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Timido risveglio di primavera

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
27 Marzo 2026
in L'editoriale
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L’Alto Rappresentante della Commissione europea, Kaja Kallas, ha sposato la linea del Finantial Times, per il quale la Russia sostiene l’Iran. Kallas ha detto che i russi aiuterebbero addirittura gli iraniani ad uccidere gli americani, consegnando loro informazioni di intelligence e droni. Poi ha aggiunto che la guerra in Ucraina e quella in Iran, sarebbero interconnesse. In altre parole la signora Kallas ha detto quello che la voce repubblicana sostiene dal 7 ottobre del 2024, ovvero che l’attacco di Hamas ad Israele era un diversivo iraniano utile al regime di Putin già in difficoltà.

Per l’Europa invece è stato difficile, se non impossibile, comprendere una strategia bellica dopo ottant’anni di pace continentale. In effeti una durata mai vista nel vecchio continente, tale per la quale anche gli specialisti finiscono con l’esserne abbagliati. Eppure, il Cremlino ha sempre sostenuto che l’America usava l’Ucraina come il grimaldello utile a sfasciare la federazione russa. Se questa accusa fosse stata vera, era diretta al partito repubblicano, non a quello democratico,, dal momento che era stato il senatore McCain a fomentare direttamente l’indipendenza di Kyiv e la prima amministrazione Trump ad armarla. Obama alla Russia aveva regalato la Crimea.

L’America non ha mai armato più nessun paese direttamente dal tempo dell’invasione russa in Afghanistan, il secolo scorso. La ragione è che quando lo ha fatto, anche nella guerra fra Iran ed Iraq, si è poi ritrovata a combattere contro le proprie stesse armi. Il quantitativo di armi americane date all’Ucraina finora è fuori da ogni standard strategico militare. Mai l’Ucraina domani dovesse tornare un partner russo, come è stata per almeno tre secoli, gli americani avrebbero creato un mostro minaccioso posto ai piedi dell’Europa. Questo è un problema che riguarda non solo l’amministrazione Trump, ma l’intero sistema di difesa statunitense che dall’inizio del 2025, ha cambiato la strategia di approccio al sostegno all’Ucraina. Non che, come pure si è letto su tutti i quotidiani europei, italiani in testa, le si sarebbe voltato contro.

La caduta del regime siriano, l’annientamento di Hamas, l’eliminazione di Maduro, e ora la guerra in Libano ed ai pasdaran, sono il quadro di pressione sulla Russia che Zelensky chiede si compia. E lo fanno Israele ed America, l’Europa guarda e critica. Senza contare che nell’arco di questi quattro mesi l’efficienza delle forze di difesa ucraina hanno superato ogni standard. I russi sono arrivati a perdere duemila uomini al giorno sul fronte e a subire continui attentati sul loro territorio. Potrebbe arrivare prima il crack della Russia che quello dell’Ucraina. Motivo per il quale i russi sono costretti ad aiutare l’Iran, senza bisogno appunto che lo riveli la stampa britannica. Il problema vero è se i russi siano poi in grado di darlo questo aiuto, dal momento che i droni sono stati gli iraniani a rifornirli. Sul fronte dell’aggiornamento bellico, gli iraniani erano davanti ai russi. Mosca dispone di un arsenale infinito del secolo scorso. Oggi con le strutture industriali iraniane ko, potrebbe anche darsi che i russi abbiano iniziato una produzione di droni tale da poter aiutare i loro alleati ayatollah. Solo che questo aiuto andrebbe a detrimento della guerra all’Ucraina che ha bisogno di maggiori risorse. La coperta sembra piuttosto corta.

Nell’Unione europea si inizia forse timidamente a comprendere che se l’America entra in guerra con l’Iran. non è qualcosa che avviene per un colpo di testa del presidente in carica. C’è una elaborazione precedente che comporta una simile decisione. A conti fatti, questa potrebbe risalire al 1978, cioè a quando gli Usa persero il loro principale alleato nella Regione, che aveva concesso le basi che i paesi Nato negarono ed il petrolio gratuito in tempo di austerity, per difendere Israele nella guerra del Kippur. Togli di mezzo gli ayatollah e vedi come si abbassa il prezzo dell’energia. In fondo l’unica cosa di cui fino a questo momento sembrano preoccupati davvero i cittadini europei. Amiamo il benessere. L’America ha in effetti un grande torto, ci ha parecchio viziati.

pubblico dominio

Tags: IranKallas
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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