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Magari se i russi si ritirano la pace è più facile

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
6 Giugno 2022
in L'editoriale
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In Austria, nazione che ha dato i natali ad Hitler ma anche al più grande logico del secolo scorso, quale Ludwig Wittgenstein, non si conosce nessuno che si azzarda a sostenere l’impudenza di non armare un paese aggredito. Solo in Italia, gli stessi che chiedevano agli americani di non combattere la guerra del Vietnam, ora chiedono di non armare gli ucraini. Il che mostra per lo meno una notevole coerenza di pensiero, allora russi e cinesi armavano i nord vietnamiti, gli aggressori del Vietnam del Sud di cui gli americani difendevano l’indipendenza con i loro stessi soldati. Dalla guerra del Vietnam non si è imparato niente, ovvero non solo chi fosse il vero aggressore, il piccolo stato crudele e dittatoriale di Hanoi, ma nemmeno che quando gli americani abbandonarono per motivi politici, non militari, gli americani avevano vinto in Vietnam, iniziò una epurazione di massa in cui vennero coinvolte tutte le popolazioni non comuniste tra Saigon e la Cambogia. Persino l’indomito pacifista Jean Paul Sartre davanti ai boat people, coloro costretti a fuggire dal sud est asiatico causa la repressione rossa, chiese scusa al mondo per la sua campagna ideologica. Noi ancora a distanza di quasi 50 anni perseveriamo nei medesimi errori.

Bisogna riconoscere all’Austria per lo meno lo stile tecnico burocratico che l’ha resa famosa. Secondo i consulenti del governo austriaco, i terribili bombardamenti russi hanno compromesso l’agibilità dei trasporti in modo tale da non poter inviare armi pesanti. Suona molto meglio di questi che chiedono di non mandare armi agli ucraini per non aggravare il conflitto. Il fatto poi che l’Ucraina conti 22 mila km di rete ferroviaria e che i russi ne hanno danneggiato sì e no 900, poco importa. Apprezziamo la forma educata per sottrarsi ad un impegno tanto oneroso. Oltretutto mai la Germania decidesse di riannettere Vienna, qualche arma per difendersi è meglio tenersela. Non si sa mai cosa possa capitare al mondo.

Si dovrebbe invece sapere se non capire, cosa succede. In Italia abbiamo avuto una sedicente leva di analisti militari sorta su due piedi quasi come si trattasse del ritorno dei virologi a pandemia in corso. La Russia era temibile come il covid 19. Se a questo si poteva resistere, a quella sarebbe stato penoso, la Russia è invincibile. Questi analisti ci dicevano che l’Ucraina sarebbe caduta in una settimana causa la sua inutile resistenza e che il Donbass era già russo. Ora, bontà loro, visto che invece l’Ucraina ha resistito e respinto i russi nel Donbass, ieri nel Donbass è stata annientata una intera armata russa e la controffensiva ucraina ha ripreso terreno nella cruciale, non si capisce esattamente per cosa, cittadina di Severonodovest. Sfidiamo chiunque a dirci che ne conosceva l’esistenza. E che cosa è accaduto sui nostri media della domenica? La Sette, dove Mentana conduce uno speciale sulla guerra di tipo elettorale da duecento gironi, ieri non è andato in onda. La Sette ha ricordato le imprese della rumena Comaneci, e la sera è apparso collegato chissà perché da Mosca, il bravo Giletti per farsi dire da Massimo Cacciari che solo gli stupidi vorrebbero mortificare la Russia. Ma la Russia non sta vincendo la guerra, anzi secondo gli esperti della Sette, non avrebbe già dovuto vincerla? Non sarebbero gli insulsi ucraini i mortificati? Ancora meglio rete 4 diretta da chi militava nella equilibrata e occidentale “Lotta Continua” sostenere che “i russi incontravano delle difficoltà sul terreno”. Perdono un’armata intera, altro che difficoltà. Tutti comunque erano uniti, la Rai in testa a dire pace, pace, pace, come dice il pontefice. Mica qualcuno che dica ai russi ritiratevi. Questo solo serve a fare la pace

Tags: CacciariSartre
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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