Non c’era bisogno di aspettare l’articolo di Andrea Malaguti su La Stampa del 15 dicembre scorso per capire quanto sia cruciale la sanità pubblica in Italia. Certo, il caso di Giada, la bambina ricoverata alle Molinette di Torino, ha scosso l’opinione pubblica, mettendo sotto i riflettori una realtà che da tempo ribolle sotto la superficie: il progressivo arretramento del sistema sanitario pubblico.
La Costituzione italiana, all’articolo 32, sancisce che la salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività. Eppure, negli ultimi anni, si è assistito a un preoccupante arretramento: da un lato una sanità pubblica sempre più squalificata e sovraccarica, dall’altro una sanità privata sempre più efficiente, ma accessibile solo a chi può permetterselo. Questo rischia di creare un sistema a “doppia velocità”, con una sanità di serie A per i ricchi e una di serie B per i poveri.
Il caso di Giada ha mostrato, invece, cosa significa avere una sanità pubblica forte e accessibile a tutti. Grazie alla competenza e alle risorse di un ospedale pubblico come quello di Torino, si è riusciti a offrire a questa bambina un’assistenza che non dovrebbe mai essere un privilegio, ma un diritto universale.
Questa è la direzione che il PRI intende perseguire con determinazione e coerenza. La difesa e il rafforzamento della sanità pubblica saranno un impegno specifico, portato avanti dai repubblicani a ogni livello, dalle amministrazioni locali fino alle più alte istituzioni nazionali. Non possiamo accettare l’idea di un’Italia a due velocità, dove la salute dipende dal reddito o dalla residenza. La sanità pubblica deve essere il pilastro portante di un sistema equo e giusto, e il PRI si impegna a battersi perché questo pilastro venga rafforzato, non indebolito.
Ma la responsabilità principale ricade sul Governo, che non può più limitarsi a dichiarazioni di principio. Servono atti concreti, a partire dall’aumento delle risorse finanziarie per il Servizio Sanitario Nazionale. Non servono opere faraoniche o ipotesi fantasiose come quella sullo Stretto di Messina, che rischiano di distogliere risorse preziose da ciò che davvero conta: la salute dei cittadini. È necessario recuperare i fondi dove ci sono, tagliando sprechi e privilegi inutili, e reindirizzarli verso la sanità pubblica, che è il vero motore di una società giusta e solidale.
Il caso di Giada non deve essere solo una storia che commuove, ma una lezione che spinge ad agire. Non bastano le parole di circostanza o le promesse vuote. Servono investimenti concreti, assunzioni di personale, modernizzazione delle strutture e una visione strategica a lungo termine. Il governo ha il dovere di garantire a ogni cittadino, senza distinzioni, l’accesso a cure di qualità. Ma questo impegno non può essere lasciato solo alla retorica istituzionale: il Partito Repubblicano Italiano farà la sua parte, chiedendo che la sanità pubblica torni a essere una priorità nell’agenda politica del Paese.
Il caso di Giada non deve restare un’eccezione, ma diventare la regola per tutti gli ospedali italiani. Ogni cittadino, in qualunque parte d’Italia, deve poter contare su un’assistenza sanitaria pubblica efficiente, tempestiva e di qualità. Non possiamo accettare che storie di speranza come quella di Giada siano rare e straordinarie: devono diventare la normalità.
Perché la sanità pubblica non è solo una scelta di civiltà, ma è la vera e unica sanità Repubblicana. E il PRI sarà sempre in prima linea per difenderla.







la sanita’ deve garantire lo stesso livello di cura a tutti i cittadini.
Non esistono opinioni.