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Missione pizzeria a New York City

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
21 Settembre 2023
in L'editoriale
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L’epopea globalista ha avuto contraccolpi di provincialismo che davvero non si potevano immaginare. Un anno dopo aver aderito alla suntuosa via della seta cinese, altro che i viaggi di Marco Polo, al più si cantava sul balcone di casa. Adesso che è stato lanciato niente popò di meno che uno splendente “piano Mattei” stiamo a disperarci dei migranti che sbarcano a frotte a Lampedusa. Eppure vi sono Stati europei che hanno affrontato problemi migratori di dimensioni tali da far sì che interi loro territori hanno già cambiato i connotati. De Gaulle temeva che Colombey les deux Eglises, presto si sarebbe potuta chiamare Colombey les deux Mosquées, ed erano gli anni sessanta del secolo scorso.

Poi è inutile rivangare i passati coloniali dei paesi coinvolti nel fenomeno migratorio, delle misure invasive che sono state applicate in Sudafrica o in Algeria. L’Italia non ha grandi fasti coloniali, in compenso ha gasato le popolazioni indigene in Eritrea, ha costruito i primi campi di concentramento a cielo aperto in Libia, cosa che nessun paese coloniale ha mai fatto, tranne il nostro. Avevamo rapporti particolari con Gheddafi, causa il senso di colpa. Infine abbiamo il Vaticano che ogni santo giorno ci invita all’accoglienza e all’integrazione. Chissà come gli si spiegherà che intendiamo costruire dei campi di detenzione per i migranti illegali, perché, come ha spiegato il governatore Fedriga, sono tutti criminali. Eppure sono pochi i migranti che vengono in Italia per restarvi ed è solo questo che temono i nostri vicini paesi europei. Se proprio si vuole usare una qualche arma nei loro confronti, invece di aumentare i termini di detenzione nei cpr, si minacci di liberare tutti al più presto. Anche se la Francia e gli altri stati confinanti sanno respingere i flussi meglio di noi, vediamo come se la cavano con la pressione spostata su di loro. Il governo dovrebbe cambiare completamente la narrazione e dirsi pronto ad accogliere ed aiutare tutti, per quanto si fatichi. Un tono simile avrebbe ragione di suscitare davvero una qualche preoccupazione, la grande e generosa disponibilità della società italiana verso i disgraziati, sull’onda emotiva del film premiato a Venezia, Io capitano e non si parla di Salvini

Al presidente del consiglio italiano devono essere completamente saltati i nervi, altrimenti non se ne sarebbe uscita dicendo che “non permetterò che l’Italia diventi il campo profughi dell’Europa”. L’ allarmismo serve solo ad aumentare le apprensioni. Altrettanto l’onorevole Meloni avrebbe dovuto evitare di andarsene in pizzeria quando il presidente degli Stati Uniti fa un ricevimento ufficiale all’Onu. Lo stesso discorso tenuto alle Nazioni Unite dell’onorevole Meloni, “abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti”, non ha alcun significato se non quello di confidare in un soggetto sovranazionale il cui peso è sempre meno rilevante. Se l’onorevole Meloni avesse partecipato al Consiglio di sicurezza dove si sono scontrati Zelensky e Lavrov, forse se ne farebbe fatta un’idea. Anche sulla “schiavitù” il presidente del Consiglio italiana si fa delle illusioni. Quella fu sconfitta dal presidente Lincoln nel 1865, ma nel mondo ha continuato ad esistere eccome per almeno un altro secolo buono soprattutto in Africa nei paesi con cui crede di poter collaborare, vi sono forme di schiavitù o peggio ancora, come quelle recenti introdotte in Tunisia nei confronti dei neri africani. Nessun popolo ha goduto di maggiore solidarietà dell’Onu di quello palestinese. Arafat e la sua organizzazione sono dei beneficiati. Cosa pensino poi i palestinesi lo apprendiamo dal presidente della ANP, Abu Mazen, quando spiega che Hitler eliminò gli ebrei non perché antisemita, ma perché quelli sono degli usurai.

Se i leader africani si accorgessero che l’Italia e l’Europa distribuiscono milioni agli Stati capaci di fermare i migranti, inizierebbero a spararcene addosso per negoziare il prezzo e offrirsi come candidati. Per investire in Africa devi poterti fidare dei governi tuoi interlocutori, l’Italia lo chieda alla Francia che ha una qualche esperienza. Il presidente Draghi aveva firmato un bilaterale con la Francia che era utile ad affrontare anche i nostri problemi migratori, si trattava solo di seguirne alla lettera le disposizioni. Cosa ha fatto il nuovo governo italiano appena insediato? “Il piano Mattei”, la partnership con la Tunisia. E come sta andando? Che è finito con il chiedere l’aiuto delle Nazioni Unite ed a cena in pizzeria con la famigliola. Nel caso della seconda, si può dire missione compiuta.

foto CCO

Tags: Melonionu
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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