolavoro e adesso la Georgia è in fiamme. Anche i bambini sanno che la maggioranza della popolazione georgiana vuole entrare in Europa per liberarsi del tallone russo. E non c’è nemmeno bisogno di guardare la Georgia, basta la Bielorussia. L’entusiasmo del povero Lukashenko per essere il principale alleato di Putin si taglia a fette. Non c’è un soldato bielorusso disposto a combattere i fratelli ucraini, hanno dovuto mobilitare i nord coreani.
La debolezza russa è persino superiore a quella ucraina che se fosse per i suoi sostenitori continentali, Putin sarebbe già a Kyiv da un anno. Perché Putin annaspa nel Donbass e nemmeno è riuscito a liberare il Kursk ad ottobre come aveva previsto? Perché la sua macchina bellica fa acqua da tutte le parti, più fa acqua, più la cricca del Cremlino alza il livello della minaccia, solo che poi si ritrova la crisi del rublo, l’inflazione dei generi alimentari, e adesso la cosa più preoccupante, la rivolta in Siria. Putin non può permettersi di perdere Tartus, quando non ha nemmeno preso Odessa. Poi non si sa quanto Putin capisca di equilibrio geopolitico, perché questa sua partnership con la Corea del Nord, indispone la Cina e bisognerà capire se Putin intenda sfidare con l’Europa la Cina attraverso la Corea del Nord. Il fatto che adesso abbia parlato, non di radere al suolo le città europee, ma che la Germania ha ragione di lamentarsi della mancanza del gas russo ed invitato le aziende occidentali a tornare nel suo paese, fa pensare che Putin sia pronto ad offrire la sua pace giusta a Trump. Anche perché Trump ha mandato alla Nato il generale Kellog, un veterano dei Vietnam, specializzato nella caccia ai russi nella giungla.
Pensare che l’Europa democratica del 1945 è stata costruita sulla base di un principio piuttosto semplice, l’indipendenza delle nazioni. Fu uno smacco quello di vedere che una guerra iniziata per Danzica si fosse conclusa con Danzica occupata. Per questa ragione la caduta dell’Unione sovietica è stata accolta con sollievo e speranza per la riconquistata libertà dei popoli. Non fosse che se c’è un concetto che in Russia non ha nessun valore è quello di libertà individuale e nemmeno statale. Solo la Russia è libera di fare quello che le pare. Già nel 1818 Stendhal era convinto che la Russia avrebbe avuto l’Europa nelle sue mani, “se solo avesse osato volerlo”. L’unico difensore dell’Europa era stato sconfitto e l’intero continente non avrebbe più avuto la forza di opporsi ai russi. “Solo l’America avrebbe potuto resisterle”. Stendhal, Vita di Napoleone.







