L’Inghilterra come la Francia è condizionata da una popolazione islamica piuttosto turbolenta allocata nelle sue città. La manifestazione pro pal che si succedono a Londra da due anni, hanno abbondantemente scocciato il governo di Sua Maestà. Più prudentemente di Macron, che è disperato, Starmer, si è detto disponibile al riconoscimento dello Stato di Palestina a determinate condizioni. Queste potrebbero essere ritenute soddisfatte in un secondo tempo e la cosa finire in burletta. Non che a Downing Street si aspettino gran che da parte degli arabi nel Regno. Male che vada, con un riconoscimento della Palestina, Londra potrebbe alleggerirsi di qualche migliaio di rifugiati, i più esagitati. Difficile parta la famiglia Arafat che possiede un paio di palazzi nella City e fa shopping a Piccadilly.
Davvero fosse riconosciuto lo Stato palestinese il primo atto comporterebbe un rientro dei rifugiati sparsi per il mondo. Ai due milioni e mezzo di Gaza, l’unica popolazione capace di aumentare durante un genocidio in atto, e ai nove della Cisgiordania, si sommerebbero i sette milioni circa situati fra Giordania, Libano e Siria, dove si è smesso di contarli. Ovviamente ci sono anche centinaia di migliaia di rifugiati in occidente ed in breve lo Stato palestinese si troverebbe sopraffollato. Con più di 16 milioni di abitanti sarebbe privo di un territorio sufficiente. Il consiglio migliore per la popolazione ebraica è fare i bagagli. Non vale la pena continuare a lottare per quattro pietre. Hitler nel Mein Kampf voleva trasferire gli ebrei tedeschi in Madagascar, 280 mila chilometri quadrati contro i 25 mila di Israele. In confronto agli europei di oggi che aggrediscono chi indossa la kippah negli autogrill, era quasi generoso. Ancora nel 1939, il trasferimento in Madagascar era il piano del Reichfuhrer SS Heydrich. Una soluzione da rivalutare, perché anche se la popolazione del Madagascar contra trenta milioni di abitanti, resta una delle più pacifiche e docili al mondo che potrebbe vedere negli ebrei un notevole vantaggio. Ovunque gli ebrei siano andati dai tempi del Faraone a quelli di Casimiro il Grande, sono prosperati e con loro l’intera area in cui si stanziavano. Il Madagascar è enorme e dispone di risorse naturali, le piantagioni di riso, un sistema idrico, che la Palestina si sognava e con lo Stato arabo, al posto di quello ebraico, continuerà a sognarsi. Escluso Arafat, i leader palestinesi i soldi li spendono in tunnel ed armi.
Anche inglobando tutta Israele, il nuovo Stato palestinese resterebbe troppo povero di territorio. Dovrebbe rivolgersi per lo meno alla Giordania e alla Siria, sotto gli ottomani, Siria e Palestina erano lo stesso. Il Gran sultano non riconosceva la colonizzazione romana. C’è dunque un piccolo problema diplomatico irrisolto, quale quello dei confini. Dal fiume al mare, è concetto chiarissimo, solo che essendo il fiume, il Giordano, fra due mari, Mediterraneo e Mar Rosso, occorre considerarli entrambi, anche solo per prestigio. Un riconoscimento della Palestina con Hamas che ancora combatte, sarebbe il trionfo dell’integralismo e Gerusalemme, miserella, nemmeno viene citata nel Corano, e chissà mai se davvero vi è asceso al cielo Maometto. Serve una capitale degna di un grande califfato arabo, Damasco. Perché non ci sarà mai uno Stato palestinese con Hamas, ma un califfato. Con gli ebrei farebbero bene a fuggire anche gli hashmiti, i drusi, i curdi i yazidi, per sicurezza. Alcune di queste popolazioni di minoranza i genocidi li hanno subiti davvero, anche settanta nella loro storia ed è un miracolo siano sopravvissute.
I disastri combinati da Inglesi e francesi in medio oriente sono stati tali e tanti che non ci sarebbe da stupirsi ne preparassero altri e pure maggiori. Questo dello Stato palestinese sembra il loro capolavoro. Fortuna vuole che davvero Francia ed Inghilterra nella Regione non contino più un bel niente e che i regimi arabi, Egitto in testa, Gaza è stata egiziana dal tempo di Cleopatra, sono terrorizzati dalla prospettiva di cosa potrebbero combinare. Faranno tutto il possibile per scongiurarla, incoraggiando l’America a non mollare Netanyahu. Il lavoro sporco, semmai, Bibi, lo fa per loro, non per gli europei che ancora sono antisemiti.
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