L’intervento del Presidente ABI, Antonio Patuelli, pubblicato su Repubblica il 3 agosto, rappresenta una riflessione lucida e necessaria sul delicato equilibrio del sistema economico e monetario internazionale. Dazi, conflitti valutari, criptovalute e politiche monetarie aggressive: tutto concorre a ridefinire lo spazio della sovranità degli Stati. In questo contesto, è quanto mai urgente riaffermare alcuni principi cardine della nostra cultura repubblicana, che non separa mai l’economia dalla legalità, la moneta dalla responsabilità, l’innovazione dalla giustizia sociale.
La moneta, come ricordano le nostre istituzioni e come sottolinea giustamente Patuelli, è uno strumento pubblico. Deve servire a garantire stabilità, fiducia e inclusione, non essere lasciata alla mercé delle speculazioni digitali o delle mode tecnologiche. Il progetto dell’euro digitale e lo sviluppo di circuiti di pagamento interni all’Unione rappresentano una risposta positiva e strutturale a questo scenario: l’innovazione può e deve restare nelle mani delle istituzioni democratiche.
Come repubblicani, non possiamo che leggere questa sfida all’interno di una battaglia storica: quella per uno Stato forte, sobrio, efficiente e capace di governare i processi economici in nome dell’interesse generale. È la lezione di Ugo La Malfa, che ammoniva: «non si può avere un welfare da Svezia con un’economia da Terzo Mondo». Questa frase è ancora oggi di straordinaria attualità. Difendere la sovranità monetaria europea e garantire il rispetto delle regole, come l’art. 1277 del Codice civile, significa anche proteggere la sostenibilità del nostro welfare, legandolo alla reale ricchezza del Paese e non a promesse irrealizzabili o illusioni digitali.
La battaglia per la legalità, in campo monetario come in quello fiscale e sociale, non è un feticcio giuridico: è lo strumento fondamentale per assicurare equità tra i cittadini, trasparenza nei mercati e giustizia nella distribuzione delle risorse. È una battaglia che il Partito Repubblicano Italiano ha sempre condotto, consapevole che senza regole certe non c’è economia di mercato, ma arbitrio e rendita.
In un tempo in cui si moltiplicano strumenti di pagamento opachi e valute parallele non riconosciute dalle istituzioni, riaffermare il primato della moneta legale come espressione della sovranità popolare e della responsabilità democratica è un atto politico necessario.
Spetta all’Europa e all’Italia non rinunciare a questo presidio fondamentale di civiltà economica. Ma soprattutto, è compito diretto e inderogabile del governo italiano assumersi pienamente la responsabilità di difendere la legalità monetaria come bene comune. Ogni ambiguità su questo fronte, sia nella gestione del debito, sia nell’apertura a strumenti alternativi privi di garanzie istituzionali, mina la fiducia dei cittadini, l’integrità del sistema economico e la tenuta del nostro patto repubblicano.
È ora che l’esecutivo operi con chiarezza, rigore e visione, riaffermando in ogni sede, europea e nazionale, che la moneta è e deve restare un’istituzione pubblica, al servizio dell’interesse generale e non delle rendite o delle illusioni.
licenza pixabay







