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L’uomo del giorno dopo

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
13 Novembre 2024
in L'editoriale
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Silvio Berlusconi divenuto capo di un governo in cui il più europeista era Umberto Bossi, pensò bene di proporre come commissari a Bruxelles due personalità estranee alla sua maggioranza quali Mario Monti e Emma Bonino. Davanti a tali nomi, il preside della Bocconi, una campionessa dei diritti civili, la Commissione non stette a preoccuparsi delle posizioni remote o presenti del governo italiano, ringraziò e passò subito all’incasso. Quali che poi fossero le interazioni fra i commissari italiani ed il governo che li aveva nominati, queste erano questioni di secondo piano. L’autorevolezza dei commissari e la loro autonomia era garantita dal loro prestigio. In tal modo lo stesso governo Berlusconi, era il primo di breve durata, acquisì per lo meno un merito, anche perché i commissari sarebbero stati un’eredità felice per gli esecutivi successivi.

L’onorevole Meloni ha seguito una strada completamente opposta. Ha indicato un esponente del suo partito, fino a ieri membro del suo governo e che nella sua qualità di parlamentare europeo nel 2020 si astenne persino sul next generation. Qui bisogna riconoscere all’onorevole Fitto di aver dato il meglio di tutta la sua attività politica. In audizione con gli europarlamentari ha puntualizzato che quel voto era “di attesa”, che domani diverrebbe sicuramente positivo. Mica che ha semplicemente sbagliato. Se non sarà commissario, sarà ricordato come l’ uomo del giorno dopo. Per il resto non si comprende esattamente quali meriti possa vantare agli occhi dei parlamentari che dovrebbero votarlo, tanto che al momento gli unici che si sono pronunciati con entusiasmo in suo favore sono i neonazisti tedeschi della Adf, probabilmente a mo’ di provocazione. Fitto ha un lontano passato democristiano, ma il fatto che attraverso Forza Italia sia transitato a Fratelli d’Italia, non dovrebbe assicurargli particolare benevolenza a meno che non si creda che sia destinato a cambiare partito una terza volta. Tanto che nella sua audizione Fitto ha assicurato di non voler rappresentare questo suo nuovo partito e tantomeno il suo Stato di appartenenza.

Una tale dichiarazione di neutralità mai si era ascoltata da parte di un possibile commissario. Verrebbe da chiedersi se poi all’Italia convenga ritrovarsi Fitto in quella posizione dal momento che si è dichiarato estraneo nei confronti del governo che lo ha proposto e di cui pure era ministro e, benissimo, questo probabilmente lo avvantaggia. Invece, dirsi anche estraneo allo Stato di appartenenza, è troppo. Per carità l’entusiasmo europeista di Fitto è encomiabile e commovente, solo che a questo punto tanto varrebbe nominare un altro commissario, spagnolo, o lituano. Sono gli Stati membri a comporre la Commissione. L’Europa nazione ancora non esiste.

Nelle due ore di interlocuzione, un record europeo, Fitto ha detto anche e con grande convinzione che l’aggressione all’Ucraina è tale da richiedere una risposta più forte di quella che finora l’Unione europea ha dato e questo gli fa onore. Non è come il generale Vannacci che vuole riallacciare le forniture di gas con la Russia sulla pelle degli ucraini. A maggior ragione servirebbe esprimere questa sua determinazione all’interno del governo italiano, dal momento che questo non vuole che si colpisca il territorio russo. Da che non si capisce come l’Ucraina stia ancora in piedi con simili sostenitori che non si accorgono nemmeno da dove viene bombardata ogni giorno il territorio di una disgraziata nazione con la colpa di trovarsi al confine della Russia.

La linea politica della Commissione europea è tutto sommato a riguardo abbastanza definita, senza bisogno delle esortazioni di Fitto. Quello che servirebbe, semmai è un commissario italiano in grado di riportare questa linea ad un governo che invece continua a fare il pesce in barile su tutto e pure si vanta di essere al di sopra di ogni giudizio. Il commissario utile alla Commissione è quello che proviene da un partito e da uno Stato che condivida, promuova e ne persegua gli stessi obiettivi di Bruxelles. Con tutto il garbo possibile, l’onorevole Fitto appare semplicemente un cittadino al di sotto di qualsiasi sospetto.

ministero per gli Affari europei

Tags: BruxellesFitto
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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