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Un governo al di sotto di ogni sospetto

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
8 Giugno 2024
in L'editoriale
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Media e commentatori politici hanno concentrato la loro attenzione sulle battute antisemite di un collaboratore di un ministro della Repubblica nelle conversazioni con un pregiudicato. Per quanto possa suscitare scalpore che ci possano essere degli antisemiti all’interno del governo di una repubblica democratica che non fa distinzioni di genere per dettato costituzionale, il partito di maggioranza relativa presenta il simbolo del movimento sociale italiano. Il vecchio Msi non aveva sottoscritto la Costituzione del 1948 e rivendicava la sua origine politica ideale nella Repubblica di Salò. Se all’interno del fascismo storico si può distinguere un decennio in cui gli ebrei erano considerati cittadini come tutti gli altri, la Repubblica sociale non consente distinzione alcuna. Razzismo e persecuzione sono tratti caratteristici di quel regime posticcio, interamente sottoposto all’autorità tedesca nel Nord Italia. Per cui c’è da stupirsi,, semmai, che fra gli iscritti o i simpatizzanti di quel partito, ci sia chi non abbia nei confronti dei semiti, un qualche sentimento di disprezzo. L’antisemitismo nei missini dovrebbe essere all’ordine del giorno perché chiunque abbia simpatie per il popolo ebraico o per lo meno sia contrario ad ogni discriminazione etnica, certo non finiva con il militare nel movimento sociale e tantomeno ha voglia di rivendicarne l’eredità, le croci celtiche, i Tolkien, gli Atreju, gli Evola e quant’altro.

Quanto poi alla diffusione dell’antisemitismo in generale, non c’è bisogno di essere stati iscritti o simpatizzanti del movimento sociale. Vero che un ministro di questo governo ha bollato l’antisemitismo come una forma di cretineria, ma la componente culturale dell’antisemitismo in Europa è molto profonda sia nel campo religioso che in quello storico. La Santa inquisizione in Spagna, come Lutero in Germania lo professavano virilmente e a metà dell’800 ne abbiamo la versione scientifica con Gobineau, anche collaboratore di un altro ministro, Alexis de Tocqueville, un po’ più autorevole di Lollobrigida. La Francia, la prima nazione europea a rompere le barriere fra ebrei e cristiani, pone una radice laica nell’antisemitismo che si affermerà prima ancora che in Germania, con Charles Maurras. Può dunque darsi benissimo che il collaboratore del ministro intercettato sia un cretino. Difficile pensare che lo fossero altrettanto Loyola, Lutero, Gobineau e Maurras. In ogni caso la Costituzione repubblicana non vieta a nessuno di provare sentimenti antisemiti e tanto meno di esprimere forme d’odio in conversazioni private. Per cui a meno che il ministero interessato non abbia commesso degli atti discriminatori nei confronti di qualcuno, le polemiche di queste giorni sono destinate a passare in cavalleria.

Tutto questo interesse per quello che si è detto o si è scritto, ha distolto dall’aspetto veramente scabroso della questione, che non concerne il libero pensiero, ma le relazioni tra un uomo delle istituzioni repubblicane ed un pregiudicato, quale il Piscitelli, noto al grande pubblico come Diabolik. In particolare, le accuse e le condanne nei confronti di Piscitelli riguardano il traffico di stupefacenti, lo spaccio e le frequentazioni mafiose, tanto è vero che è tornato fuori il nome di Massimo Carminati. Al che, uno potrebbe anche dire, in fondo si tratta solo di un portavoce del ministro che pure non è un autista. Disgraziatamente il ministro è cognato del presidente del consiglio, marito della segretaria nazionale di Fratelli d’Italia, un congiunto piuttosto stretto delle sorelle Meloni. Il presidente del Consiglio ha spiegato più volte di essere entrata nella vita politica per lottare contro la mafia e come sappiamo il giudice Borsellino aveva simpatie fasciste, il fascismo combatté con determinazione la mafia. Per questo non si capisce come sia possibile che il presidente del Consiglio che ricorda Borsellino, che si reca a Caivano, che vuole combattere la mafia a passo di carica, ci aveva un confidente di un mafioso alla porta di casa e del suo stesso governo. In questa maniera il governo è diventato al di sotto di ogni sospetto.

Galleria della presidenza del Consiglio dei ministri.

Tags: mafiaPiscitelli
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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