Un nuovo contributo di Mauro Cascio su Rai Cultura, in occasione della pubblicazione, per Mimesis, dell’ultimo libro a sua cura: «La filosofia contemporanea in Italia. Studi hegeliani» di Raffaele Mariano. Mariano è un allievo di Augusto Vera, colui che, parallelamente a Benedetto Croce e Giovanni Gentile, porta avanti la ricezione del pensiero hegeliano in Italia. In cosa se ne differenzia? Come il suo maestro, e contrariamente all’altra figura di riferimento, Bertrando Spaventa, non si tratta tanto di cambiare, ripensare, adattare, riformare l’idealismo, quanto, soprattutto, di studiarlo e capirlo. Mariano va in questa direzione, rilevando come la cultura filosofica del suo tempo, incastrata dalla teologia, non è riuscita ad arrivare a piena maturazione. Pasquale Galluppi, Antonio Rosmini, Vincenzo Gioberti, e Ausonio Franchi sono stati tentativi poderosi, ma falliti, di arrivare alla piena definizione dell’idea assoluta, che alla storia del pensiero si consegna con la Logica. Mariano poi polemizza che le forme più immature di teologia, che devono essere superate dalla matura riflessione filosofica e con gli esotismi e gli esoterismi orientaleggianti, più frutto della moda che del rigore teoretico dell’Occidente.
Interessante la visione dello Stato, in una vicinanza del pensiero hegeliano a quello mazziniano che su La Voce Repubblicana abbiamo spesso messo in evidenza.
Sul rapporto con Croce ci sarebbe molto da dire, e bisognerebbe tornare sulle piccate osservazioni, non sempre pertinenti del grande filosofo, soprattutto sul terreno della religione e della chiesa cattolica. «Dopo un’interruzione dei rapporti che era di fatto una dichiarata inimicizia, durata oltre un quindicennio, Croce prese l’iniziativa di scrivergli il 18 febbraio 1911, avendo letto in un libro di Mariano le pagine polemiche che lo riguardavano. Ma non era la polemica che voleva rinverdire: “non starò a difendermi”, gli scriveva rivolgendoglisi dopo tanti anni e precisando che la sua lettera non aveva ragioni scientifiche bensì personali, ed era quindi “diretta da uomo a uomo (quantunque ella creda che io mi creda un Dio o un semidio)”. E continuava dichiarando il motivo di un gesto che avrebbe certo sorpreso il suo corrispondente: “voglio dirle che il suo volume mi ha fatto rinascere ancora una volta nell’anima una grande malinconia, che provo spesso quando penso a Lei. Penso e ricordo l’amicizia che mi ha legato con Lei nei miei anni giovanili, la sua cara famiglia, la povera signora Cecilia [Cecil Pilar von Pilchau, la defunta moglie di Mariano]; penso e ricordo le ore passate in casa sua. Ed ecco la forza delle idee, la tirannia dei temperamenti ci hanno portato l’un contro l’altro; e forse ciò era inevitabile. Ma di sopra o di sotto ai contrasti pubblici, io desidero mandarle un saluto memore ed affettuoso: un saluto a Lei che ora è vecchio da parte di un antico amico che non è più giovane”. Il 4 aprile successivo, di passaggio per Firenze dopo il congresso di Bologna, Croce annota nel diario: “sono andato […] a San Domenico di Fiesole a rivedere il prof. R. Mariano». E. Cutinelli-Rendina, Benedetto Croce. Una vita per la nuova italia, Nino Aragno Editore, Torino 2022, p.512







