La direzione della voce augura buon natale ai lettori con quattro articoli sul denigrato giacobinismo. Questo il primo
Il più grande interprete della Rivoluzione francese fu Karl Marx che in poche righe della sua Sacra Famiglia, fa giustizia di milioni scritte inutilmente. La prima cosa da tenere a mente è che la Rivoluzione francese fu interamente circoscritta alla società borghese, anche perché altrimenti non ci sarebbe stato lui e la sua rivoluzione proletaria. La seconda è che il suo migliore interprete fu Bonaparte avendo sostituito il Terrore con la guerra ai tiranni. Chi proprio non ha mai letto queste righe di Marx deve essere stato Lenin e con lui Trotskij e Stalin. Lenin è convinto che i giacobini siano i precursori del socialismo e dedica le corazzate a Robespierre. Trotskij e Stalin si accusano entrambi di bonapartismo, senza accorgersi che è quella l’eredità rivoluzionaria in senso proprio nell’Europa occidentale. Infatti loro sono solo quella asiatica.
Non hanno letto Marx nemmeno anti marxisti e marxisti convinti come i professori della Sorbonne, Aulard e Mathieuz che pure hanno insegnato la Rivoluzione per metà del ‘900. Aulard non si accorge che la rivoluzione russa ha soppresso il parlamento e quindi la principale radice del giacobinismo. I giacobini sono un club di origine parlamentare, il club bretone che si forma all’Assemblea degli Stati Generali a Versailles. Mathieuz fantastica invece una unione del popolo delle città con quello delle campagne, che in verità non si è mai realizzata, né in Francia, né tantomeno n Russia. In Francia con i contadini c’è stata la guerra di Vandea, ed in Russia la guerra ai kulaki. La disgrazia è che in Italia Gramsci prende sul serio Mathieuz e tutti gli storici italiani, sino almeno a Sergio Luzzatto, più un genio che un luminare, hanno preso sul serio Gramsci.
Per avere un qualche colpo di scena bisogna aspettare che si svegli una celebrità accademica come Jonathan Israel. Nel 2014 con la sua Storia della Rivoluzione francese, Israel capovolge gli scenari. Robespierre, il feroce capo giacobino, l’Europa intera aveva chiamato le armate repubblicane, “quelle di Robespierre”, fosse in realtà un controrivoluzionario. Il bello è che a modo suo, Israel ha pure ragione. “La Francia andava in una direzione, Robespierre dall’altra” è affermazione di uno dei suoi biografi più preparati, Henri Guillemin. Anche Robespierre vuole fermare la Rivoluzione e per fermarla pensa di poter chiudere la stagione del Terrore. Sarà il capro espiatorio dei terroristi. Danton diceva di lui che “non sapeva cuocersi nemmeno due uova al tegamino”, e Michelet, lo definisce “un papa”, privo di potere reale, fuori dall’uso della parola. Più o meno ci azzeccavano entrambi.
Piuttosto che leggere testi inutilmente verbosi, meglio allora ricorrere ai best sellers d’epoca, il Fouché di Stefan Zweig, uno dei libri più venduti nella storia. Stalin lo teneva sul comodino e lo aveva imposto come lettura a Ezov, il capo della Nkvd. Ezov non aveva nemmeno la licenza elementare e pure si era messo a citare Saint Just ogni giorno. Zweig ritiene che fu il super terrorista Fouché ad organizzare il complotto contro Robespierre e se anche esagerasse il ruolo del futuro ministro di polizia dell’Impero, ha ragione. Non sono i sopravvissuti della gironda, che gli devono la vita, o i dantonisti, che si sono piegati, a volere la morte di Robespierre. Sono gli hebertisti, i cordiglieri traslocati alla Comune che eccitano la marmaglia ad ogni possibile eccesso. Tallien, Freron, Barras, Collot d’Herbois il loro capo ai comitati Billaud Varenne che possiede la maggioranza dei voti contro i soli tre su cui confida il povero Maxime. Imposta la festa dell’essere supremo, un fiasco clamoroso, i giacobini sono più atei che deisti, il popolo se ne frega, Robespierre cade malato e si chiude in casa nella depressione. La Rivoluzione divora i propri figli? Prima quelli si straniscono. Danton si era isolato nella sua tenuta ad Arcis sur Aube per un intero anno. I contadini lo vedevano la notte, fermo ad una finestra con la berretta in testa a guardare nel vuoto.
Morto Robespierre si farà quello che voleva Robespierre, la pace? Ovviamente no. L’idea sociale di Robespierre era appunto completamente estranea alla Francia che pure Robespierre aveva realizzato. Sognava Roma, si è trovato a Babilonia. Danton era il più vile dei traditori della Rivoluzione e solo perché si arricchiva alle spalle del popolo francese. Il nuovo governo si sarebbe arricchito proprio alla sua faccia. Barras e compagni chiusero i club e sgomberarono la Comune. Al posto riaprirono le sale da ballo. La disgrazia fu che non si poteva interrompere la guerra senza venire travolti. Barras inizierà piuttosto a trattare il ritorno del re per un titolo ducale. Il Termidoro è pur sempre una fantastica trasformazione del giacobinismo. Dall’eguaglianza si passa alla ricchezza più spropositata. Chi amava ancora l’eguaglianza, ecco la lezione di Marx, si affidava all’esercito. Cade Roma, si ripiega a Sparta.
Domaine de Vizille Museè de la Rèvolution française, Dept de l’Isère







