I paesi che hanno adottato il sistema bipolare maggioritario con successo hanno vissuto ciascuno una guerra civile nella seconda metà del Seicento, poi in quella del Settecento ed un altro in quella del secolo successivo. La guerra civile italiana si è consumata che ancora non sono passati ottant’anni. In pratica l’hanno combattuta i nostri nonni, quando buona parte della popolazione ne è ancora la figlia diretta. Non a caso con il sistema bipolare maggioritario ci siamo subito messo a dare del “fascista” o del “comunista” a persone che magari con tutti i loro limiti, sono onesti democratici. Sarebbe un po’ come se gli inglesi dessero a Johnson della testa rotonda, “roundhead”, il soprannome delle truppe di Cromwell.
Né Berlusconi, né Prodi che si sono contrastati per 15 anni erano “fascisti” o “comunisti”, come non lo sono Grillo o Renzi. Si tratta solo di valutare le capacità di governo di queste personalità e anche l’adattabilità delle loro coalizioni raccogliticce. Tale la disomogeneità degli schieramenti che Renzi e Grillo hanno voluto ciascuno per la sua parte puntare sul proprio solo partito e si capisce. Non fosse che il risultato è stato proprio la spaccatura di quello in almeno due tronconi distinti. La sola idea di rilanciare il bipolarismo nella prossima legislatura è già fallimentare in partenza, al di là delle domande che ha iniziato a porsi il direttore del Corriere della Sera, Fontana, ovvero se il centrodestra stia insieme per ragione o per convenienza. È ovvio a tutti che è solo per convenienza e che i suoi maggiorenti si detestino, esattamente come potrebbe accadere per un nuovo centrosinistra. Le schiere se non amarsi fra loro si dicono tali perché occupano la stessa parte di campo. Nel bipolarismo italiano, ognuno si colloca dove gli pare, Salvini al governo, Meloni contro. E nel presunto “campo largo” di Letta è persino peggio. C’è chi si lamenta di restare al governo quando vorrebbe stare all’opposizione. Non osiamo nemmeno pensare cosa possa accadere nella prossima legislatura.
Anche se vi sono segnali importanti è difficile che il parlamento ridotto nelle condizioni in cui è si metta a cambiare la legge elettorale per rendere esplicito il disagio politico in cui è vissuto tutti questi anni. Poi ci sono coloro che nonostante tutto sguazzano in questa condizione per non dire di chi è sinceramente convinto che bisogna far governare chi ha anche un solo voto in più. Idea giustissima, non fosse che poi non ci si riesce a farlo perché subito se ne perdono per strada cinquanta di voti, cosa avvenuta praticamente in ogni legislatura, esclusa quella del 2001. Sarebbe allora meglio attenersi ad una interpretazione corrente della Costituzione accantonando la proposta di revisionarla ulteriormente, per lo meno fino a quando non vi saranno le capacità adeguate. E anche questo è da considerare una decadenza di elaborazione politico istituzionale da parte dei soggetti in campo. Scorrete gli studi sul dibattito all’Assemblea costituente e ci se ne accorge subito. Infine vi è la questione dirimente, la capacità del governo, che è stata a dir poco deludente con il maggioritario ancora peggio che con il proporzionale. Il ricorso ai tecnici non è un destino cinico e baro e nemmeno un complotto ordito dalla grande finanza, come si ama dire nei talk show di bassa lega, quelli che vanno per la maggiore. I governi tecnici vengono costituiti perché persino la classe politica ad un dato momento si rende conto della sua insufficienza e non è nemmeno detto che il governo tecnico, o il presidente del consiglio tecnico, si mostri all’altezza della situazione, anzi. Per questo a contrario di chi lo sostiene a cuor leggero, sbarazzarsi di Draghi che ha dimostrato una visione rara delle questioni del paese e gode di un prestigio internazionale eccezionale, aumenterebbe i problemi invece di aiutare a risolverli. Tremano i polsi pensando all’idea che domani si potrebbe eleggere un presidente del Consiglio privo delle sue qualità. Dispiace infine che l’onorevole Meloni già sia stata definita “un’assassina”. L’onorevole Meloni è una bravissima madre di famiglia, appunto. In simili frangenti alla guida del paese serve una qualche riconosciuta caratura superiore alla media e bisogna attrezzarsi per garantirla








Con Riccardo Bruno sono sempre d’accordo.