L’analisi di Tommaso Monacelli, ordinario a la Bocconi, su lavoce.info del 29 luglio, offre uno spunto fondamentale per riflettere sulla direzione economica e politica dell’Europa e, in particolare, dell’Italia. Monacelli evidenzia come la risposta europea ai dazi imposti dagli Stati Uniti sia spesso miope e priva di una strategia industriale coerente.
Questa riflessione ci invita a riscoprire l’eredità politica ed economica di Ugo La Malfa, il quale ha sempre sostenuto l’importanza di un mercato aperto, di regole chiare e di una politica industriale attiva per garantire la crescita e la competitività del nostro Paese.
La tentazione protezionista è un errore strategico. Infatti, l’amministrazione Trump ha presentato i dazi come una vittoria per l’economia americana, un modo per “riequilibrare” la bilancia commerciale. Tuttavia, come sottolinea Monacelli, i principali a pagare questi dazi sono le aziende e i consumatori americani.
Imporre un dazio del 15% sulle importazioni dall’Unione Europea significa aumentare il prezzo di quei prodotti per chi li acquista negli Stati Uniti. In pratica, è una tassa aggiuntiva a carico dei consumatori americani e delle imprese americane che importano. Quando due economie complesse e interdipendenti come gli Stati Uniti e l’Europa alzano barriere commerciali reciproche, non ci sono vincitori, ma solo perdenti.
Se inseguire Biden sul terreno dei dazi significava giocare con regole che altri scrivevano, farlo oggi su quello di Trump significa piegare pericolosamente le economie europee alle esigenze di Washington. Il vero nodo politico è che l’Europa non può vincere una partita che non ha scelto e non controlla. Serve, invece, rilanciare una politica industriale autonoma, intelligente, fondata su investimenti, ricerca e standard sociali e ambientali elevati.
A pesare purtroppo concorre anche l’assenza di una politica industriale europea. Non a caso il prof. Monacelli evidenzia anche l’assenza di una vera politica industriale comune in Europa. Mentre gli Stati Uniti utilizzano i dazi come parte di una strategia integrata che include sussidi, reshoring e innovazione, l’Europa appare ancora divisa e incapace di utilizzare in modo coordinato gli strumenti di supporto al sistema produttivo.
Questa mancanza di coesione e visione strategica limita la capacità dell’Europa di rispondere efficacemente alle sfide globali.
In questo contesto, è utile riflettere sull’eredità di Ugo La Malfa, non solo leader storico del PRI ma soprattutto figura centrale della politica economica italiana del dopoguerra.
Nella visione di La Malfa c’erano due punti focali senza i quali non era garantito uno sviluppo armonico: l’apertura e la competitività. Infatti, non a caso La Malfa ha sempre sostenuto, spesso in splendido isolamento, l’importanza di un mercato aperto, di regole chiare e di una politica industriale attiva.
La sua visione era quella di un’Italia integrata in un’Europa unita e competitiva, capace di affrontare le sfide globali attraverso l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo. La Malfa riteneva che solo attraverso una politica economica coerente e orientata al futuro l’Italia potesse garantire crescita e benessere per i suoi cittadini.
La nostra impostazione in politica economica è figlia di quella prospettiva lamalfiana e per questo da Repubblicani, crediamo nel mercato regolato, nella competizione leale, nell’apertura con responsabilità.
E in questo senso il protezionismo diviene un’arma a doppio taglio che spesso protegge l’inefficienza e maschera la mancanza di visione. I dazi sono l’illusione muscolare di chi ha finito le idee. L’Europa deve scegliere la strada più difficile: quella del coraggio e della coerenza.
Purtroppo, l’attuale governo italiano sembra lontano da questa visione e i limiti del Governo Meloni appaiono sempre più evidenti.
Così, mentre l’Europa si trova a fronteggiare sfide globali sempre più complesse, l’Italia appare priva di una strategia industriale chiara e coerente. Il governo Meloni sembra oscillare tra posizioni sovraniste e una mancanza di iniziativa concreta, senza riuscire a proporre un progetto di rilancio economico basato su investimenti, innovazione e apertura.
Questa mancanza di visione rischia di isolare ulteriormente l’Italia e di compromettere le sue prospettive di crescita e sviluppo.
La sfida che l’Italia e l’Europa devono affrontare è quella di costruire una politica economica che sappia coniugare apertura, competitività e coesione. Solo attraverso una strategia industriale chiara e condivisa, che valorizzi le nostre eccellenze e promuova l’innovazione, possiamo sperare di affrontare le sfide globali e garantire un futuro prospero per i nostri cittadini.
In questo percorso, l’eredità di Ugo La Malfa può offrire spunti preziosi per una politica economica orientata al futuro e capace di rispondere alle sfide del mondo che cambia.
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