Dal segretario del partito della Socialdemocrazia italiana, Umberto Costi riceviamo e volentieri pubblichiamo
In rappresentanza della rinata “Socialdemocrazia” Italiana ho assistito ad alcuni stimolanti momenti del recente congresso del PRI, durante il quale, con Corrado De Rinaldis Saponaro, confermato Segretario Nazionale, ho scambiato brevi ma utili opinioni. Queste si sono focalizzate sull’attuale situazione politica interna e internazionale, a partire dalle negative ricadute prodottesi in Italia a causa della guerra tra la Russia e l’Ucraina, guerra che bussa con veemenza alle porte dell’Europa. Ho pure espresso l’intendimento socialdemocratico di votare “Sì” a tutte e cinque le domande referendarie. Il PRI, che da circa un secolo dà “voce” e sostanza alle idealità del repubblicanesimo italiano e risorgimentale, fin dal secondo dopoguerra fu ispirato da Ugo La Malfa, l’eminente statista che, dopo la tragedia del fascismo, insieme a Giuseppe Saragat e ad Alcide De Gasperi fu tra i massimi promotori della rinascita nazionale. Nel contesto storico del mondo diviso in due blocchi, repubblicani e socialdemocratici previdero quel che l’altra parte della sinistra non seppe o non volle o non poté vedere. Pur restando elettoralmente penalizzati, risultarono tuttavia vincenti nel sostenere con forza la pace nella sicurezza e la liberalizzazione dei commerci, e ciò in sintonia con l’Occidente democratico e con la necessità per l’Italia di aderire al Piano Marshall e al Patto Atlantico. Con altrettanta convinzione e determinazione si batterono per il Mercato Comune Europeo in vista dell’Unità Europea. È da quelle scelte, tanto avversate dal PCI, che scaturì lo sviluppo economico e sociale che fece dell’Italia la quinta potenza industriale del mondo. Per entrambi i partiti, purtroppo, il destino si rivelò “un cinico baro”, ma non lo fu sino al punto di dissolverne l’identità: ci chiamiamo, infatti, ancora Repubblicani e Socialdemocratici. E dire che nella prima Repubblica con intenti surrettiziamente riduttivi, il PRI e il PSDI venivano definiti genericamente come partiti di “democrazia laica,” quasi ad indicarli e a risolverli a livello di forze appendicolari rispetto alle grandi questioni del Paese.
Entro il 2022, i socialdemocratici celebreranno il 1° congresso del partito, dove verranno affrontati e dibattuti i gravi problemi del Paese e dell’Europa. Parleremo, tra l’altro, di una modifica in senso federale degli statuti europei, ma anche dell’importanza del voto politico del 2023 che dovrà trarre l’Italia fuori dalle secche degli equivoci parlamentari e governativi. L’accesso ai finanziamenti europei richiede infatti maggioranze di governo politicamente coese e programmaticamente convergenti, tali cioè da meritare la stima degli Italiani e così riportarli alle urne. La crisi della nostra democrazia si alimenta della disaffezione al voto da parte dei cittadini. Per riguadagnarne la fiducia occorre uscire dal vociare imbonitore di una sfibrata propaganda, priva com’è del coraggio di chiamare le cose per quello che sono. Le verità, pur se spiacevoli, proveremo responsabilmente a dirle agli Italiani senza cedere ad accattivanti indulgenze tattico-congiunturali: riteniamo, infatti, nostro dovere irrorare di nuova linfa radici antiche per far nascere più adeguati e produttivi germogli. Dentro questo quadro, guarderemo con interesse ad un incremento dei rapporti con gli amici repubblicani.
Umberto Costi segretario nazionale della Socialdemocrazia italiana








La scelta Occidentale che campeggia nel titolo è certa. Come potremo mai essere dall’altra parte? Con chi, con i cinesi? con gli Islamici? con gli Indiani? Con l’ Invasore Putin?
Bene quindi Ribadirlo come ha fatto il Segretario Umberto Costi.
Ma delle scelte occidentali sul tavolo in questo momento ce ne sono almeno 2 . Seguitare ad alimentare la guerra fino alla completa vittoria della ” Vittima” Ucraina, o cercare di arrivare il più presto possibile ad un cessate il fuoco con Putin l invasore ?