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Lo snodo cruciale della guerra già persa da Putin

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
28 Aprile 2022
in L'editoriale
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È completamente inutile inseguire le notizie che pure ci sono su una eventuale malattia di Putin. Putin è malato nel cervello, per cui non diagnosticabile. Lo dimostra la più sconclusionata e folle campagna bellica della storia dell’umanità che se non è evidente a tutti dipende solo dalla desuetudine alle situazioni militari.

È sbagliato pensare che Putin volesse fare una Blitz Krieg, come pure ancora qualcuno sostiene, perché la Blietz Krieg presuppone  un piano elaborato da una strategia militare che dispone per lo meno di un giovane Rommel. Putin pensava semplicemente che l’Ucraina si arrendesse, che i generali ucraini gli portassero la testa di Zelensky in un piatto. Che lo incoronassero loro capo supremo, Visto che invece gli rispondevano con armi pesanti, ha iniziato a bombardare tutto e tutti subendo una tale sconfitta sul campo da dover ripiegare per centinaia di chilometri. Questo il primo mese,

il secondo di guerra condotto, almeno sembrerebbe più razionale. Putin ha concentrato le sue forze nel Donbass per espugnarlo, ma in verità è altrettanto forsennato. La nuova politica militare intrapresa è quella delle cannoniere, perchè l’impiego dell’areonautica non è sicuro, per cui dalla lunga distanza si spara sul bersaglio. Il risultato lo vediamo a Mariupol, dove l’abitato civile è distrutto e la fortezza militare resiste. Mariupol è l’emblema della demenza di Putin il quale non sa quanti soldati sono stipati nelle acciaierie della cittadina, ma nemmeno conosce il raggio delle sue gallerie sotterranee. Mai avessero uno sbocco esterno all’assedio russo, gli irriducibili della Azovstal, resisteranno fino alla fine della guerra.

Secondo l’intelligence britannica, in cambio di insignificanti passi avanti sul terreno Putin avrebbe già sparato 1700 missili in due mesi, il 70 per cento del suo arsenale. E’ la ragione degli incendi che si vedono in complessi industriali russi in questi giorni, bruciano le fabbriche dei nuovi armamenti. Chi li impicca vai a saperlo. Senza poter disporre di nuove testate ed esaurite le scorte, Putin dovrà decidersi.  O punta sullo scontro all’arma bianca nelle città, dove sarà massacrato, non dispone di forze sufficienti nemmeno per attaccare Odessa, o impiega le bombe tattiche.

Le bombe tattiche  non è detto che colpiscano le armate ucraine capaci di disporre di bunker antiatomica di produzione sovietica. Bisognerebbe invece capire come i generali del Cremlino, quei pochi che gli restano, tra arresti e decimazioni sul campo, i russi uccidono vecchi e bambini, gli ucraini i loro ufficiali, prenderebbero un simile ordine che senza assicurare loro una vittoria certa, farebbe della Russia un bersaglio nucleare.

Putin non dispone di un controllo centralizzato dell’arsenale atomico e non può disporlo per legge dello Stato e non ha avuto il coraggio di provare a cambiarla. Mai desse l’ ordine dell’arma atomica è più facile che invece della fine del mondo, finirebbe lui e pure rapidamente. Per questo a Kyiv pensano ad una guerra che duri ancora un anno, dove i russi rallentano le loro azioni belliche, si interrino e poi si ritirino con la coda fra le gambe per regolare i conti interni con chi li ha precipitati in questo disastro.

Tags: guerraPutin
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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