Ho letto con grande interesse l’analisi di Sauro Mattarelli, pubblicata oggi sulla newsletter Articolo 21, che condivide il pensiero di Andrea Manzella sulla necessità di una “rinascita istituzionale” europea. Sono convinto che l’Italia, radicata nella sua storia come precorritrice della politica intesa come impegno civico e istituzionale, possa e debba giocare un ruolo di primo piano in questo processo.
Come Repubblicano e militante del PRI, vedo in questa fase storica non solo una crisi, ma un passaggio obbligato che ci impone di essere lucidi e responsabili, abbandonando facili nostalgie e polemiche sterili. È vero, come sottolinea Anna Stomeo su Il Senso della Repubblica, che ci troviamo davanti a un cambiamento profondo che mette in discussione i meccanismi stessi della democrazia liberale occidentale. Ma è proprio in momenti come questi che la politica istituzionale deve dimostrare la sua forza e la sua capacità di guidare.
In questo senso, trovo particolarmente calzante la riflessione di Ugo La Malfa, uno dei più grandi protagonisti della storia repubblicana italiana, che nel 1974 affermava:
“Se capeggiassi un movimento di rivolta al sistema, avrei tre-quattro milioni di voti. Non li potrò mai avere questi voti. Sono un uomo del sistema, della democrazia così come è nata dopo la Liberazione, mi muovo nel quadro dei partiti. L’ansia antipartitica che sta investendo il Paese non può essere accarezzata. Il compito nostro, di noi politici è di incanalarla, non di servirla o essere asserviti ad essa.”
Questa consapevolezza è quanto mai attuale: non possiamo cedere alla tentazione di facili populismi o di rigurgiti autoritari, ma dobbiamo costruire un campo largo di forze responsabili, in Europa come in Italia, che al momento resta l’unica opzione, per quanto difficile, per battere la destra.
Va però sottolineata una differenza importante tra il contesto europeo e quello italiano. A livello europeo, il campo largo responsabile include anche il Partito Popolare Europeo (PPE), che rappresenta una componente significativa delle forze moderate e di governo. In Italia, invece, molte delle forze che si riconoscono formalmente nel PPE sono alleate della destra populista, nazionalista e sovranista.
Per questo in Italia serve in primis battere la destra. E in questo il “campo largo” al momento resta l’unica opzione, per quanto difficile, per riportare il senso delle istituzioni repubblicane e scongiurare derive inquietanti i cui segnali sono presenti nel Paese, in Europa e oltreoceano.
Come ammoniva il Visconte Alexis de Tocqueville: “Quando il cittadino è passivo è la democrazia che s’ammala.” E noi repubblicani non possiamo restare passivi.
Per questo vedo con favore il dibattito che si sta aprendo nel PRI: e in questo dibattito, trovo sia positivo il clima di confronto che punta a una visione convergente con il mondo riformista più ampio, pur nel pieno rispetto della nostra specifica identità repubblicana.
È una sfida impegnativa, ma necessaria, perché solo unendo le forze responsabili e riformiste potremo affrontare efficacemente le grandi questioni nazionali ed europee che ci attendono.
Il nostro impegno repubblicano deve partire da qui: dalla valorizzazione della nostra storia e della nostra identità politica, ma con uno sguardo aperto e concreto verso le sfide del presente e del futuro. Come ricordava La Malfa, il cambiamento non si fa negando il sistema, ma migliorandolo dall’interno, con coraggio e determinazione.
È questo il messaggio che, oggi più che mai, sento di voler condividere con i lettori de La Voce Repubblicana, nella speranza che la nostra comunità politica sappia farsi portavoce di una nuova stagione di responsabilità e di speranza, costruendo ponti e alleanze solide per un’Italia e un’Europa più giuste e coese. In definitiva, più responsabilmente repubblicane.
Museo del risorgimento mazzinianoGenova






